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Il sindaco: «Costruiamo insieme la città educante»

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 Pochi giorni fa il Gruppo Scuola ha inviato alla Gazzetta una lettera, rivolta alla città e alle Istituzioni, sulla tragica morte di Guri, il ragazzo indiano ucciso per mano di un coetaneo appena fuori dal suo istituto tecnico, nei giorni di Natale. Come Sindaco, come cittadino, quella riflessione riguardava anche me. E pur senza voler parlare al posto di quanti, famiglie, ragazzi, educatori e istituzioni del mondo della scuola, si sentono più direttamente coinvolti, vorrei provare a non far cadere quel tentativo di confronto. Non credo, a differenza di quanto è scritto nella lettera, che quello che è successo sia passato inosservato in città, e non abbia profondamente turbato e interrogato quanti, e sono convinto siano tanti, hanno a cuore «l’educazione e l’idea di una società civile, responsabile».

Forse è da tenere in conto anche un certo smarrimento, davanti a comportamenti che ancora rimangono del tutto eccezionali nella nostra città. Ma non sempre l’importanza e l’attenzione che siamo capaci di attribuire ad un fatto si devono misurare con i titoli di giornale. Ci sono cambiamenti e scelte che maturano nel profondo di una comunità, lontano dallo spazio pubblico e mediatico.
Ciononostante non dobbiamo affrettarci a voltare pagina. Anzi. Come è giustamente scritto nella lettera, sarebbe un grave errore derubricare questa faccenda come banale rissa giovanile o tra bande etniche. La questione è ben altra. 
Non da oggi, come Sindaco, ho cercato di mettere l’accento sul tema dell’emergenza educativa. Provocando anche qualche perplessità e irritazione in coloro che ritengono che ciascuno debba attenersi alle sue competenze specifiche, e siano ben altre le istituzioni titolate a parlare di queste cose. L’Università e la Scuola, magari la Chiesa, ma non certo il Comune. 
 Ma l’educazione viene prima di tutto il resto, prima di qualsiasi competenza, di qualsiasi apparato. Molto spesso noi intendiamo l’educazione semplicemente come un’attività formativa, un servizio rivolto ai bambini e ai ragazzi. Io sono convinto che per educare non basta offrire dei servizi, degli spazi o delle competenze. L’educazione non è qualcosa che si eroga, si offre o si garantisce. L’educazione è qualcosa che accade. Accade tra figli e genitori, tra alunni e insegnanti, tra ragazzi e maestri, e più avanti: accade sul lavoro, tra amici, tra genitori. Accade in quella rete di relazioni, di responsabilità e di affetti che trasforma una città da luogo di passaggio, sfondo delle nostre occupazioni quotidiane, a dimora, casa, bene comune, ovvero luogo della vita di una comunità di persone.
Il tema dell’emergenza educativa, oggi non si pone nei termini di questo o quel modello educativo, di questa o di quella politica o riforma. Si pone perché è a rischio la possibilità stessa che la nostra società sia davvero in grado di svolgere in modo coerente e continuativo il suo ruolo educativo nei confronti dei cittadini di domani. 
Si pone perché la velocità e la profondità dei cambiamenti in atto, culturali e immateriali ma anche tremendamente concreti, stanno riducendo quel margine di responsabilità e di credibilità per la quale noi possiamo ritenere di essere insegnanti, educatori, maestri o testimoni verso chi sta crescendo, riguardo al suo futuro, al suo lavoro, alla società nella quale vivrà, alla famiglia che costruirà, al suo progetto di vita.
Noi per primi spesso non siamo più tanto convinti di avere qualcosa da dire, e così lasciamo che i nostri figli crescano assorbendo disordinatamente tante esperienze diverse, la scuola, il tempo libero, gli affetti, sommati gli uni agli altri come si passa da un canale all’altro davanti alla tv, nella speranza che prima o poi in loro, quasi meccanicamente, qualcosa accada. 
Non funziona così. Ma cosa possiamo fare? Ho già parlato varie volte di un’idea, di una suggestione, la “città educante”. Ma nel corso del tempo, lavorando ai progetti che l'Amministrazione porta avanti, il concetto di “città educante” ha guadagnato per me un valore sempre più ampio e decisivo, fino ad apparire come il cuore di un'intera idea di città.
 
