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Basta campanilismi: l'unione fa la crescita

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Le aree vaste nascono come eredi delle Province dalla legge Delrio («Riordino delle Province e delle città metropolitane») e sono una scommessa per il nostro futuro. Per definizione sono enti locali a metà strada tra Comuni e Regioni, per vocazione un trampolino di lancio per l’economia dei territori, ma anche per tutto ciò che sui territori insiste, dalla cultura alla società civile.
Parma, Reggio, Piacenza (e forse Modena) uniranno dunque le proprie forze per camminare insieme verso il nuovo, verso l’Europa, verso il mondo. Perlomeno, questa è la strada che si sta cercando di percorrere. Le parole del sindaco di Reggio, Luca Vecchi, spingono in questa direzione e fanno ben sperare. L’obiettivo è avere una forte e coesa area vasta che vada da Piacenza a Modena: e se Modena non dovesse starci – ha detto, in sintesi – Reggio sceglierà comunque di stare con Parma.
Un bel passo avanti. Anche rispetto al recente passato, senza bisogno di andare indietro fino all’età dei comuni. Sono già state perse anche troppe occasioni, negli anni, per colpa di un campanilismo perfino grottesco, qualche volta.
Prendiamo la famigerata stazione mediopadana dell’alta velocità. Se solo Parma e Reggio avessero «lavorato» insieme, all’epoca dell’assegnazione, avrebbe potuto essere realizzata a metà strada, nei pressi del casello di Campegine dell’Autosole. E’ solo un esempio.
Il sindaco Vecchi ha citato, tra gli altri possibili progetti comuni dell’area vasta, un festival Verdi che coinvolga i teatri della via Emilia. E’ solo un’idea (molto buona), tra le tante che potranno nascere, quando l’area vasta prenderà forma.
Territori così simili e omogenei per ragioni geografiche, storiche, sociali e economiche hanno solo da guadagnare dal ragionare insieme. Possono rafforzare la capacità di rilanciare la propria immagine, promuoverla a livello internazionale. Possono concretamente porre le basi per fare crescere i territori, per creare opportunità. Non è affatto casuale che gli imprenditori si siano già mossi e non vedano l’ora che l’area vasta nasca e decolli, forti di uno studio – commissionato alla società Prometeia dalle associazioni degli industriali di Parma, Reggio e Piacenza – che conferma le forti identità dei territori delle province emiliane.
Un festival Verdi «allargato» è un esempio di come il progetto area vasta possa essere interessante anche sotto il profilo culturale, non esclusivamente per l’economia. E non dimentichiamo l’università. E le infrastrutture: tempo fa il presidente dell’aeroporto Guido Dalla Rosa Prati aveva lanciato l’idea di un collegamento ferroviario da Parma alla stazione mediopadana: proposta accolta da subito con entusiasmo dallo stesso Vecchi. Ecco un altro esempio di sinergie possibili, di infrastrutture. (Per la cronaca, di quel collegamento non si è più parlato, e nel frattempo Reggio ha presentato una navetta ferroviaria sulla linea Reggio-Mantova).
L’importante è che l’area vasta parta con il piede giusto: il primo tema da affrontare non è chi comanda o decidere chi fa cosa. E’ capire cosa si può fare per creare le condizioni per favorire la crescita dei territori. E dopo, solo dopo, decidere come perseguire l’obiettivo con efficacia. Un modo nuovo di ragionare. L’unico possibile per centrare l’obiettivo.
crinaldi@gazzettadiparma.net

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  • Ettore Fieretti

    05 Dicembre @ 21.55

    Ma certo, quello che è mio (la mediopadana) è mio e resta mio, mentre quello che è tuo (il festival Verdi)... è mio anche quello. Ancora una volta a reggio cercano di fregarci qualcosa. A mio avviso Parma potrebbe benissimo chiedere e costruire tramite sponsors privati una fermata in linea all'altezza delle Fiere... poi ci sediamo e iniziamo a parlare di area vasta e crescita coi reggiani. Non ci è bastata la prima volta?

    Rispondi

  • Nicola Martini

    05 Dicembre @ 21.28

    L'editoriale è condivisibile per un buon 75%. Fare sistema in un mondo globalizzato è l'unico modo per mantenere alti livelli di crescita. Nel nostro territorio si possono attivare sinergie in tantissimi campi in quanto c'è solo l'imbarazzo della scelta (aziende, Università, Fiere, servizi, ecc.). Si può considerare anche la Mediopadana come esempio di quel campanilismo grottesco dannoso citato dal Direttore di testata, ma non solo per quanto riguarda il posizionamento. La stazione a Campegine sarebbe stata lo stesso un errore dato che in certe materie si deve avere una visione d'insieme e prendere decisioni sulla base dei dati. Nessun Amministratore sia locale che regionale ad avviso di chi scrive ha saputo perseguire l'interesse pubblico a pieno in questa circostanza. All'epoca bisognava far capire a chi di dovere che era un errore madornale trasporre in Italia il modello AV francese, che punta generalmente su alte velocità e fermate sporadiche (ogni 80 km), in quanto strutturato per realtà in cui la presenza antropica è sparsa. Chi ha creato tale sistema in Italia l'ha pure trasposto male in quanto in Francia in zone popolate come l'Emilia le stazioni del Tav sono vicine tra loro (Marsiglia-Aix en Provence Tgv - 20 km). In realtà densamente popolate come la Pianura Padana, in mezzo mondo le stazioni del Tav sono distanti anche soli 20-30 km alle volte. Oltre al sistema nipponico (che dovremmo prendere a modello) in cui la media delle fermate in linea in realtà simili alla nostra è di 25/30 km, si può fare l'esempio di quello tedesco. In Baden-Wuttenberg sulla Mannheim-Basel AV nel tratto di ca. 140 km tra le stazioni di Karlsruhe e Freiburg vi sono anche le fermate di Baden-Baden e Offenburg (entrambe cittadine di 60.000 ab.). Chi pensa che non siano sostenibili stazioni in linea in ogni Capoluogo emiliano dovrebbe sapere che il limite minimo per l'apertura di una stazione AV può essere considerato (se non ricordo male) in ca. 200.000 ab. entro 50 km o 500.000 ab. entro 80 km, parametri che Piacenza, Parma e Modena superano ognuna abbondantemente. In realtà è grottesco campanilismo voler "sovrainfrastrutturare" Reggio pretendendo che parmigiani e modenesi si servano di una stazione ad oltre 35 km di distanza, oltretutto costata uno sproposito. Aprendo stazioni in ogni Capoluogo si riuscirebbe a caricare la linea ben oltre le aspettative di traffico più rosee per la Mediopadana. Sarebbe il caso di iniziare a discutere seriamente di dati tecnici.

    Rispondi

    • Nicola Martini

      06 Dicembre @ 16.35

      Chiedo venia. Mi accorgo solo ora (e mi correggo) che l'articolo non è attribuibile all'attuale Direttore ma a quello precedente che ha di recente cessato l'interim.

      Rispondi

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