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Sicurezza, furti: ecco i dati del prefetto

Giuseppe Forlani risponde al direttore della Gazzetta

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Sicurezza, furti in casa e pattuglie di polizia e carabinieri: tutti i numeri dell'attività delle forze dell'ordine in città e provincia nell'intervista al prefetto Giuseppe Forlani. Che, rispondendo alle domande del direttore della Gazzetta di Parma Michele Brambilla, parla anche del rischio di infiltrazioni mafiose e della necessità che ciascuno faccia la propria parte. Eccone un passaggio:

(...) Eccellenza, forse la notizia è che i furti, e i tentati furti, sono diventati troppi.

«Non lo nego. Negli ultimi dieci anni c’è stato un grande incremento in tutta Italia, in particolare in Emilia Romagna. Ma a Parma l’anno scorso i furti sono diminuiti e i primi tre mesi dell’anno confermano questo trend. Sono in crescita invece i borseggi e per questo abbiamo attivato servizi in borghese nei mercati e presso le fermate degli autobus».

Lei dice: i furti sono diminuiti. Di quanto?

«Nel 2015 ci sono stati 2.262 furti in casa a Parma e provincia: nel 2014 erano stati 2.700. Una riduzione di circa il 6 per cento. Se poi guardiamo solo al capoluogo, i furti sono 899 nel 2015 e 1.100 nel 2014: meno 9 per cento»....Leggi l'articolo completo:

Michele Brambilla

Da gennaio dell'anno scorso siede sulla poltrona di prefetto di Parma, e non è una poltrona comoda. Giuseppe Forlani, 58 anni, nato a Caserta e laureato a Napoli, prima di venire qui ha fatto il prefetto a La Spezia, il direttore centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e Asilo a Roma, il viceprefetto a Torino. A Parma ha trovato un problema su tutti, almeno nella percezione della gente: la sicurezza. Non siamo nel Bronx, e nemmeno a Casal di Principe, ma i furti in casa sono diventati una piaga sociale. Non sentirsi sicuri tra le propria mura, di giorno e di notte, è una pessima condizione.

Mi riceve con grande gentilezza ma anche con una piccola frecciata: «Una volta il tentato furto era un reato denunciato, ma non era un fatto di cronaca. Non faceva notizia». Come dire: anche voi della Gazzetta esagerate un po’. Sulla scrivania ha un paio di faldoni pieni di dati: è pronto a rispondere.

Eccellenza, forse la notizia è che i furti, e i tentati furti, sono diventati troppi.

«Non lo nego. Negli ultimi dieci anni c’è stato un grande incremento in tutta Italia, in particolare in Emilia Romagna. Ma a Parma l’anno scorso i furti sono diminuiti e i primi tre mesi dell’anno confermano questo trend. Sono in crescita invece i borseggi e per questo abbiamo attivato servizi in borghese nei mercati e presso le fermate degli autobus».

Lei dice: i furti sono diminuiti. Di quanto?

«Nel 2015 ci sono stati 2.262 furti in casa a Parma e provincia: nel 2014 erano stati 2.700. Una riduzione di circa il 6 per cento. Se poi guardiamo solo al capoluogo, i furti sono 899 nel 2015 e 1.100 nel 2014: meno 9 per cento».

Sono comunque più di sei furti in casa al giorno. E parliamo solo di quelli denunciati. Non sono pochi.

«Io non voglio dire che siano pochi. È un reato che segna profondamente le vittime e quindi merita la massima attenzione da parte nostra a prescindere dallo spazio che occupano in cronaca. Per questo lo scorso anno siamo stati impegnati a definire ed avviare, in stretto contatto con i sindaci di tutti i comuni della provincia, una strategia capace di rendere più incisiva l’azione di prevenzione e contrasto. È la strategia contenuta nel “Patto per una città più sicura” firmato a dicembre con il sindaco di Parma e poi da Montechiarugolo, Traversetolo e qualche giorno fa da Noceto. I dati statistici e quelli forniti dal personale sul campo, anche attraverso il contatto diretto con i cittadini e gli operatori economici, ci aiutano a verificare la validità o meno delle scelte operate e apportare le necessarie modifiche. Per questo con l’Università abbiamo costituito un Osservatorio sulla sicurezza. Quanto alle denunce, noi diciamo sempre di farle, anche perché ci aiutano a prevenire nuovi episodi».

