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Quanta storia dietro una collezione

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Claudio Rinaldi

C'erano una volta le figurine dei calciatori. Che ci sono ancora, per carità: ma hanno un po' perso il fascino di una volta, con le trattative infinite per uno scambio, le mille e una sfida a soffietto e altri indimenticabili giochi nei bagni delle scuole. Ma il collezionismo è vivo e vegeto. E ha mille facce. I «classici» sono – da sempre – francobolli e monete. Ma le varianti sono infinite. Un esempio? La collezione di duemila kit da cucito degli alberghi che in una ventina d'anni ha messo insieme un parmigiano (che per un vezzo preferisce l'anonimato). Come? Spargendo la voce tra gli amici. E soprattutto dando istruzioni ben precise: «Primo, cercare bene anche nei cassetti: a volte il kit non è in vista. E se proprio non c'è, chiederlo alla reception. Guai a dire “mi si è staccato un bottone”, perché ci si può sentire rispondere “porti qui la camicia, ci pensiamo noi”». Piccoli trucchi di un grande collezionista.

 Verso il secolo Il collezionismo a Parma vive una seconda giovinezza grazie a una ventata di novità al Circolo filatelico, numismatico e del collezionismo, che viaggia verso il traguardo del secolo (nel 2010). Il nuovo presidente, eletto la scorsa primavera, è Paolo Gandolfi, una vita a scuola come docente di educazione fisica (36 anni, 29 dei quali al liceo Marconi), oggi collezionista di cartoline di ciclismo tra i più importanti in Europa (44.258 cartoline, 100mila contando anche quelle degli altri sport) e presidente anche dell'Acci, associazione di collezionisti di materiale di ciclismo. La prima novità voluta da Gandolfi debutterà domenica prossima. Una volta al mese (la seconda domenica), il circolo «aprirà» alla città (dalle 8,30 alle 11) e offrirà consulenze gratuite. Per chi ha trovato in casa i vecchi francobolli del nonno e pensa di avere un tesoro (e magari non valgono nulla), o per chi ha visto in solaio qualche cimelio vecchio e impolverato e non sa che è di grande valore. «E' importante avere un giudizio qualificato e disinteressato – dice Gandolfi –. E noi siamo in grado di darlo, praticamente su qualsiasi oggetto».

Non è questione di soldi Il vero collezionismo non si misura in euro. Nei mercatini «giusti», ci sono più scambi che compravendite. Almeno per quanto riguarda il collezionismo puro, che costa poco e diverte molto. E che è molto diverso da quello commerciale (ovvio: chi ha un'attività compra e rivende per guadagnarci) o da quello per investimento (le monete d'oro, per esempio).

Cartoline da Parma Le cartoline sono la passione di Paolo Bolondi.Cartoline di Parma, rigorosamente. Ne ha alcune migliaia, dei primi anni del Novecento. La collezione completa della «Giovane montagna» di Micheli è forse quella a cui è più affezionato. Ci sono pezzi splendidi, introvabili. La cartolina nasce alla fine dell'Ottocento e ha la massima diffusione nel 1901 e '02. Le prime, in «stile Alinari», ritraggono soprattutto monumenti; poco più tardi (e sono le più ricercate) anche carrozze e strade con persone a passeggio. Le case editrici più prolifiche? Battei, Bocchialini, Variati, Margini, Pezzani, Grolli, Comparone, Orsatti. «La cosa più appassionante – spiega Bolondi – è fare ricerche approfondite per ottenere la datazione certa di una cartolina».

