Parma

"Comune, parla italiano"

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Questa la lettera inviata da alcune cittadine al direttore della Gazzetta di Parma e pubblicata oggi sul quotidiano:

 "Gentile direttore,

 abbiamo partecipato alla presentazione del WCC al Ridotto del Teatro Regio. Molte dei presenti si sono chiesti cosa significhi Welfare Community Center. Ai cittadini di Parma che hanno vissuto la giovinezza al tempo della seconda guerra mondiale era severamente proibito pronunciare una parola d’inglese ed ora sono in difficoltà perché non capiscono scritte e diciture in inglese di cui tanto si abusa in questa città.
Abbiamo lavorato e pagato le tasse tutta la nostra vita. Chiediamo all’amministrazione, se proprio sente la necessità di usare tante parole non italiane, di adottare almeno il bilinguismo per non escluderci dalla società e per rispetto a chi non può a ottanta’anni ricominciare a studiare  pur partecipando attivamente alla vita della città.
Se, come dice l’assessore Lasagna, questo Wcc è un progetto costruito sulla persona e interpreta i suoi bisogni gli ricordiamo che tra i bisogni fondamentali c’è l’esigenza di comprendere la lingua parlata e scritta".

Giuliana Olivieri, Marisa Farina, Pina Zatti, Franca Crescini

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  • Paolo

    26 Maggio @ 10.18

    @ Amleto Folli: ringrazia il cielo che ci hanno invaso inglesi e americani. Se nel 1945 ci avessero invaso i russi, allora sì che saremmo stati freschi!!! O avresti preferito se fossero rimasti i tedeschi?? Detto questo, più che preoccuparsi dell'uso di termini inglesi da parte della P.A., che a volte diviene innegabilmente un ridicolo abuso (la family card poteva tranquillamente chiamarsi carta famiglie), sarebbe meglio preoccuparsi della pesante ignoranza della lingua inglese da parte di molti italiani, comprese persone che hanno livelli di istruzione medio-alti. E pensare che qualche microcefalo pensa di introdurre nelle scuole l'insegnamento dei dialetti!!!

    Rispondi

  • franco

    25 Maggio @ 17.28

    x lisa simpson: IO HO 55 ANNI, HO AVUTO LA FORTUNA DI POTER STUDIARE E CONOSCO L'INGLESE!!! COMUNQUE IO COME LE SIGNORE (CHE HANNO PERFETTAMENTE RAGIONE) IN CASA HO: UNO SCALDABAGNO, UNA GHIACCIAIA,UN DECODIFICATORE E UN CESSO..... E NE SONO MOLTO FIERO!!!!!!

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  • Furioso

    25 Maggio @ 16.21

    In effetti il percorso curriculare del Primo Cittadino ha sempre fatto un po' arricciare il naso anche a me... Ma questa è una digressione un po' fine a sè stessa.

    Rispondi

  • ososita

    25 Maggio @ 16.15

    Ecco, ci manca solo che ci rendiamo ridicoli come i francesi, con le loro orripilanti traduzioni forzate, e poi siamo a cavallo (sì, del fascismo 2.0)! Ad ogni modo non è tanto il motivo della lettera a darmi fastidio (perchè in un certo senso è vero che tendiamo a usare termini stranieri anche quando esiste il corrispettivo italiano), ma la motivazione della lamentela: "noi abbiamo vissuto il fascismo e quindi ora voi siete condannati a dover usare solo parole italiane". Eh no care signore, solo perchè VOI non conoscete l'inglese, cosa alla quale avreste potuto facilmente porre rimedio, noi dobbiamo evitare di usare termini inglesi? Non vorrei sembrare sgarbata, ma i tempi sono cambiati e non in modo repentino ma graduale. L'inglese si è affermato sempre più come veicolo per le relazioni internazionali che, sapete bene, oggi sono all'ordine del giorno per chiunque. Vorrei sapere quante di queste signore hanno un'auto (o magari un suv) di cui non sanno nemmeno pronunciare il nome. Quante hanno in casa un boiler, un freezer, un decoder, un water...

    Rispondi

    • Amleto Folli

      25 Maggio @ 20.35

      Si da il caso che la lingua italiana disponga di vocaboli sufficienti per tradurre efficacemente ed elegantemente qualsiasi concetto anglosassone. Al contrario privare i cittadini italiani dell'uso della propria lingua è un abuso imperialistico. Sarebbe ora di riscoprire le nostre origini e le nostre capacità espressive e di smettere di scimmiottare usi e costumi degli invasori (altro non sono gli inglesi e americani).

      Rispondi

  • Persol

    25 Maggio @ 14.53

    Beh a questo punto per "Par Condicio" io inserirei anche una lettura a tre lingue in città. Italiano,Inglese e Dialetto Parmigiano. Così siamo sicuri che la maggior parte delle persone capirà il senso di ogni cosa. Non è una provocazione. Sarebbe un modo per distinguersi da questa massa grigia sempre più omologata da stereotipi e luoghi comuni.

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