In che modo?

«Lo scorso anno l’Università Cattolica in collaborazione con il Ministero dell’Interno ha sviluppato una studio che attraverso una serie di indicatori cerca di individuare dove è prevedibile che avvenga un furto in appartamento. La ripetizione del furto nella stessa zona, infatti, è frequente. Noi non siamo in grado di stare dappertutto, quindi se identifichiamo le zone a rischio e sappiamo tempestivamente quali sono le abitazioni colpite, possiamo presidiare meglio il territorio. Di qui l’importanza di avvertire subito telefonicamente le centrali operative per poi fare denuncia formale».

Parma com’è presidiata?

«Il sistema di controllo ordinario del territorio, 24 ore su 24, prevede la divisione della città in tre settori: due sono coperti dalla polizia di Stato, uno dai carabinieri, a rotazione. Questo spiega perché capita che uno chiami la polizia e arrivano i carabinieri, e viceversa. Naturalmente a questi servizi si aggiungono quelli investigativi di questura e carabinieri, il 117 della guardia di finanza. Partecipano al controllo del territorio per i profili di propria competenza anche le pattuglie della polizia municipale».

Ma dove vanno le pattuglie? In giro a caso e aspettano la chiamata?

«A parte le chiamate di soccorso e di emergenza che hanno priorità, si tiene conto in primo luogo di quelli che sono i cosiddetti obiettivi a rischio: sedi istituzionali, banche, centri commerciali, mercati per esempio. Poi si individuano aree particolari da vigilare sulla base dei reati denunciati e delle altre situazioni che possono incidere sulla sicurezza o sulla percezione della sicurezza, spesso segnalate dai cittadini. Per fare questo, polizia e carabinieri si scambiano di continuo le informazioni, integrandole anche con quelle che arrivano dalla polizia municipale. Abbiamo coinvolto anche gli istituti di vigilanza privata per aumentare “gli occhi sulla città”. Cerchiamo di conoscere sempre meglio come si muove la città».

E le telecamere?

«Sono molto utili come deterrente e per le indagini immediate. In alcuni comuni, come quelli delle Terre verdiane, abbiamo tecnologie molto avanzate e notevole è lo sforzo di molti comuni tra cui Parma per aggiornare e potenziare i sistemi esistenti. La presenza di telecamere sulle vie di fuga consente di indirizzare rapidamente le indagini verso i possibili autori. Faccio un esempio. C’è stato un periodo lo scorso anno in cui rubavano tratti di linee elettriche nella zona di Fidenza. Oltre al danno per il materiale rubato, c’era quello dell’interruzione di corrente, che mandava in crisi le aziende del parmigiano, perché si spegnevano i refrigeratori. I ladri erano soliti lasciare il materiale rubato in un posto e poi andare a riprenderlo. Grazie a procedure di allertamento rapido definite con Enel ed all’acume investigativo dei carabinieri, supportato dalle telecamere, siamo arrivati quasi a coglierli sul fatto. E i furti di linee elettriche sono cessati».

Quante sono le telecamere?

«In città sono 263, in tutta la provincia 590».

Però dica la verità: l’insieme delle risorse, uomini e mezzi, è insufficiente.

«La valutazione delle forze viene fatta a livello nazionale. L’Europa ci dice che in Italia ci sono più poliziotti e carabinieri che negli altri Paesi e negli anni in cui ci hanno dato i compiti a casa gli organici si sono ridotti per effetto del blocco del turn over».

Nella sua lettera a Parma, il viceministro Bubbico però ha detto che qui l’organico della polizia è diminuito più della media nazionale.

«Sì, ma a quel -17 per cento si arriva mettendo insieme tutto: questura, polizia stradale, polizia ferroviaria, polizia postale e polizia di frontiera. Comunque le dico che sicuramente con più uomini riusciremmo a fare meglio e confido nelle nuove assunzioni in corso: ma il vero impegno è utilizzare efficacemente le forze a disposizione. La strategia l’abbiamo definita e la stiamo attuando. Per questo cerchiamo di conoscere sempre meglio come funziona la città e quali sono le situazioni che generano insicurezza e possono favorire il compimento dei reati e l’allarme sociale. È all’opera un osservatorio che si avvale anche dell’Università».

