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«I moderni termovalorizzatori? Impianti sicuri e non dannosi»

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Non c'è nessuna prova scientifica che dimostri un legame tra la vicinanza di un moderno inceneritore e l'aumento dell'incidenza dei turmori. E' quanto sostiene Vito Foà, già direttore della scuola di specializzazione in Medicina del Lavoro dell'Università  di Milano autore con Michele Giugliano (ordinario di Inquinamento Atmosferico) di uno studio sulle implicazioni ambientali  e l'impatto sanitario dei termovalorizzatori.
Il Coordinamento per la corretta gestione dei rifiuti l’accusa, in quanto estensore della parte sanitaria dello studio, di avere volutamente omesso di citare le conclusioni di Elliott sulle relazioni tra termovalorizzatori e cancro. 
Sorprende la facilità con la quale alcuni colleghi vengono ad accusare di falsità chi riporta risultati obiettivamente innegabili e presentati in studi pubblicati e perciò verificabili da chiunque. Infatti lo studio di Elliott  del 1996 parte è vero dalla constatazione che esiste un declino dei tumori a mano a mano che ci si allontana dall’impianto di incenerimento tuttavia per verificare la consistenza del dato hanno analizzato l’incidenza dei tumori nelle stesse zone prima della messa in funzione dell’impianto e valutato i fattori di confondimento, primo tra i quali l’indice di deprivazione giungendo alla conclusione a pagina 708, seconda colonna, ultimo capoverso, da noi riportata nel testo, che non è stata trovata alcuna evidenza di diminuzione del rischio con la distanza dagli inceneritori per un numero di tumori inclusi i linfomi di Hodgkin e i sarcomi dei tessuti molli. I medici dell’ambiente dovrebbero riconoscere che le conclusioni di una revisione scientifica sono degli autori e che quindi quanto da loro affermato deve essere considerato l’espressione vera delle loro opinioni che non possono essere modificate riportando alcune frasi estrapolate dal contesto. Ancora meno comprensibile è il commento che fanno accusandoci di falsità a riguardo del lavoro di revisione portato avanti da Hu e Shy nel 2001.

Perché?
I medici dell’ambiente, dimostrando una superficialità scientifica preoccupante, non si accorgono che la frase con la quale gli autori in premessa introducono il loro lavoro, dicendo che alcuni studi (several studies....) risultano positivi per un’associazione tra i tumori ed inceneritori, è seguita però da quella che altri studi (other studies....) hanno dato risultati opposti. Il pensiero degli autori non propende per nessuna ipotesi ma questa discrepanza è il motivo per loro di approfondire l’indagine, arrivando alla conclusione che gli studi epidemiologici esaminati, sia quelli positivi che quelli negativi, sul rapporto fra inceneritori e malattia forniscono risultati sulla incidenza del cancro e di alterazioni riproduttive del tutto inconsistenti. Come vede, il falso è fatto da questi inesperti lettori con il solo scopo di colpire la professionalità di chi in modo oggettivo riferisce i dati.
Può riepilogarci  quali furono le conclusioni dello studio firmato da lei e Giugliano?
Lo studio citato rappresenta più che altro un excursus delle conoscenze e dello stato dell’arte della tecnologia sui termovalorizzatori di rifiuti solidi urbani e sulle loro implicazioni ambientali, inclusi i possibili effetti sanitari.Sono stati censiti gli impianti in funzione in alcuni stati europei, (alcuni limitrofi all’Italia) come Austria, Belgio, Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca ove sono più di un centinaio quelli in funzione e quelli in Italia che ormai raggiungono un numero di oltre 70 realtà.Una possibile conclusione è che laddove è stata applicata la tecnologia più avanzata oggi disponibile, le emissioni dei termovalorizzatori di rifiuti solidi urbani per tutti gli inquinanti, sono state contenute a livelli inferiori, talora anche di 10 volte, alle prescrizioni europee ed italiane emanate a protezione della salute pubblica: in questo modo viene evitata qualsiasi implicazione sanitaria per le popolazioni residenti intorno ad esse. Certo è importante una corretta gestione dell’impianto stesso, incluso il problema dello smaltimento delle scorie.
In base alla sua conoscenza della letteratura scientifica, quali sono le evidenze scientifiche relative al rapporto tra l’insorgenza dei tumori e l’attività di questi impianti?
E' ben vero che alcuni studi, analizzando popolazioni che abitavano intorno ad inceneritori nel passato, avevano messo in luce una possibile relazione tra inceneritori ed alcuni tipi di tumore: tuttavia gli impianti considerati erano dotati di tecnologie da circa 20 anni obsolete e di fatto oggi abbandonate con emissioni di inquinanti estremamente più elevate rispetto a quelle oggi misurabili ed in genere studiavano popolazioni residenti intorno ad inceneritori di rifiuti industriali. Gli studi di metanalisi condotti successivamente sui dati esistenti e focalizzati sugli inceneritori/termovalorizzatori di rifiuti solidi urbani non sono riusciti ad evidenziare un’associazione fra tumori e residenza attorno a questi impianti. Con il marcato miglioramento delle tecnologie della combustione e delle tecniche di abbattimento dei reflui, incluso un corretto e sicuro smaltimento delle scorie di combustione, non è ipotizzabile un incremento di rischio di effetti avversi per la salute delle popolazioni residenti.
I cittadini hanno ragione di preoccuparsi per l’avvio di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti?
I cittadini fanno bene ad interessarsi ai progetti di costruzione di ogni attività industriale proposta sul loro territorio, compreso ovviamente la costruzione di un termovalorizzatore. Questo però non significa che debbano abbandonarsi alla sindrome Nimbiy, nulla cioè nel mio giardino, magari facendosi guidare da poco informati divulgatori.
Qual è lo stato dell’arte all’estero per questo tipo di impianti? Continuano a funzionare ed essere costruiti termovalorizzatori?
 Sono attivi centinaia di termovalorizzatori in tutta Europa e si stanno costruendo ulteriori impianti dotati di tecnologie a protezione della salute dei lavoratori addetti e dell’ambiente circostante. La Svizzera ad esempio ne contava 29 nel 2007 (fonte Cwep) con una capacità di 3,6 milioni di tonnellate all’anno e la sua superfice è grande come la Lombardia! Peraltro anche in Italia sono in costruzione o in avanzato stato di progettazione almeno altri 4 termovalorizzatori sia al Nord che al Sud del paese. 
 

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