Le medaglie e la storia Giovanni Triani non ha dubbi: «La medaglia è l'espressione più alta dell'arte dell'incisione». Le medaglie sono la sua vita. Mostra con orgoglio quelle di Maria Luigia: «Ne faceva incidere una per ogni opera pubblica realizzata – spiega –. In bronzo, in argento e in oro. In oro, in genere, due o tre: e una la mandava regolarmente al figlio, a Vienna». Il ponte sul Taro, quelli sull'Arda, sul Nure, sul Trebbia, San Francesco, la strada della Cisa. Triani le ha. E ha quella (rarissima) fatta coniare per celebrare l'inaugurazione del traforo del Borgallo, sulla linea Borgotaro-Pontremoli (1883), e quella per il vescovo Turchi, per Romagnosi, e l'ultima coniata nella Zecca di Parma, il 2 giugno 1861, in onore al Re. «Collezionare medaglie significa avvicinarsi alla storia. Grazie a una medaglia ho conosciuto la vita di Giuseppe Cervi. Tutti conoscono il piazzale che Parma gli ha dedicato, ma pochi sanno chi era. Medico di Corcagnano, vissuto tra il 1662 e il 1748, ha seguito come medico personale Maria Luisa, figlia di Don Filippo e sposa di Carlo IV di Borbone, Re di Spagna. Cervi diventò importantissimo, in Spagna». E le medaglie del Vaticano. Ne viene coniata una ogni anno, oltre a quelle straordinarie. Triani le ha tutte, quelle degli ultimi 209 anni.

Latte, latte e ancora latte Ha lavorato per anni alla Parmalat, Giovanni Trombi: e il latte gli è rimasto nel cuore. Colleziona tutto ciò che riguarda il latte e i suoi derivati. Le bottiglie di vetro come i boccetti di yogurt, le pubblicità storiche dei fomaggini Mio e Tigre come un documento dell'inaugurazione della Centrale del latte (1935). Ha anche un documento di Vittorio Emanuele II sul formaggio di pasta gialla e un manuale di epoca fascista, di quando dal latte si ricavava un tessuto.

Non solo Gronchi rosa Non c'è collezionista (o quasi) che non sia cresciuto con la filatelia. «Una volta era scontato – dice Umberto Bonomini – noi ragazzi parmigiani degli anni Cinquanta abbiamo cominciato tutti con i francobolli dei cremini dell'Althea». Oggi, Bonomini ha una collezione invidiabile e una competenza enciclopedica. «Le serie più belle? Quelle del lavoro e della Repubblica. Ma anche quelle di Santa Caterina, del Risorgimento, della Repubblica romana. Non si tratta solo di avere le serie complete: la particolarità è trovare francobolli uguali ma con dentellatura e filigrana diverse». Ha anche, neanche da dire, il famoso Gronchi rosa (realizzato in occasione di un viaggio di Gronchi in Sudamerica, nel 1961, e subito ritirato perché il Perù era indicato in modo errato sulla cartina). Bonomini ha anche una «perla»: una cartolina spedita nel giorno di emissione del francobollo, con il Gronchi rosa ricoperto (da un solerte impiegato delle Poste) da un francobollo di pari importo, regolarmente timbrato.

Monete, storia e storie Gilberto Gandolfi, attraverso le monete antiche, ha studiato la storia. E anche storie curiose, come quella della Lacoste. «Tra il 16 e il 10 avanti Cristo, Augusto conquista Nemausus, l'attuale Nimes. Per l'occasione viene coniata una moneta, con Augusto e Agrippa su un lato e un coccodrillo incatenato e una palma sull'altra. Sembrava un mistero: in Gallia non c'erano né palme né coccodrilli. La spiegazione è che i combattenti di Augusto erano reduci dalla campagna di Egitto contro Antonio e Cleopatra: ecco perché la palma, e il coccodrillo significava l'Egitto conquistato. In piazza, a Nimes, c'è tuttora la statua di un coccodrillo. E sa di dov'era il fondatore della Lacoste? Di Nimes, naturalmente». Per Gandolfi, l'interesse storico prevale largamente su quello speculativo. «Con lo stipendio da dipendente pubblico, non posso certo partecipare alle aste, da decine di migliaia di euro, per pezzi rarissimi. In quarant'anni, ho battuto non so quanti convegni numismatici: trovando pezzi bellissimi, e di grande valore storico, nelle ciotole da 500 lire a moneta».

