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30 anni dopo: il cuore di Parma è ancora al Cattani

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di Andrea Violi

Il cuore di Parma è ancora all'Ospedale Maggiore, 30 anni dopo la tragica esplosione nel Padiglione Cattani. E' stata benedetta una stele con i nomi delle vittime e "Il grande dolore", una poesia di Luigi Vicini, per commemorare le 21 persone che il 13 novembre 1979 persero la vita nel crollo dell'ala est del padiglione Cattani, avvenuta alle 14,30. L'esplosione di una bombola nel reparto di Cardiochirurgia provocò il crollo dell'ala est. Fra le macerie persero la vita 21 persone, in gran parte degenti e parenti in visita, oltre a due pazienti ricoverati in Rianimazione e a tre dipendenti (un infermiere dell'ospedale e due operaie della cooperativa di servizi Puliscoop).

SCOPERTA UNA STELE. La cerimonia si svolge davanti all'ingresso del Maggiore in via Volturno, alla presenza delle autorità cittadine e del direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria Sergio Venturi. Per il Comune è presente il vicesindaco Paolo Buzzi, per la Provincia c'è l'assessore alle Politiche sociali Marcella Saccani. Partecipano anche Loris Borghi, preside della facoltà di Medicina e chirurgia, il direttore generale dell'Ausl Massimo Fabi, il prefetto Paolo Scarpis, il questore Gennaro Gallo e i comandanti di carabinieri e finanza.
Alle 10 una trentina di persone è radunata sul vialetto che porta all'ingresso che dà su via Volturno, per la commemorazione.  Il vicesindaco Buzzi ricorda quella che è stata la più grande tragedia della storia recente della città e sottolinea l'impegno di oggi per evitare episodi di questo tipo. Marcella Saccani, oggi assessore provinciale, nel suo breve discorso torna a quel giorno, ricordando la pioggierella che cadeva fitta e l'angoscia di chi temeva per amici e parenti in ospedale. E ricorda il grande silenzio del giorno del funerale. «Ho vissuto questa tragedia lontano da qui, appena laureato a Bologna, come evento che probabilmente in un ospedale, in un luogo di salute, non si è mai più verificato in questa gravità - ha aggiunto il direttore dell'Azienda ospedaliero-universitaria Sergio Venturi -. Da allora sono cambiate tante cose: dopo quella tragedia le istituzioni - il Parlamento, il Governo, le Regioni - hanno avuto la prontezza di rispondere con una serie di leggi che hanno radicalmente modificato i luoghi di cura in termini di sicurezza. È ciò che si doveva fare per evitare simili sciagure». Padre Romano Mantovi ha recitato preghiere per i defunti e ha benedetto la stele.

LE TESTIMONIANZE. Riccardo Campodonico lavorava in Cardiochirurgia come medico; attualmente è responsabile della Terapia intensiva del reparto. Quando ha sentito il boato del crollo ha telefonato in ospedale, scoprendo cosa stava accadendo. «Sono entrato in auto in ospedale: il Cattani era assolutamente perfetto visto da davanti», spiega Campodonico. L'emozione sale quando ricorda la scena che, assicura, non abbandonerà mai la sua mente: «Ho preso l'ascensore, sono salito al secondo piano e quando si è aperta la porta ho visto i platani del viale parallelo. Mi ha colpito non trovare più nulla; c'era solo un rimasuglio del padiglione. Subito mi sono messo a disposizione per aiutare. Sono stati momenti molto caotici, tutto è stato improvvisato. La Terapia intensiva era sopravvissuta perché arretrata rispetto al luogo dell'esplosione. Abbiamo trasferito i pazienti verso la Cardiologia, non coinvolta nello scoppio. Sono passati tanti giorni a cercare superstiti e vittime».

Rossana Merlini lavorava come infermiera al Maggiore. Il padre Omero, dopo la cerimonia, ricorda quella giovane (era nata nel 1952) che ha perso la vita nel momento in cui non doveva essere in ospedale. Ma sostituì una collega e nel momento dell'esplosione stava per entrare in turno. «È arrivata un quarto d'ora prima e ha fatto il caffè nella cucinetta con una collega - ricorda Omero Merlini -. La giovane che era con mia figlia ha saltato il bancone e si è salvata; lei è rimasta dentro. Dopo dieci anni ci hanno dato 25 milioni». Lo sguardo del signor Omero però conferma che nessuna cifra non può risarcire, nemmeno rappresentare in qualche modo la vita di una figlia.

La signora Mimma era caposala della Scuola infermieri e, a margine della commemorazione, parlando con i cronisti ricorda quella che fu "una notte di grande dolore e di grande solidarietà", dove tutti cercavano di dare un contributo per scavare fra le macerie "anche con le mani", alla ricerca dei sopravvissuti e dei corpi delle vittime. Nella sua riflessione, Mimma lamenta che questa tragedia non viene ricordata tutti gli anni, contrariamente ad esempio a quella dell'elicottero Charlie Alfa.

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  • ROBERTA

    13 Novembre @ 22.12

    in questo giorno io ho perso una carissima amica che qui ricordo. ciao LORENZA

    Rispondi

  • Marco

    13 Novembre @ 14.11

    Sono d'accordo! Come allo stadio durante il minuto di silenzio. Se è di silenzio vuol dire che bisogna stare zitti. Se è morto qualcuno cosa c'è da applaudire.... Invece dopo qualche secondo c'è sempre qualche genio che comincia ad applaudire ed una serie di pecore che gli vanno dietro...

    Rispondi

  • Francesco

    13 Novembre @ 11.16

    Per favore, non applaudite ai funerali ! E' una cosa di pessimo gusto ! L' applauso è una manifestazione di approvazione e di gioia ! Va bene al termine di uno spettacolo, o al termine di una conferenza, ma non a un funerale ! Applaudire a un funerale è come dire al defunto "Oh , sei morto finalmente ! Era ora ! Hai fatto bene ! "

    Rispondi

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