È vero che ci sono troppi poliziotti in ufficio e pochi in giro?

«Assolutamente no. La polizia deve gestirsi su due piani: gli interventi pianificati e quelli di emergenza. Molti di quelli che stanno in ufficio e svolgono importanti servizi per il pubblico, vengono chiamati quando c’è bisogno di presidiare l’ordine pubblico. Guardi che solo in questi primi mesi del 2016 abbiamo dovuto garantire l’ordine pubblico in 107 occasioni: manifestazioni eccetera. E solo per evitare il blocco dei camion alla Bormioli di Fidenza, occorrono dai 20 ai 30 uomini al giorno».

Quante sono le pattuglie in giro per Parma 24 ore su 24?

«Ogni settore è coperto da almeno una pattuglia. Dall’inizio dell’anno questura e carabinieri hanno aggiunto una pattuglia jolly su ogni settore, dedicata a controllare una zona o un fenomeno particolare in base alle notizie raccolte dalle centrali operative. Diciamo che nella giornata in media operano 18 pattuglie. Poi, si aggiungono servizi straordinari organizzati da ciascuna forza di polizia con impiego di un numero maggiore di uomini, con la partecipazione di pattuglie della guardia di finanza e della polizia municipale. In particolare la questura si avvale almeno tre volte la settimana di due o tre pattuglie del Reparto prevenzione crimine, di stanza a Reggio Emilia per le esigenze di tutte le province della regione».

Che aiuto dà la polizia municipale?

«Svolge un lavoro importante per la sicurezza urbana, come evidenziato nel protocollo firmato a dicembre. I suoi turni regolari sono dalle 7 del mattino all’una di notte. In casi particolari, fa servizio anche dall’una di notte alle 7 del mattino o dalle 22 alle 4. Molti servizi sono concordati con il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e vengono svolti insieme per utilizzare al meglio le competenze specifiche di ciascuno. Nei controlli sui circoli privati, discoteche, esercizi pubblici per esempio. Ma noi alle polizie municipali chiediamo, in tutta la provincia, di organizzarsi per non distogliere le pattuglie delle forze di polizia dal controllo del territorio. Mi riferisco agli incidenti stradali: se chi ha fatto un incidente non si mette d’accordo, di notte chiama la polizia o i carabinieri. E una pattuglia deve andare lì, a sostituirsi a una constatazione amichevole».

Le risultano violenze agli abitanti nel corso di furti in casa?

«Da quando sono a Parma, solo un paio di casi in provincia e in circostanze un po’ particolari. La quasi totalità dei furti avviene quando la casa è vuota. Comunque, sappiamo che il rischio può esserci».

Chi sono i topi d’appartamento? Bande specializzate o ladri occasionali? Più italiani o più stranieri?

«Meglio possono rispondere gli investigatori. In generale ci sono un po’ tutte le categorie che ha indicato. A livello nazionale e anche qui sono state individuate bande che si spostano da una città all’altra, e che spesso vengono dai paesi dell’Est europeo e si avvalgono di basisti locali».

Quanti ne prendete?

«Nei primi tre mesi del 2016 sono state arrestate, per tutti i delitti e non solo per i furti in casa, più di cento persone a Parma e 50 in provincia. Poi ci sono 320 denunciati a piede libero a Parma, 465 in tutta la provincia. Ci sono anche gli spacciatori: 22 arrestati a Parma e 14 in provincia, sempre nei primi tre mesi. E le forze di polizia hanno sequestrato 190 chili di droga».

Il problema però è che la gran parte degli arrestati esce subito dal carcere, e i denunciati non ci entrano neanche.

(Qua il prefetto sorride e fa un cenno con la mano come per dire: questo non è di mia competenza. Riprende chiedendo: «Posso fare io una domanda?»)

Certo che sì, signor prefetto.