Bollicine e champagne Quando, nel 1844, Adolphe Jacquesson, produttore di champagne, inventò la capsula in lamierino che protegge il tappo di sughero, fissata con una gabbietta di filo di ferro al collo della bottiglia, probabilmente non immaginava che le sue creazioni avrebbero scatenato, un secolo più tardi, una corsa al collezionismo. Oggi, Piero Dall'Aglio non sa cosa darebbe, per mettere le mani su una delle prime capsule prodotte. Non avrà quelle di Jacquesson, ma ha una collezione di tutto rispetto, incentrata soprattutto sulle bollicine italiane. Ha cominciato per gioco e poi è diventata una cosa seria, come spesso accade. «Si chiedono agli amici, ai ristoranti, nelle cantine – dice –. Normalmente, più una capsula è vecchia più è rara, e quindi quotata. Ci sono grandi cantine, come Gancia o Berlucchi, che hanno anche 30 tipi diversi di capsule». E' una forma di collezionismo «ufficiale»: con tanto di catalogo e di aggiornamenti. «Il pezzo più raro che abbia visto? Una capsula di Messori di Modena: ce n'è una in Italia, ce l'ha un mio amico. Ma non me la darà mai».

Croci e decorazioni Dimmi che decorazioni hai sul petto e ti dirò chi sei. La passione di Sauro Lanzi è la storia dell'Esercito italiano. Prima e seconda guerra mondiale, fascismo, campagna d'Africa orientale. Di tutto, di più. Decorazioni con il gladio per rappresentare il valore militare, spille da appuntare al bavero per i volontari (della Milizia per la sicurezza nazionale), croci al merito per i soldati, croci del cavalierato per chi ha combattuto la grande guerra, onoreficenze della Repubblica per atti di valore, medaglie e croci mignon (per impedire che la giacca pesasse troppo). «Il bello del collezionismo è capire cosa c'è dentro all'oggetto. Io studio molto: in casa mia ci sono più libri che oggetti militari».

Vent'anni di «grattini» «La Fontana della fortuna», «L'asso piglia tutto», «Goal». Alzi la mano chi non ha mai tentato la fortuna con una lotteria istantanea. Pierluigi Losi ha tutti i «grattini» usciti: dal primo, della fine degli anni Ottanta, a oggi. «C'è anche chi ha collezionato tutte le serie, senza grattare un solo tagliando. Io ne ho comprato molti, e ho “battuto” tante tabaccherie, per prendere quelli gettati dai clienti». Ha un'altra collezione, Losi: decisamente curiosa. Tutte le banconote false fatte stampare per le feste della Lega. La collezione completa, con tantissimi «cent mila franc» con l'effigie di Bossi.

Un tesoro nelle cabine Nel collezionismo, come nella vita, c'è chi segue le mode e chi se ne frega. Pietro Marcotti ha messo insieme diecimila schede telefoniche: e se qualcuno gli fa notare che è una collezione ormai in disuso e che c'è gente che si è rovinata (quando le schede avevano raggiunto quotazioni tanto alte quanto improbabili), lui alza le spalle. «Finché posso, la faccio: perché mi diverto». Semplice, no? Ha le prime, metà gialle e metà blu, e le ultime, che ordina direttamente alla Telecom. Negli anni d'oro faceva il giro delle cabine e passava qualche ora al giorno sotto piazza Garibaldi, quando c'erano i telefoni pubblici. «Compravo le schede alla macchinetta e le vendevo con un po' di sconto, a patto che me le restituissero una volta esaurito il credito. Andavo negli orari in cui sapevo che molti extracomunitari si ritrovavano lì per telefonare a casa».

I nuovi progetti L'obiettivo di Paolo Gandolfi è ringiovanire il Circolo filatelico, numismatico e del collezionismo. «Seguendo comunque la scia di Giancarlo Mozzoni – tiene a precisare – che dopo tantissimi anni da presidente mi ha ceduto il testimone». Al prossimo convegno annuale (13 e 14 marzo 2010) si punta ad organizzare una giornata per giovani, coinvolgendo la mitica Panini di Modena. «Un altro obiettivo – dice Gandolfi – è entrare nelle scuole: vorremmo fare delle lezioni sulla numismatica e sulla filatelia, per far capire che attraverso queste collezioni si possono imparare la storia e la geografia in modo divertente».

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  • Massimo

    09 Ottobre @ 20.49

    Vi segnalo il sito web del circolo: http://cfncparma.altervista.org

    Rispondi

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