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Via Trento: aggredito a mattonate da gang di spacciatori

Via Trento: aggredito a mattonate da gang di spacciatori
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di Francesco Bandini

Aggredito a mattonate e sassate solo perché ha osato chiedere a quel gruppo di giovani di colore di spostarsi dall'ingresso del suo negozio, dove già da un po' si erano piazzati in otto, spacciando la loro droga senza farsi troppi scrupoli. Un vero e proprio agguato quello di cui è rimasto vittima venerdì sera il titolare di una «kebaberia» di via Trento, un 26enne tunisino. Perché se sul momento il capannello di persone ha risposto con insulti e minacce al suo invito a spostarsi di qualche metro, neanche mezz'ora più tardi sono tornati in forze - una quarantina di persone, secondo la testimonianza della vittima - armati di mattoni, sassi e bastoni, e hanno cominciato a bersagliarlo, ferendolo a un braccio.

Ma poteva andare molto peggio: «Hanno mirato alla testa e se sono ancora vivo è solo perché mi sono protetto con il braccio», spiega lui. E poco dopo, tornando alla propria automobile parcheggiata dietro l'angolo, ha scoperto che gli avevano sfondato il vetro del lunotto posteriore: per terra c'erano ancora le spranghe usate per il raid. Un episodio inquietante, quello dell'altra sera, sintomo di una situazione di disagio particolarmente pesante, che da qualche mese ha trasformato via Trento in una zona letteralmente in mano agli spacciatori: tutti giovani di colore, organizzatissimi, dotati di cellulari per avvisarsi reciprocamente al minimo movimento sospetto. Battono sistematicamente il territorio, che ormai è il «loro» territorio: al pomeriggio si spostano rapidamente in bicicletta, mentre quando comincia a fare buio si raggruppano in piccoli capannelli lungo tutta la strada, a distanza di qualche decina di metri gli uni dagli altri, dal cavalcavia della ferrovia fino quasi al semaforo con via Venezia.

L'episodio di cui è rimasto vittima il giovane negoziante tunisino si è consumato in due fasi. La prima intorno alle 23,20. Ai gruppi di spacciatori lungo tutta la strada, e anche lì nelle vicinanze della sua rivendita di kebab, c'era ormai abituato. Ma venerdì sera quella presenza si era fatta particolarmente invadente e insopportabile: in otto si sono piazzati davanti all'ingresso del suo locale, quasi impedendo il passaggio ai pochi clienti che si avventuravano a entrare nonostante quel «picchetto» dall'aria decisamente poco amichevole. Per di più all'occhio attento del titolare non sono sfuggiti quei rapidi scambi di «roba» decisamente sospetti fra i giovani di colore e alcune persone che si avvicinavano per ritirare qualcosa e subito si allontanavano. Così, esasperato, si è fatto coraggio, si è affacciato alla porta e ha detto loro: «Scusate, potreste spostarvi dall'ingresso? Altrimenti i clienti non possono entrare». Non l'avesse mai detto. Subito sono partiti insulti e minacce al suo indirizzo, ma dopo un po' il gruppetto si è allontanato.

La seconda fase si è avuta circa mezz'ora dopo, poco prima di mezzanotte. Il titolare, insieme al fratello (che lavora con lui) e al loro dipendente, era appena uscito dal negozio: i tre stavano chiudendo la kebaberia, quando si sono visti circondati da una quarantina di giovani di colore, che gridando e vomitando insulti hanno cominciato a lanciare mattoni e sassi. I tre si sono protetti come hanno potuto. In particolare nel mirino degli aggressori c'era il titolare, che nel tentativo di ripararsi la testa ha rimediato una ferita a un avambraccio, colpito in pieno da un pesante mattone. Il fracasso ha richiamato l'attenzione dei condomini dei palazzi vicini, ormai abituati all'imperversare degli spacciatori sotto le loro finestre, ma che una scena così non l'avevano ancora vista. Qualcuno ha chiamato le forze dell'ordine, che in pochi minuti sono arrivate sul posto. Immediato il fuggi-fuggi dei malviventi, che si sono dispersi nelle strade laterali e nell'area dell'Ex Boschi, un vasto spiazzo abbandonato coperto di erbacce molto alte che si trova fra via Brennero e via Brenta, luogo ideale dove nascondersi.