«Perché si parla tanto di quanta polizia c’è per i furti in casa e non si tiene conto di altro? Il terrorismo e la criminalità organizzata sono settori sui quali dobbiamo tenere alta la guardia. Non possiamo distogliere uomini impegnati, ad esempio, a controllare le infiltrazioni mafiose. Su questi versanti sembra non esserci una consapevolezza diffusa».

Forse perché la gente è più direttamente toccata dai ladri che entrano in casa, non crede?

«Certo, ma la minaccia è concreta e subdola proprio perché le cosche preferiscono operare senza farsi notare. Salvo poi accorgerci di quanto hanno colpito in profondità. Ne abbiamo parlato in una recente riunione congiunta con il procuratore antimafia. La preoccupazione per i furti non è sottovalutata e facciamo tutto il possibile per rafforzare la fiducia e la collaborazione dei cittadini. Partecipiamo con funzionari della polizia e ufficiali dei carabinieri agli incontri organizzati dai comuni con la cittadinanza: per ascoltare innanzitutto, ma anche per dare consigli su come proteggersi dai ladri e dalle truffe. E come collaborare. I programmi di controllo di vicinato promossi dai comuni sono una modalità. Però bisogna anche capire che le forze di polizia non bastano. Che non si può pensare di delegare il tema della sicurezza solo alle forze di polizia. Bisogna intervenire anche su altri aspetti, come abbiamo concordato nel Patto per una città più sicura».

Ad esempio?

«Guardi, mi è piaciuto molto l’editoriale di Anna Maria Ferrari sulla Gazzetta di martedì: la sicurezza c’è anche e soprattutto quando si ricostruisce un tessuto di rapporti interpersonali, quando si occupano gli spazi con iniziative, eventi... Lei direttore viene, come me, da Torino: ha presente il quartiere San Salvario?».

Ci abitavo.

«Era il Bronx di Torino, negli anni Novanta, delinquenza e degrado. Enorme lo sforzo delle forze dell’ordine. Poi è stato riqualificato, i torinesi hanno rioccupato quelle case, sono stati aperti molti locali per la sera, si sono attivate le chiese, l’associazionismo, il volontariato... Insomma la città si è ripresa il quartiere. Non è stata solo la polizia che lo ha ripulito, se mi passa il termine».

Sta chiedendo aiuto cittadini?

«Sì. Intendiamoci: non voglio scaricare su altri quello che è un compito mio e delle forze di polizia, siamo sul pezzo con determinazione, ma voglio anche richiamare ciascuno alla propria responsabilità. Uno che viola l’ordinanza del comune e vende alcolici anche quando non dovrebbe, non può poi pensare che dev’essere un agente di polizia a preoccuparsi se c’è in giro un ubriaco molesto. Come per la droga: se ci sono tanti spacciatori, dobbiamo chiederci che cosa c’è che non va nella nostra società, educare i ragazzi... Insomma questo voglio dirle: noi dobbiamo fare sempre meglio la nostra parte, ma la sicurezza non può essere solo un problema di polizia».

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  • ANONIMUS

    28 Aprile @ 21.05

    Potevate chiedere perché il tunisino che ha ammazzato la ragazza in via montanara era ancora sul territorio italiano?? Dove é adesso?

    Rispondi

  • fi_ma

    28 Aprile @ 17.20

    telecamere utili come deterrente?!? ma se la Gazzetta ha pubblicato che a Langhirano qualche mese fa le telecameredeterrente hanno rilevato una marea di targhe rubate, aggiungendo che purtroppo non c'erano i mezzi della PS per accorrere....dove sarebbe il deterrente? mica è colpa del Prefetto se non ha le risorse. ad un incontro con il Comandante dei Carabinieri ci è stato detto che denunciare è importante perchè è con queste statistiche che viene dato il numero di risorse corrette. Il problema è che se la percezione del cittadino è che denunciare è inutile (e a leggere la gazzetta di oggi...hanno beccato due volte un tizio in 24 ore, pensa come va a casa felice il poliziotto che si vede magari ridere in faccia) nessuno denuncia. E dunque niente risorse. Il circolo vizioso va interrotto dalle autorità, non dal cittadino. Io cittadino collaboro ma è dall'altra parte che DEVE arrivare qualcosa di evidente.

    Rispondi

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