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Mense scolastiche: polemica Paci-Pellacini

Da aprile il Comune studierà alcuni cambiamenti

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Mense scolastiche: è polemica fra il capogruppo Udc Giuseppe Pellacini e il vicesindaco Nicoletta Paci. In un intervento pubblicato oggi dalla Gazzetta, Pellacini attacca la gestione del servizio e dice tra l'altro: "I genitori stanno iniziando a ritirare bambini e ragazzi dalle mense, visti i mille problemi e il costo molto alto". Critiche da Pellacini anche riguardo ai menu etnici.
Nicoletta Paci, vicesindaco, replica parlando di "distorsione dei fatti" da parte del consigliere comunale, al quale risponde punto per punto attraverso un comunicato. Modifiche possono essere fatte, dice inoltre la Paci: dal 4 aprile saranno fatte alcune sperimentazioni, per eventuali cambiamenti a partire da settembre. 

Scrive la Paci: 


Le rinunce al servizio: hanno rinunciato al servizio 56 bambini su 8424 iscritti nel 2014/15, mentre sono state 90 le rinunce su 8783 iscritti all’anno 2015/16 tuttora in corso, quindi appena l’1.02% sul totale degli utenti del servizio. Per quanto riguarda i nidi d’Infanzia e scuole d’Infanzia il servizio di ristorazione scolastica è legato all’iscrizione al nido o alla scuola infanzia e pertanto non è possibile la rinuncia al servizio di ristorazione.
La grammatura del cibo è decisa da AUSL secondo le direttive regionali. Infatti composizione nutrizionale, ripartizione calorica, grammature e frequenza degli alimenti sono stabiliti da Delibera regione Emilia Romagna n.418 del 2012. Utilizzo di prodotti biologici, locali e tipici del territorio, nel nostro caso Parma, sono richiesti da precise linee guida nazionali e regionali che indirizzano le scelte della ristorazione scolastica, e a questo indirizzo ci atteniamo nel corso di tutto l’anno. I menu sono valutati e vidimati annualmente dall’Unità Operativa Nutrizione dell’ASL di Parma.

Menù etnici: hanno avuto una gradibilità alta nelle scuole, ottenendo un punteggio pari al 6/6,5 come da rilevazioni della ditta di ristorazione Camst. Sono stati preceduti da video che spiegavano ai bambini il perché di certi cibi e la loro provenienza e poi veniva mostrato come erano preparati e assaggiati dai loro coetanei assistiti dalle maestre e dalla mediatrice culturale. Su un totale di 200 giornate scolastiche i menù etnici sono stati in tutto 4, una percentuale pertanto irrisoria sulla totalità dei pasti che invece si rifanno alla tradizione culinaria italiana. Sono invece un poderoso veicolo di conoscenza e integrazione che si oppone ai radicalismi, cercando di fare prevenzione attraverso l’istruzione e l’informazione.
E veniamo ai costi che non sono affatto alti se si considera che ci sono sconti per le fasce più deboli e che ogni pasto è composto da primo, secondo, contorno, pane e frutta fresca di stagione. I menù possono essere periodicamente soggetti a modifiche al fine di:
• aumentare la gradevolezza dei piatti; favorire l’uso di frutta e verdura di stagione;
• affrontare tempestivamente le difficoltà che si possono presentare nella popolazione scolastica ad accettare i piatti proposti;
• garantire ulteriormente la variabilità degli alimenti;
• rispondere ad esigenze nutrizionali e dietetiche che dovessero emergere nel corso dell’appalto;
• essere coerenti con i programmi di educazione alimentare sviluppati nell’ambito scolastico.
I menu proposti sono atti a garantire un adeguato apporto energetico, a seconda della fascia di età interessata, e sono elaborati nel rispetto delle Linee Guida ministeriali e regionali.
I menu sono redatti prevedendo un menu autunnale, un menu invernale, un menu primaverile ed un menu estivo per rispettare la stagionalità dei prodotti vegetali e con una rotazione su almeno 4 settimane per una maggiore varietà di piatti proposti.
In tutti gli ordini di scuole si è operato per garantire le indicazioni provenienti dai LARN, in particolare avendo attenzione a variare le offerte alimentari proposte, ridurre l’apporto dei grassi (soprattutto quelli saturi e di origine animale), incrementare l’introduzione di carboidrati e fibre e riequilibrare l’apporto proteico curando l’introduzione di proteine vegetali a scapito di quelle animali, anche al fine di garantire un giusto apporto di micronutrienti (vitamine e sali minerali).

Almeno una volta la settimana è stato previsto un “piatto unico”, costituito da carboidrati e da proteine animali o vegetali (come i legumi), accompagnato con un contorno di verdura cruda e/o cotta e una porzione di frutta per farne un pasto completo.
Personalmente mi sono recata nel corso delle scorse settimane nelle varie mense scolastiche per verificare che tutto quanto indicato nel capitolato fosse effettivamente messo in atto. Questo tour mi ha permesso di verificare che alcune procedure possono essere migliorate, coinvolgendo tutti gli attori del sistema che certo non si limita ai soli operatori della ristorazione ma coinvolge molti altri a partire dalle famiglie e dagli insegnanti fino ai bambini stessi.