 La “città educante” non è un singolo progetto, tantomeno qualcosa che l’Amministrazione può fare da sola, ma piuttosto è un modo di ripensare la città come luogo di relazione, di identità, di memoria e di benessere collettivo al quale tutte le sue componenti sono chiamate a contribuire: le istituzioni, le imprese, le associazioni sportive e culturali, economiche e aggregative, tutte sono chiamate a fare la loro parte, stringendosi attorno e accanto alle famiglie, a cui deve rimanere la piena titolarità della responsabilità educativa.
 Forse allora la prima cosa che possiamo fare è molto semplicemente costruire insieme e  cominciare a rendere visibile e riconoscibile quello “spazio di confronto” che la lettere invocava. 
 Un primo passo, ma se io penso a come i miei genitori mi hanno educato, mi viene da rispondere semplicemente: cercando di essere credibili e coerenti nelle cose che loro facevano e lasciandomi osservare e imparare, senza tante spiegazioni e ramanzine. 
Per questo credo che non sarebbe da poco incontrarci, per dimostrare a noi e ai nostri ragazzi la volontà di essere più comunità, perché questa dimensione rappresenta oggi l’unica strada per ritrovare quella vicinanza che manca nella società degli estranei, quelle radici che rischiano di perdersi nei flussi della globalizzazione, quei valori comuni a cui non possiamo rinunciare in nome dell’individualismo e dell’etica soggettiva, quella sicurezza che ciascuno di noi domanda a una società ormai senza regole condivise.
Pietro Vignali

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Mary

    22 Febbraio @ 02.05

    Concordo sul fatto che l'educazione,la gentilezza e il rispetto per il prossimo sono alla base della civiltà di una città.Sta anche al buon senso di ognuno.Se per prime le persone non coltivano i propri valori di onestà,lealtà,empatia per gli altri...c'entra anche l'ambiente in cui si cresce,e molto;tuttavia può trattarsi anche di scelte individuali e di temperamento,non soltanto di valori inculcati,perchè è ovvio che poi ognuno è libero di sceglierli e accettarli o meno.Indubbiamente,però,la comunità in cui si vive,se prende una certa direzione,può fare la sua parte.Sia nell'ambito familiare,che lavorativo o scolastico o ambienti extra tutto questo.Certo che avere attorno a sè un certo contesto può fare la differenza.Se si pongono cultura,valori e ideali giusti come modello per la cittadinanza,sarà e crescerà certo in modo diverso,se non la si lascia senza punti di riferimenti sociali-ricreativi-educativi...e senza però dimenticare le esigenze basilari di una società: lavoro-casa-assistenza socio-sanitaria,istruzione-ecc. Non posso che concordare che l'ignoranza e il degrado sociale di vita di quelle persone,anche se giovani,possono essere stata buona concausa della loro mancanza di realizzare le conseguenze delle proprie azioni e la mancanza di riflessione e comprensione di ciò che stavano compiendo. Indubbiamente è meglio prevenire che curare,ed è meglio evitare che certe situazioni accadano,piuttosto che poi dover recuperare e contare giovani vite perse da una qualsiasi Comunità...che se si fosse sentita e fosse stata piu'educante,col senno di poi,diciamo,forse,con tutta probabilità,perchè di questo non si può esser certi,ma molto facilmente sì,non sarebbero mai accadute. Se posso dire la mia,l'Amministrazione non si deve sentire colpevole di ciò,però certamente trovare soluzioni di questo tipo e dedicare pensieri a possibili soluzioni di questi problemi davvero non da eludere,è già un ottimo primo passo,decisamente.quindi al di là delle critiche,vorrei sollevare la richiesta di suggerimenti utili,da parte di chi scrive,anche perchè interessarsi a un problema non significa fregarsene,e cercare una soluzione,o proporne una possibile che si pensa possa esser giusta,non significa per forza esser cosa sbagliata o vista con dubbio e sospetto di dire e non fare,delle solite promesse politiche volte solo alla facciata.bisogna poi cercare di ottenere risultati per il benessere della società comune,anzichè osteggiare intenzioni per prese di parte e posizioni politiche.dico che le fazioni politiche rovinano la ricerca del bene della società,perchè dividono le amministrazioni. E se posso esprimere un'altra considerazione,buona parte di responsabilità di certi accadimenti,se la dovrebbero accollare anche i mass media che mandano in onda messaggi di violenza gratuita senza controllo,e altrettanto i giornali e i programmi tv che diffondono messaggi negativi,spesso,imitati dai giovani...che non sanno discernere.messaggi che arrivano anche agli adulti,che a volte loro stessi non sanno captare e distinguere,se siano bene o male,e così nascono situazioni sociali che sono quello che sono.se gli adulti non sanno per primi insegnare ai figli cosa è bene e cosa e male,e distinguere,ed avere un comportamento esemplare-modello da insegnare,certo che l'educazione è davvero una utopia.ciò che è stato scritto è molto bello,ma purtroppo mi sento di dire che la società moderna attuale sta prendendo un'altra direzione,purtroppo.tuttavia,si è ancora in tempo per cambiare,se si vuole...e fare in modo che non succedano piu'episodi negativi gravi come questi,ma anche molto minori...certo che sono solo parole...ma le parole nascono dai pensieri.e i pensieri sono i primi artefici dei fatti e dell'agire...ed è con questo che stiamo costruendo questo mondo.la speranza che ogni cosa vada ok c'è.bisogna anche metterci la buona volontà! da parte di tutti...piu'unione e collaborazione per un mondo migliore e meno individualismi e critiche e piu'suggerimenti utili.se di individualismo si deve parlare,allora almeno ognuno faccia la propria parte per costruire nel proprio piccolo una società educante nel proprio microcosmo,dato che ogni microcosmo sommato agli altri,forma una società

