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Maltrattamenti all'asilo, gli avvocati: "No alla giustizia sommaria"

La Grandis al gip: «I bambini mi vogliono bene»
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La Camera Penale di Parma interviene sul caso della maestra d'asilo di Collecchio agli arresti domiciliari perché accusata di maltrattamenti sui bambini. Attraverso una nota pubblicata sul loro sito, gli avvocati dicono "no" a "un sommario processo mediatico" e alla giustizia "invocata da certa piazza sull'onda emotiva" delle accuse. La Camera Penale, richiamando un episodio della Rivoluzione Francese, invita tutti a "rispettare la legge e l’accusato che è sotto la sua spada". 


Ecco la nota della Camera Penale: 

Abbiamo volutamente atteso che si quietasse il clamore mediatico creatosi intorno ai fatti dell’asilo di Collecchio, per tentare una riflessione pacata su una vicenda che, a caldo, ha toccato corde profonde nell’animo di molti.
Una maestra è accusata di aver maltrattato alcuni bambini affidati alle sue cure. Per nostra abitudine, non entriamo mai nel merito dei procedimenti. Come per tutti gli imputati, ci auguriamo che la maestra possa avere un Giusto Processo, secondo le regole e le garanzie previste dalla legge in un paese civile (prime fra tutte quelle del contraddittorio e del diritto di difesa) e che, all’esito dello stesso, se effettivamente responsabile al di là di ogni ragionevole dubbio, riceva una giusta pena, ossia quella irrogata da un Giudice in applicazione del codice penale.
Non quella inflitta da un sommario processo mediatico o, peggio ancora, invocata da certa piazza sull’onda emotiva da questo suscitata. Malgrado il codice vieti la pubblicazione di atti di indagine prima della definizione del giudizio d’appello, prevedendola addirittura come reato, dopo la conferenza stampa tenuta dagli inquirenti in occasione dell’arresto dell’indagata abbiamo visto pubblicate sui media e su internet immagini di intercettazioni ambientali. Abbiamo letto “identikit” della maestra conditi con racconti scavati nella sua vita privata e descrizioni della sua abitazione cui mancava solo il link a google maps per visualizzarne l’ubicazione. Abbiamo letto commenti di persone che proponevano di appenderla ad un palo in piazza con un cartello al collo come facevano i nazisti con i partigiani, o di chi auspicava di poterla prendere pubblicamente a calci e pugni. Abbiamo visto microfoni e telecamere ruotarle intorno come in un sabba in occasione del suo arrivo in tribunale per l’interrogatorio di garanzia (che, come
dice il termine, un momento di garanzia dovrebbe essere, non una via crucis).
Abbiamo saputo dell’assedio montato in questi giorni alla sua casa dai media e delle gravi minacce pervenutele. Abbiamo perfino letto che un senatore parmigiano ha proposto venerdì scorso in Parlamento di inasprire le pene per il reato di maltrattamenti, come se ciò avesse un qualsiasi senso o legame rispetto a quanto accaduto. Soprattutto, abbiamo visto ancora una volta come il modo e l’enfasi nel proporre certi fatti al pubblico inducano la gente ad invocare il rogo in piazza per la strega di turno, come ai tempi dell’inquisizione. Di questa deriva, però, siamo convinti debba assumersi la responsabilità anche chi fornisce le
fascine di legna per l’autodafé. La storia narra che il 2 settembre 1792 il presidente del tribunale rivoluzionario di Parigi, tal Lavau, nel mentre si stava celebrando il processo a carico del maggiore Bachmann, capo della guardia svizzera di re Luigi, riuscì a fermare un’orda di sanculotti che, armata di scuri grondanti di sangue, aveva fatto irruzione nell’aula d’udienza per giustiziare
l’ufficiale, intimando categoricamente loro di “rispettare la legge e l’accusato che è sotto la sua spada”. Sono passati più di duecento anni da quel monito, non a caso formulato dopo un secolo di pensiero illuministico. Cerchiamo, se possibile, di ricordarcelo. Tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • LaoTzu

    06 Ottobre @ 13.21

    E’ di oggi la notizia che una pensionata di 81 anni, derubata per strada del portafogli, si è gettata all'inseguimento della ladra ed è riuscita (pare) a farla catturare. Attendiamo trepidanti che l’avv. Paolo Moretti e le Camere Penali degli avvocati di Parma escano sui giornali locali dei prossimi giorni (non subito, perché prima bisognerà attendere che si plachino le orde di sanculotti armati di scuri grondanti di sangue e si chiudano le piazze coi roghi dell’Inquisizione gremite di popolani inferociti) con l’ennesimo stantio ampolloso sermone, in cui stigmatizzeranno le azioni della coraggiosa pensionata per avere “tentato di farsi giustizia da sola” e la Gazzetta di Parma per avere “esposto ingiustamente alla pubblica piazza” la povera borseggiatrice.

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  • Valter

    06 Ottobre @ 11.33

    Proporrei per questa "signora" e per gli estensori della lettera la nomination per il Premio Sant'Ilario!!!

    Rispondi

  • Ely

    06 Ottobre @ 11.28

    posso essere d'accordo con il comportamento sciacallesco dei giornalisti e sui giudizi a caldo delle persone coinvolte emotivamente e, premesso che nessuno nega processi equi (anche troppo),...ma la mia domanda e': per chi vale la regola che "viviamo secondo le regole e le garanzie previste dalla legge in un paese civile"...perche' non sembra, a mio parere, che maltrattare dei bambini indifesi appartenga al paese civile...

    Rispondi

  • Bastet

    06 Ottobre @ 09.24

    ma quante sciocchezze che mi tocca leggere. ci sono persone che sbagliano..... ed esseri!che non sono di certo persone...e nemmeno animali o bestie.... sono esseri! chi tocca i bambini....non merita rispetto!

    Rispondi

  • leoprimo

    06 Ottobre @ 09.17

    L'intervento delle Camere Penali è condivisibile ma ci sono due o tre cosette sulle quali si potrebbe disquisire. Per prima cosa nessuno vuole processi sommari ne negare un giusto ed equo processo alla maestra; l'emozione suscitata dalle immagini trasmesse muovono le coscienze del popolo facendo dire cose che a volte nemmeno si pensano, meno male che non è chi scrive lettere ai quotidiani che deve giudicare i fatti; le pene per la violenza sui minori andrebbero INASPRITE ma non alla luce di questi fatti quanto per quel che quotidianamente accade, non si dimentichi che si vuol concedere un LAVORO SOCIALMENTE UTILE ad Alessi, suvvia non si scherzi; per finire, processare gli organi di stampa e di comunicazione per le notizie diffuse, mi sembra una forma di garantismo peloso, quello stesso garantismo che ha portato lo stato italiano ad essere visto come il paese del bengodi, dove la certezza della pena è pura utopia, dove il delinquere è spesso confuso come una diversa cultura del vivere e quindi da tollerare aprioristicamente e questo senza scomodare la storia, il maggiore Bachmann e i sanculotti "dalle scuri grondanti di sangue ". Per favore, restiamo con i piedi per terra. Grazie.

    Rispondi

    • salamandra

      06 Ottobre @ 10.17

      A giudicare dai commenti qui e su facebook sulla vicenda non direi che nessuno vuole giustizia sommaria ma anzi ce ne sono diversi che incitano al linciaggio (per fortuna solo verbalmente)

      Rispondi

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