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Editoriale - Una legge salva-premier senza uccidere i processi?

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Giuliano Molossi

Sei anni di processo penale, senza contare il tempo delle indagini, sono un tempo sufficiente per tenere un cittadino sotto la giurisdizione dello Stato. Le parole del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sono certamente condivisibili. E a nessuno, neanche all'opposizione, ma nemmeno a Santoro o a Beppe Grillo, verrebbe in mente di obiettare sulla sorte di tutti quei procedimenti che finirebbero per decadere, cioè venir cancellati, se la legge sul processo breve entrasse in vigore. Questo, ovviamente, se fra quei procedimenti non ce ne fossero un paio che vedono imputato il presidente del Consiglio. Ci possiamo girare intorno finchè vogliamo ma il problema è tutto lì. Mentre il ddl ha cominciato in commissione Giustizia al Senato il suo tortuoso cammino, è guerra di cifre fra il Guardasigilli e l'associazione magistrati: il primo afferma che appena l'uno per cento dei procedimenti penali pendenti è a rischio estinzione, i giudici sostengono invece che potrebbe saltare il 50 per cento dei processi, anche quelli per reati molto gravi come la corruzione: «Questa, dicono, non è la legge del processo breve, è la legge del processo morto». E' molto improbabile che il ddl arrivi in porto così com'è stato presentato ieri. Anche chi in linea di principio è favorevole al processo breve, ritiene che il provvedimento del governo assomigli più a un colpo di spugna o ad un’amnistia mascherata che a una seria riforma della giustizia penale. Molti sollevano dubbi di costituzionalità, altri ritengono inaccettabile che il ddl possa trovare applicazione anche nei processi di primo grado già in corso. Ma al centro dello scontro c'è sempre Berlusconi. La maggioranza dice che dal giorno della sua discesa in campo il premier è perseguitato dai giudici politicizzati, l'opposizione risponde che non si contano più le leggi ad personam approvate negli anni dei suoi governi e che questa è la peggiore di tutte, la più spudorata di tutte.
Fra quelli che urlano da una parte e quelli che urlano dall'altra, c'è stata solo una voce diversa, quella di Casini, che ha invitato il Pdl ad affrontare con coraggio la questione dell'«anomalia berlusconiana» in Parlamento, proponendo una norma ad hoc sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio. Le reazioni alla proposta sono state tiepide, ma se il cammino del ddl Alfano dovesse essere più complicato del previsto non è detto che questa scappatoia venga scartata. I magistrati insorgerebbero lo stesso, non c'è dubbio, Di Pietro porterebbe la gente in piazza, ma tutti i processi che oggi rischiano di venir cancellati sarebbero salvi. E' una via d'uscita scandalosa? Casini dice che in politica bisogna anche sporcarsi le mani: «L’opposizione deve dare prova di responsabilità, la maggioranza deve dare prova di trasparenza: dicano con onestà alla gente che serve una soluzione per “salvare” Berlusconi, e la smettano di celare la realtà, che è sotto gli occhi di tutti gli italiani, con i discorsi sul sistema giudiziario che non funziona». Vedremo se gli daranno retta. Certo è che fra giudici che fanno politica e politici che si sottraggono alla giustizia non sapremmo proprio chi scegliere.

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  • mauro

    25 Novembre @ 19.43

    beh ma insomma, ma che paese e' quello dove la gente vota un impedito?

    Rispondi

  • valerio

    25 Novembre @ 19.04

    Ma questa è proprio bella! Trovare un'escamotage tecnica/incostituzional/truffaldina per tirare fuori dal braciere il cittadino Berlusconi. Dove sta scritto che l'universo mondo e nella fattispecie l'Italia debba per forza "naufragare" (la nave ha già tante falle...) se cotanto "condottiero" dovesse abbandonare il vascello? Quanti governi sono stati cambiati dal dopoguerra e nonostante questo siamo ascesi a Paese tra i più importanti al mondo? Io penso che il cavaliere, per il bene di tutti, dovrebbe togliersi dalle palle, intese come quelle che ormai da tempo ci propina a raffica...

