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Botti, la passione politica e la missione di medico

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 Era riuscito ad abbinare un appassionato impegno in politica, iniziato nel 1943 a soli 17 anni con l'iscrizione al Partito comunista e l'ingresso nelle file della Resistenza a una carriera medico di alto profilo, che lo ha portato ad essere per quasi 25 anni il primario della divisione di Cardiologia del Maggiore.

E Giuseppe Botti, morto nei giorni scorsi a 83 anni nella sua abitazione di Vignale di Traversetolo, è stata davvero una figura di tutto rilievo per la nostra città, anche se le sue origini erano apuane. 
Era infatti nato nel luglio del 1926 ad Avenza, in provincia di Massa Carrara. E, anche se gran parte della sua vita si era poi svolta in terra parmigiana, dove aveva trovato moglie e svolto la propria carriera di medico, alla sua terra natale era sempre rimasto molto legato, tanto che nel 1983 si era presentato alle elezioni politiche per il Senato  nelle file del Pci proprio nel collegio di Massa Carrara.   Aveva ottenuto un successo personale notevole, con oltre il 36 per cento dei voti ed era entrato a Palazzo Madama nel dicembre di quell'anno subentrando a uno dei «padri della patria», Umberto Terracini.
In Senato Botti era però rimasto soltanto due anni e mezzo, in quanto nel giugno del 1986 si era voluto dimettere dopo che l'Usl lo aveva messo in aspettativa dal suo incarico di primario di Cardiologia. Impensabile per lui, medico d'altri tempi e votato in pieno alla professione, rinunciare al contatto quotidiano con gli ammalati e di lì la rinuncia al prestigioso incarico politico dopo che era stato respinto un suo ricorso legale.
Figlio di un socialista «vecchio stampo» dipendente della ferrovia marmifera, Giuseppe Botti, detto «Pino», entrò a soli 17 anni nel Pci e a far parte della Resistenza come partigiano «Kid» (ovvio il riferimento alla giovane età) nei gruppi di azione patriottica e nella divisione Garibaldi di Carrara. Terminata la guerra, riprese gli studi e riuscì a laurearsi in Medicina a Parma con notevoli sacrifici. Dopo la laurea, dal 1954 e fino al 1970, Botti fu assistente universitario della Clinica medica generale sotto la guida di un luminare come il professor Bianchi conseguendo anche la libera docenza in Semeiotica medica e in Patologia speciale medica. Ma la svolta della sua carriera arrivò nel 1970, quando lasciò l'Università per assumere la carica di primario della Cardiologia degli allora Ospedali riuniti, che mantenne a pieno titolo fino al 1991, quando venne «pensionato d'ufficio» dall'Ausl. Botti si oppose alla scelta e, fra ricorsi e controricorsi, mantenne poi l'incarico fino al 1995, quando il Consiglio di stato gli dette definitivamente torto.
Botti arrivò a essere uno dei «luminari» della cardiologia italiana, dopo essersi formato alla  scuola del professor Lenegre a Parigi e aver frequentato per lunghi periodi i più importanti centri cardiologici europei e nordamericani. E' stato autore di oltre 200 lavori scientifici per riviste cardiologiche italiane ed estere e fino all'ultimo ha sempre messo i pazienti al centro del proprio lavoro. Dopo lo scioglimento del Pci, si era iscritto al Pds e ai Ds, ma la sua ultima «casa», dal 2001, era stata nei Comunisti italiani, di cui era componente della segreteria provinciale. All'inizio degli anni '90 è  stato consigliere comunale del Pds  a Parma e un analogo incarico ha ricoperto anche a Traversetolo, suo comune di residenza. 
«Con lui - dice Ettore Manno, segretario provinciale del Pdci - scompare una figura di comunista, antifascista e professionista che nel suo lavoro ha amato le persone e i poveri. Nella crisi di valori di oggi il suo è un riferimento e un esempio che Parma ricorderà a lungo». Giuseppe Botti, i cui funerali si sono tenuti nei giorni scorsi, lascia i figli Claudia e Stefano e le nipoti Anna, Ilaria e Lucia. g.l.z.
 

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  • gianfranco ferrari

    12 Aprile @ 13.24

    Nei necrologi della gazzetta era assente quello dell'azienda ospedaliera ove ha lavorato per anni, così come accade quasi sempre quando scompare un ex dipendente. Poi ha sentirli i dirigenti, parlano ai dipendenti di amore per l'azienda ! POVERINI !

    Rispondi

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