A indicare a poliziotti e carabinieri la direzione di fuga dei balordi sono stati gli stessi condomini dei palazzi, affacciati alle finestre dei rispettivi appartamenti. Alla fine gli agenti e i militari sono riusciti ad acciuffare solo uno dei giovani: si tratta di un ragazzo di colore che, nella sassaiola, è rimasto ferito lievemente alla testa dai suoi stessi «colleghi». Fermato e identificato, ieri mattina era già libero. Per il titolare della kebaberia, oltre all'aggressione, anche un'amara sorpresa: giunto alla propria auto, parcheggiata in uno stradello privato appena girato l'angolo, ha scoperto che il lunotto posteriore era stato sfondato. A terra, oltre ai vetri in frantumi, c'erano ancora le spranghe utilizzate per danneggiare il veicolo: sicuramente un'ulteriore vendetta degli stessi che poi l'hanno aggredito. Accompagnato al pronto soccorso, si è fatto medicare il braccio: fortunatamente nessuna frattura, ma una brutta botta che ha reso necessaria una medicazione e la fasciatura. Ne avrà per qualche giorno, ma già ieri mattina era in negozio dietro al bancone, perché il lavoro non può aspettare. Anche se adesso la paura di ulteriori ritorsioni è ancora più forte.

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  • manuel

    19 Ottobre @ 23.26

    ora ho capito perchè c'era quella confusione in via trento quando sono passato in macchina...non ho letto gli altri commenti..però non sono affatto stupito della notizia...ma fare dei controlli preventivi ogni tanto fa male...qualche classica retata d'altri tempi è contro i diritti umani?...ogni volta si invoca all'uso dei militari in città..ma le forze dell'ordine cosa ci sono a fare allora..dare le multe e basta?? lo so che si dicono sempre le stesse cose..e sono cose dette e stra dette, ma alla fine non si fa mai nulla e si continua a peggiorare e a rimanere inerti di fronte a certi avvenimenti che a città parma fino a qualche lustro fa non aveva mai conosciuto!

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  • luca

    19 Ottobre @ 14.13

    Il Dott.Moine ha perfettamente ragione.... devo ammetterlo,anche se non fa parte, per così dire,della mia "parrocchia"..... do' a Cesare quel che è di Cesare.... non posso negare l'evidenza..... siamo arrivati a dei livelli insostenibili..... si rischia,entro breve tempo,di cominciare a farsi giustizia da soli..... sarebbe controproducente.... e ce ne verrebbe fuori una gamba..... ma se si tratta di difendere la mia (e di tutti) liberta' a casa mia (nostra),ben venga l'esercito... credo che sia l'unico modo per estirpare certi fenomeni malavitosi..... siamo "de facto" ostaggi in casa nostra.... l'è ora ed dargh un taj.....

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  • Buno Carloni

    19 Ottobre @ 11.47

    Ha ragione il dott. Moine : ci vuole l'esercito a PR e non solo lì, ma anche in piazzale della Pace e nei paraggi della stazione.

    Rispondi

  • francesco

    19 Ottobre @ 11.11

    Via Palermo e vie limitrofe troppo ghettizzate non esistono nè arredi urbani nè servizi sociali un degrado che giornalmente si può osservare: lunghe file di auto in sosta escrementi umani e animali bottiglie e siringhe ovunque spacciatori ad ogni ora e questo sarebbe il nuovo quartiere di san leonardo????????????????

    Rispondi

  • Antonio

    19 Ottobre @ 10.59

    vivere a casa propria e non sentire la libertà di far uscire mogli o figlie da sole perchè DEVONO passare per Via Palermo o Via Trento? NO NO e NO... sono loro gli ospiti e per di più sprezzanti delle regole!! Il mio è (o meglio dovrebbe essere) uno Stato libero e democratico... voglio TORNARE A VIVERE liberamente!!! Comune, Stato, Forze dell'Ordine credo che sia ora di trovare una soluzione!!!

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