    Rispondi

  • Lorenzo

    25 Novembre @ 17.40

    Casini che fa capire che bisogna "sporcarsi" le mani in politica? Ma Casini ha mai preso posizione su qualcosa, in tutta la sua strapagata carriera? Dov'era quando si sarebbe dovuto discutere sul conflitto d'interessi (compresi quelli dell'Ulivo, ora PD)? Tutto è nato da questo palese atto di viltà; l'assetto politico attuale sarebbe stato profondamente diverso ed ora non si perderebbe tempo a discutere del "processo breve". L'Italia ha bisogno di risorse per la Giustizia e rispetto per la Costituzione... non colpi di spugna alla faccia dei cittadini onesti!

    Rispondi

  • Nicola Martini

    25 Novembre @ 17.30

    La questione di cui si tratta è particolarmente delicata. La soluzione prospettata dall'On. Casini tende a palesare un problema comunque evidente. La proposta di legge parlamentare sul processo breve (anche se caldeggiata probabilmente da ambienti governativi) è chiaramente un tentativo di bloccare i procedimenti a carico del Presidente del Consiglio, non più coperto dal lodo Alfano dichiarato incostituzionale. Ciò lo si evince dalla prevista applicabilità del provvedimento ai procedimenti in primo grado e dalla celerità con cui si intende mettere in discussione lo stesso progetto di legge. Detta riforma metterebbe a rischio la celebrazione di un numero elevato di processi, anche per ipotesi di reato di una certa gravità (es. corruzione). Ciò è stato lamentato, in momenti diversi, sia dalla A.n.m. che dal C.s.m. . Se in realtà la percentuale dei processi vanificati fosse vicina all'1%, come detto qualche giorno fa in Parlamento dal Ministro Alfano in sede di risposta alle interrogazioni parlamentari, vorrebbe dire che non v'è in Italia un problema di eccessiva durata dei processi. Essendo noto che nel nostro Paese la durata dei procedimenti giudiziari è eccessiva, probabilmente, forse anche per mancanza di tempo, la percentuale dell'1% pare del tutto sottostimata. Detto ciò, diviene legittimo considerare che il provvedimento sul processo breve abbia un fondamento prevalentemente politico rispetto all'elemento giuridico. La proposta dell'esponente U.d.c., Casini, solleva il problema politico di avere un Presidente del Consiglio che è anche imputato. Il definire una norma, probabilmente nel Codice di procedura penale, che indichi chiaramente il legittimo impedimento in forza della copertura della carica di Capo del Governo è procedimento di difficile attuazione, senza incorrere nel problema di incostituzionalità. Ciò creerebbe di fatto un'immunità o una pseudoimmunità come si era tentato di introdurre col lodo Alfano, violando così l'art. 3 e l'art. 138 della Carta fondamentale. Infatti, qualsiasi tentativo di utilizzare scorciatoie per bloccare i procedimenti giudiziari in capo ad un soggetto dovrà passare le Forche Caudine, peraltro del tutto legittime, del sindacato di legittimità. Ad opinione di chi scrive, l'unico metodo praticabile potrebbe essere quello dell'emanazione di una amnistia, limitata a certi reati. Attraverso una presa di posizione squisitamente politica, la maggioranza potrà sbloccare la situazione senza il rischio di vedersi bocciare il provvedimento dalla Consulta. Personalmente ritengo particolarmente grave svilire il c.d. principio di legalità, ma se ciò dovesse accadere la politica, intesa come maggioranza parlamentare, dovrebbe prendersene la responsabilità senza scaricarla sugli altri Organi dello Stato.

    Rispondi

  • carlo

    25 Novembre @ 16.55

    Direttore, scusi, ma secondo me è doveroso porsi altre domande: perchè dobbiamo salvare il premier? Perchè dobbiamo violare la Costituzione che dice che davanti alla legge siamo tutti uguali? Io Lei e Berlusconi davanti alla legge DOBBIAMO essere tutti uguali. Perchè il Premier non si dimette e affronta il processo COME IN TUTTE LE NAZIONI DEMOCRATICHE DEL MONDO (vedi Olmert)? Fondamentalmente la domanda che ci si deve porre è un'altra, tra trans, corruttori, dittatorelli assenteisti collusi con la camorra e quant'altro ancora: MA NOI NON CI MERITIAMO NIENTE DI MEGLIO? (e questo vale per la destra la sinistra e il centro...) a € 20.000 mensili + benefit non siamo in grado di trovare qualcuno che garantisca, oltre una buona capacità politica, una vita e un comportamento specchiato, SEMPRE? Dovremmo essere noi cittadini a pretenderlo ma penso che la ns. classe politica sia lo specchio del popolo che rappresenta.

    Rispondi

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