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Editoriale - Vogliamo le riforme non le elezioni

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di Giuliano Molossi

Voglia di elezioni, titola a tutta pagina, a caratteri cubitali, «Il Giornale». Chi vuole le elezioni? Feltri? Bossi? Berlusconi? Può darsi, dopo il terremoto politico provocato dalla rivolta di Gianfranco Fini. Ma una cosa è sicura: le elezioni non le vuole la gente. Nemmeno quelli che votano il centrodestra, nemmeno i leghisti.
La gente chiede a gran voce un'altra cosa: le riforme. Quelle riforme promesse dal presidente del Consiglio, a Parma, appena due settimane fa al convegno di Confindustria. C'è bisogno di ricordarlo? Tagli alla spesa pubblica, diminuzione delle tasse e snellimento del sistema fiscale, federalismo, più soldi per ricerca, innovazione e infrastrutture. Abbiamo davanti a noi tre anni senza elezioni, il governo non ha più alibi, aveva detto la Marcegaglia al premier. In pochi giorni, è cambiato tutto. L'alibi oggi può essere Fini. Se la maggioranza non riuscisse a marciare spedita come vorrebbe, Bossi potrebbe aver la tentazione di staccare la spina. Il governo non vuole essere logorato dall'ostruzionismo, o peggio dal boicottaggio, dei parlamentari rimasti fedeli a Fini, non può rischiare di andar sotto a ogni votazione. Fini, riferisce Bondi, ha promesso scintille alla Camera fin dai prossimi giorni. Nel suo ruolo di presidente, se vuole, ha i mezzi per mettere i bastoni fra le ruote a Pdl e Lega. Uno dei suoi deputati ha detto al «Riformista»: «La nostra strategia è stancarli, sfinirli. E non sarà difficile». Ma subito è arrivata la risposta: al primo impiccio che ci creano, si apre la crisi e si va a votare.
Non è così scontato che il banco salti al primo giro. Fini è abile e intelligente, valuterà le mosse da fare con la pazienza e l'attenzione di un bravo scacchista. Potrebbe rivelarsi meno incendiario del previsto. Più cauto, più riflessivo. Dimostrando, ad esempio, lealtà verso un programma di governo che lui stesso ha condiviso, anche se, dopo il durissimo scontro con Berlusconi alla direzione del Pdl, nulla sarà più come prima. La sparuta pattuglia di parlamentari finiani rivendicherà ad ogni piè sospinto il diritto al dissenso, farà le pulci ai provvedimenti poco graditi, come quelli in arrivo sulla giustizia e sul testamento biologico.
Ma la vera sfida si giocherà sul federalismo fiscale, che per la Lega è la madre di tutte le battaglie. Sarà qui che vedremo se la maggioranza riuscirà a reggere, a costo di mediare e di individuare una soluzione che vada bene a tutti. Ci sarà da far i conti anche con gli umori di Bossi, che un giorno strilla per farsi sentire dai suoi («Siamo dinanzi al crollo verticale del governo e probabilmente alla fine dell'alleanza con il Pdl»), e il giorno dopo corregge, sfuma, frena.
Non dovremo attendere molto per sapere come andrà a finire. Per capire quali sviluppi potrebbe avere lo scontro nella maggioranza sarà interessante vedere quel che dirà Fini oggi pomeriggio su Rai3, ospite di Lucia Annunziata e martedì a Ballarò. Farà il piromane o il pompiere?

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  • Matteo

    25 Aprile @ 10.13

    Nei prossimi tre anni questo governo, come al solito, non potrà mantenere le promesse fatte ai suoi elettori. Del resto anche nei primi due anni della legislatura non è stato fatto niente di quello promesso, in parte per la sfavorevole congiuntura economica, ed in parte perché occupato a tamponare le questioni giudiziare personali del presidente del consiglio. Anche oggi in TV il ministro dell'economia Tremonti ha annoverato il resoconto del FMI sullo stato del debito italiano tra i successi del Governo Berlusconi, dimenticando che per raggiungere questo obbiettivo il loro programma elettorale (dimunuizione della pressione fiscale, aiuto alle famiglie, aiuti alle imprese ecc. ecc.) non è stato affatto attuato. Il federalismo fiscale, come riconosciuto da tutti gli economisti, richiederà, almeno all'inizio, non poche risorse economiche, sarei curioso di sapere da dove Tremonti le ricaverà. Per questi motivi non credo che le elezioni politiche anticipate siano così remote nella mente dei nostri attuali politicanti ai quali dei problemi della gente non interessa molto. Bisognerebbe smettere di votare questi politici, ripristinando la possibilità di scegliere i nostri rappresentanti e svecchiando le aule del parlamento (aule che potrebbero essere ridotte ad una).

    Rispondi

  • w l'italia

    25 Aprile @ 10.03

    Si si 3 anni di stabilità e riforme...Ah ah ah e questi sono uomini al servizio del paese? che lavorano esclusivamente per l'interesse della nazione? Con questo non voglio accusare ne fini ne la lega ne berlusconi ne l'opposizione (questi ultimi men che meno ... non stanno facendo niente) Ogni paese ha la classe politica che si merita

    Rispondi

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