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Piccole storie di grandi parmigiane/10

Dizionario delle Parmigiane
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Piccole storie di donne parmigiane - alcune note, altre no - che hanno fatto un pezzetto della nostra storia. Oggi arriviamo a dieci: il decimo degli appuntamenti che abbiamo voluto dedicare alle parmigiane di un passato più o meno recente, celebrandole sul nostro sito e raccontandole di settimana in settimana grazie al prezioso lavoro di Fabrizia Dalcò, che proprio a loro ha reso protagoniste ne "Il dizionario biografico delle parmigiane", da cui queste schede sono tratte e che è stato voluto dalla Provincia di Parma. Ecco le tre della settimana:

Fogliazzi Teresa
Borgo San Donnino 1733 - Cormano 31 ottobre 1792
Attrice e danzatrice. Figlia di Agostino ed Elisabetta Tagliasacchi. Seguì la famiglia a Pavia e a Milano. Rivelò, fin dall’adolescenza, talento per la recitazione e per la danza e fu molto ricercata nelle serate e nei salotti: frequentò soprattutto quello di casa Serbelloni ove ferveva, nel secondo Settecento, la vita artistica e intellettuale milanese. Nella primavera 1745 fu al Teatro Ducale nel Siface di Leonardo Leo e nella stagione di Fiera 1751 danzò al Teatro di Reggio Emilia. Legata al ballerino e coreografo Gasparo Angiolini, lo seguì nelle corti europee: si sposarono nel 1754. Già al 1752 risale il suo primo soggiorno a Vienna, dove recitò forse per l’influenza di Pietro Metastasio: la sua amicizia la accompagnò per molti anni. Dal 1755 si ha testimonianza della frequente presenza a Vienna: vi risiedette stabilmente dal 1758 al 1766 con il marito Angiolini, maestro di ballo di Corte. Nel 1766 il marito si trasferì a Pietroburgo e Teresa alternò soggiorni russi a sempre più frequenti ritorni a Milano, dove si stabilì definitivamente nel 1773. Il salotto del palazzo milanese, come anche la villa della Malcacciata a Cormano, divennero ritrovo di scrittori, artisti, alti funzionari, tra i quali Cesare Beccaria, Giuseppe Piermarini, Andrea Appiani, e soprattutto Giuseppe Parini. Le sue importanti relazioni furono fondamentali per i numerosi figli: Francesco Antonio, nato a Vienna nel 1755, ricoprì alti incarichi diplomatici in Austria e Russia, e fu prefetto nel periodo napoleonico; Pietro, nato nel 1764, divenne ballerino, come Nicolò (nato nel 1765), Pasquale (nato nel 1766) e Fortunata, prima ballerina a Vienna dal 1793 al 1808.
Bibl.: Gallotti C.F., ad vocem in Dizionario biografico degli Italiani, XLVIII, 1997, pp. 491-492; Lasagni R., Dizionario biografico dei parmigiani, PPS Editrice, 1999, II, pp. 777-779; Vetro G. N., Dizionario dei musicisti di Parma dalle origini al 1950, Tecnografica, 2008, pp. 165-166.

Guidorossi Erminia
Parma 5 aprile 1876 - 28 maggio 1956
Lattaia. Nel 1914, insieme alle sorelle Giuseppina ed Elvira, aprì in via Mameli 16 uno dei primi locali pubblici Cura Lattea. Anche a Parma, nei primi del Novecento, nacquero nuovi luoghi d’incontro: l’ambiente fumoso che caratterizzava le osterie fu trasformato con interventi decorativi e d’arredo luminosi. Vi si consumava soprattutto latte, anche se vi si potevano trovare anche liquori. I prezzi per la cura erano: 15 centesimi per una tazza di latte e cacao o latte e cioccolata; dieci centesimi per una tazza di latte ghiacciato o caldo.
Bibl.: Lasagni R., Dizionario biografico dei Parmigiani, PPS Editrice, 1999, III, p 100; Marcheselli T., Parma di una volta, Grafiche Step, 2006, I, p 34.