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  • giuliano g.

    21 Febbraio @ 10.30

    Bravo Maestro ! Una Città educante forse non basta. Bisogna eliminare le cause che portano a quello come ad altri fenomeni di conflittualità, di insofferenza e di sofferenza. In quell' Istituto c'era una Comunità educante eppure le condizioni di vita di quei ragazzi sono state più forti di ogni parola. Cominciamo a rendere più efficiente la scuola ! G. Galiardi

    Rispondi

  • giordano

    21 Febbraio @ 07.22

    Ho appena finito di leggere la lettera che il Sindaco, dott. Vignali, ha scritto alla Gazzetta di Parma, per proporre le proprie riflessioni sull’ “emergenza educativa”, prendendo spunto dalla morte di Guri e dalle riflessioni degli educatori della Cooperativa Gruppo Scuola. Nella vita cerco di fare l’insegnante elementare, così come il genitore, e credo che qualsiasi adulto che voglia essere credibile ed autorevole debba cercare la coerenza tra ciò che dichiara e ciò che tenta di realizzare. Non mi permetto di giudicare il livello personale, ma come cittadino, mi sento di porre alcune analisi critiche sulle scelte che l’Amministrazione Comunale sta facendo. Se davvero si cerca di realizzare una “città educante”, che non sia soltanto uno slogan, ci si chiede su quali valori si stanno fondando le scelte amministrative? Sicuramente non sull’uguaglianza: mentre tutte le scuole di Parma stanno soffrendo una situazione economica devastante, si promuovono progetti faraonici a favore di una scuola elitaria per pochi privilegiati (circa 800, a fronte di decine di migliaia di studenti delle scuole pubbliche). Sicuramente non della sobrietà: si promuove un progetto da 4,6 milioni di Euro in 3 anni (Parma città sensibile 2.0), che distribuirà a pioggia una serie di computer acquistati dall’IBM, mentre non vi è assolutamente un corrispettivo di progettualità e di sostegno alle realtà che operano tutti i giorni con bambini, adolescenti e giovani. Sicuramente non della famiglia: non basta riempirsi la bocca di family card e quoziente Parma perché vi siano realmente benefici per le famiglie. Ci vogliono servizi per tutti (dall’asilo nido alla fine della scuola dell’obbligo) degni, gratuiti e pienamente accessibili. Ci vogliono case in cui abitare (non camioncini in mezzo alla strada). Ci vogliono servizi estivi gratuiti su cui poter fare affidamento. Ci vogliono servizi sociali all’altezza su cui potersi appoggiare, nel momento della difficoltà. Credo che sarebbe molto utile che si smettesse di voler proiettare un’immagine di Parma e dei suoi amministratori e si cominciasse a cercare il bene dei cittadini, il bene profondo, silenzioso e nascosto, soprattutto dei cittadini più deboli. Che non sono l’oggetto di beneficenza e del buon cuore della città, vanto della propria magnanimità. I ragazzini che si odiano e si uccidono per piccoli sgarri, fanno qualcosa di diverso da chi incita all’odio razziale e alla discriminazione per religione, sventolando vessilli di paura e di “sicurezza”? Da chi pensa che le “retate casa per casa” siano la soluzione all’immigrazione clandestina e alla criminalità? I bambini e le bambine che incontro tutti i giorni in classe hanno tanto bisogno di figure adulte che siano coerenti, serie, appassionate e fedeli, durante tutto il loro percorso di vita… Non so se questo li metterà al sicuro, se li aiuterà a costruirsi un’identità solida, certamente è ciò su cui posso verificare la mia coerenza. La invito, signor Sindaco, insieme alla sua Giunta, a chiedersi cosa mette al centro del suo agire, come rappresentante dei cittadini di questa città. Cordiali saluti Giordano Mancastroppa

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