Avendo in mente l’obiettivo di un miglioramento, partirà dal 4 aprile una sperimentazione su 6 scuole del territorio per testare le modalità migliori di attuazione del servizio, e in base ai risultati raggiunti da tale processo si predisporranno alcuni cambiamenti per il servizio a partire da settembre.
Il pasto è sicuramente un momento educativo molto importante e deve essere affrontato con gli strumenti corretti per farne un momento di crescita. Proprio in questo settore, come amministrazione, ci stiamo spendendo molto cercando, anche con i menù etnici, di aprire la mente dei nostri ragazzi e di offrire loro oltre che l’abitudine ad una corretta alimentazione anche una varietà culturale. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Mala Tempora

    27 Marzo @ 15.30

    Forse V.non sa che non c'è solo calcare nell'acqua "del sindaco", ma anche piombo, mercurio ecc... Ciò dipende da quello che le aziende scaricano nei corsi d'acqua e nel sottosuolo e (nel centro storico) da tubature vecchie. Poi basta assaggiarla e si sente subito che fa schifo e il sapore che ha è metallico... Ma del resto, de gustibus non disputandum...

    Rispondi

    • Vercingetorige

      27 Marzo @ 18.28

      Forse "Mala Tempora" non sa che la presenza di inquinanti batteriologici e chimico-fisici nell' acqua potabile di Parma è più monitorata di quella delle acque imbottigliate , ed entro i limiti della norma . Non mi crede ? Prenda un bicchiere dell' acqua potabile del suo rubinetto e la faccia analizzare .

      Rispondi

  • Nocciolina

    27 Marzo @ 12.33

    mmm la camst.... quella che fa anche i pasti per l'ospedale.... aiuto!!! Te credo che i bambini non sono contenti!

    Rispondi

    • Vercingetorige

      27 Marzo @ 18.42

      "Nocciolina" , fa i pasti per l' Ospedale , per le Case di Riposo , per le Mense Aziendali , per le Mense Scolastiche , fa i pasti precotti che vengono consegnati a casa alle persone in assistenza domiciliare......... Circola addirittura la voce che alcuni Ristoranti della città si facciano portare dalla CAMST Faraboli arrosti , punte al forno , polpettoni precotti.........

      Rispondi

  • Mala Tempora

    27 Marzo @ 09.44

    Forse il problema non è nella composizione dei menù, ma nella qualità di come sono cucinati! Sono uno dei genitori che lo scorso anno ha tolto dalla mensa il figlio (scuola primaria). Per vari motivi: a lui non piaceva quello che si mangiava e altri compagni hanno confermato che "fa schifo"; altri bambini hanno trovato insetti nel piatto, e una volta può essere un caso, due è un indizio, tre è una probabilità...; non veniva servita acqua minerale ma di rubinetto "naturizzata" e chi abita in centro storico sa bene che l'acqua del rubinetto è praticamente imbevibile e contiene disciolto molte sostanze tossiche. Questo solo per fare un esempio. Posto il problema alla scuola, fummo senza mezzi termini e poco educatamente invitati a tacere. A questo punto, ci mangiassero gli altri...!

    Rispondi

    • Vercingetorige

      27 Marzo @ 12.28

      L' ACQUA DEL RUBINETTO (cioè l' acqua potabile dell' acquedotto ) E' MOLTO PIU' CONTROLLATA DELLE ACQUE IMBOTTIGLIATE che si trovano in vendita in negozi e supermercati E NON CONTIENE SOSTANZE TOSSICHE . Quella di Parma ha il difetto di contenere molto calcare , che comunque , non è "tossico" ( anche se incrosta i tubi ed ottura i lavandini). PERALTRO VOI SAPETE CHE , DELL' ACQUA IMBOTTIGLIATA CHE TROVATE NEI SUPERMERCATI , UNA PARTE E' "MINERALE" , MA UNA PARTE E' ACQUA "DA TAVOLA" , NON "MINERALE" , cioè è proprio acqua del rubinetto in bottiglia. Attenti alle etichette ! Attenti anche nei ristoranti : c' è qualche "furbo" che vi serve , e vi fa pagare come "minerale" , acqua del rubinetto resa frizzante con l' apposita pompetta. Chiedete l' acqua minerale in bottiglia chiusa . Per il resto , anch' io , diversi anni fa , ho ritirato mio figlio dalla mensa scolastica , perché non mangiava in quanto ,quel che gli davano , era diverso da quello cui era abituato a casa e non gli piaceva

      Rispondi

  • Filippo Bertozzi

    26 Marzo @ 21.34

    A proposito di distorsioni: gli 8783 iscritti di cui si parla, includono i bambini di nidi e materne? Perché visto che poche righe dopo si dice che questi non possono rinunciare alla mensa, non dovrebbero neanche rientrare nel conto su cui si calcola l'1,02% delle rinunce.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    26 Marzo @ 20.05

    Scommettiamo che , quelli che vogliono i "menu etnici" nelle mense scolastiche , sono gli stessi che non vogliono il Presepio a scuola per Natale ?

    Rispondi

    • antonio

      26 Marzo @ 21.58

      Hai molto tempo in cui non sai cosa fare

      Rispondi

      • Vercingetorige

        27 Marzo @ 11.00

        Come tu hai molto tempo per rispondere.

        Rispondi

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