Rossi Ada
Baganzola (PR) 10 settembre 1899 - Roma 1993
Insegnante e antifascista. Discendente da una famiglia dall’albero genealogico speciale: capostipite è un ufficiale napoleonico, di origine polacca, Leroux, il rosso dal colore dei capelli che decise di fermarsi nel Granducato dove assunse il nome di Gaetano Rossi. La madre, Concettina Montanari, apparteneva a una famiglia della borghesia parmense. A tredici anni venne iscritta al Collegio per figlie di ufficiali “Villa della Regina” di Torino: a diciotto anni ne uscì con il diploma di maestra. In seguito al matrimonio in seconde nozze della madre con il cassiere della Banca d’Italia, Carlo Morandi, la famiglia si trasferì a Bergamo. Dopo aver superato l’esame integrativo, s’iscrisse alla Facoltà di Matematica e Fisica all’Università di Pavia, dove si laureò: cominciò a insegnare prima in un istituto scolastico religioso, poi all’avviamento professionale. Nel 1928 ricevette l’incarico di insegnante di matematica e fisica presso l’istituto tecnico Vittorio Emanuele di Bergamo dove incontrò il futuro marito Ernesto Rossi, docente nello stesso istituto. Da molto tempo Ada, educata dalla madre ai valori di libertà e uguaglianza, aveva compiuto una scelta antifascista, motivata soprattutto da fattori etici, improntati alla non violenza. Partecipò attivamente alla lotta antifascista, dapprima con l’incarico di tenere il collegamento con il sacerdote bergamasco Don Virgilio Teani: dal 1929 entrò negli ambiente antifascisti milanesi, conoscendo Riccado Bauer, Pietro Zari e Dino Gentili e tutti gli altri componenti del gruppo Giustizia e Libertà. La sua storia è strettamente intrecciata a quella del marito: economista, pubblicista, nel 1926 diresse, con Gaetano Salvemini e Carlo Rosselli, il foglio antifascista “Non mollare”, quindi fu arrestato e condannato dal Tribunale Speciale e, dopo nove anni di carcere, fu confinato nell’isola di Ventotene. La relazione con Ernesto le causò la perdita della cattedra all’istituto tecnico e l’ostracismo da tutte le scuole della città: si mantenne alternando lezioni private a qualche ora d’insegnamento presso l’istituto femminile La Sagesse di Bergamo alta. In un documento del 31 ottobre 1931, stilato da un ufficiale dei carabinieri di Bergamo, Ada viene definita elemento pericolosissimo, profonda odiatrice del fascismo e anima ribelle: questo giudizio deriva dall’essere una donna indipendente, emancipata e fuori dagli schemi, che vive al di fuori delle regole sociali a cui le donne del tempo dovevano sottostare. Ada ed Ernesto si sposarono il 24 ottobre del 1931, pochi mesi dopo l’arresto, nell’ufficio del direttore del carcere penale di Pallanza sul Lago Maggiore: quindi i lunghi viaggi per andare a trovare il marito trasferito, per vederlo pochi minuti e sempre in presenza delle guardie. Venne diffidata molte volte e minacciata di violenze dai fascisti. La sua opera di sovversione venne esercitata soprattutto fra le mura domestiche, durante le lezioni private di matematica, che si trasformarono in lezioni di antifascismo e di formazione di una coscienza democratica per molti giovani bergamaschi. La sua coraggiosa e indomita azione viene controllata da vicino, fino a quando, nel dicembre del 1942 il Prefetto di Bergamo decise d’inviarla al confino: fu arrestata e, in un primo tempo assegnata a Forino (Avellino), poi dal marzo 1943 internata in Basilicata, prima a Melfi poi a Maratea, dove rimase fino al 25 luglio dell’anno successivo. Durante il confino iniziò fra i due coniugi una ricca corrispondenza, composta da 977 missive scritte da Ada e pubblicata con il titolo Lettere da Ventotene, preziosa testimonianza delle difficoltà della loro vicenda personale, ma anche lucida ricostruzione di fatti storici e traccia dello spessore ideale che hanno condotto un uomo e una donna ad affermare i principi di libertà e di onestà intellettuale. Con la caduta del fascismo, Ada ed Ernestro riuscirono a ritrovarsi, dopo tredici anni di separazione. Nell’agosto del 1943 presero parte, a Milano, alla nascita del Movimento Federalista Europeo e tornati a Bergamo parteciparono alle prime fasi del movimento resistenziale. Dopo l’8 settembre i coniugi riuscirono a fuggire in Svizzera e, dopo la Liberazione, si trasferirono a Roma. La straordinaria vita di Ada ed Ernesto è ricostruita nel libro di Caterina Barilli, Un uomo e una donna, in cui è presente anche una fondamentale intervista alla stessa Ada.
Bibl.: Barilli D., Ada Rossi raccontata da Caterina Barilli, Corriere di Parma, v.10, 1992, pp. 53-55; Barilli C., Un uomo e una donna: vita di Ernesto e Ada Rossi, Lacaita, Bari-Roma, 1991.
Sitografia: www.fondazionerossisalvemini.eu

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