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Bonus docenti, le 7 tesi (amare) di un preside parmigiano

eramo
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Il titolo delle riflessioni è inequivocabile: "Il modo ancor m’offende". E le declina in sette tesi, Pier Paolo Eramo.

Nel mirino del dirigente scolastico dell'Istituto Sanvitale di Parma c'è il bonus docenti, che è al debutto e che impegna l'estate dei presidi. 

"Si tratta di un tormentoso esercizio estivo che consiste nello scegliere a chi tra una settantina di insegnanti assegnare una certa cifra sulla base di una serie di criteri definiti da un Comitato di valutazione, avendo a disposizione pochi dati oggettivi. Il tutto da fare entro agosto, con una cifra complessiva di circa 18.000 euro lordi (in media, neanche 240 euro lordi a testa)".

Ed ecco le tesi che ne ha ricavato Eramo.


1. Un solo dirigente non può valutare seriamente 70 insegnanti (per non parlare delle scuole più grandi o delle reggenze, che raddoppiano il piacere dell’”assegnazione”). Non credo esistano organizzazioni in cui una sola figura apicale valuta un’intera categoria di dipendenti ed è solitario implementatore dell’intero sistema premiale. In genere un responsabile valuta solo coloro che direttamente rispondono a lui, e questi valutano quelli che a loro rispondono, e così via per la linea gerarchica: un sistema che tra l’altro lega valutazione a pianificazione degli obiettivi, monitoraggio e responsabilità del valutatore, che sarà a sua volta valutato con gli stessi meccanismi. Nella scuola invece il dirigente si trova a stabilire - da solo - quanti soldi (per tutti uguale? a ognuno diverso? due fasce? perché non tre?), a quante persone (i primi 10? 20? e perché non 30?) e sulla base di quali fatti/documenti corrispondenti ai criteri (documenti che per lo più non esistono). Giusto per fare un esempio nel mio Istituto il Comitato ha individuato 21 criteri, che per 75 insegnanti fa 1575 caselle da riempire di dati ‘oggettivi’, sulla base dei quali motivare l’assegnazione. Un lavoro insensato.


2. I criteri di valutazione non possono essere uguali per tutti. Il sistema premiale non può prescindere dalla definizione di obiettivi personalizzati, che si riferiscono a quella figura professionale, in quella posizione organizzativa, in quell’anno specifico. Solo gli obiettivi ‘aziendali’ possono essere comuni, ma sono pochi e definiti. Un insegnante di sostegno delle elementari, il vicepreside dell’istituto e il professore di educazione fisica delle medie hanno poco in comune, pur essendo tutti e tre docenti di una stessa scuola.


3. Le modalità di introduzione del sistema premiale sono state affrettate e irresponsabili. Affrettate perché il sistema non sarebbe dovuto partire ad anno iniziato (in quale organizzazione si viene valutati con criteri definiti a metà anno?), in un’amministrazione che non ha alcuna cultura né pratica di valutazione del personale, senza prevedere alcuno strumento operativo standardizzato e senza alcuna formazione. Irresponsabile perché l’intero onere dell’operazione è stato scaricato esclusivamente sui singoli dirigenti, che non lo possono condividere con nessun’altra figura e sono personalmente esposti agli effetti di aggressive campagne (spesso totalmente strumentali) sui cosiddetti ‘nuovi poteri’ che la Buona Scuola darebbe loro (e che nessuno di noi ha mai visto nella realtà). Sarebbe stato saggio un anno di preparazione, con una maggiore condivisione con l’amministrazione centrale, invece del sempre più frequente faidate.


4. Prima di premiare il merito bisogna retribuire il lavoro. Come tutti sanno, lo Stato non è in grado di pagare adeguatamente né gli straordinari né le posizioni organizzative dei docenti con il cosiddetto Fondo di Istituto, che negli ultimi anni è stato drasticamente ridotto. Prima di pensare al merito, bisogna provvedere a pagare il lavoro effettivo, cioè le ore lavorate oltre a quelle previste dal contratto, e le posizioni organizzative assunte. Per non parlare di un contratto vecchio e scaduto da anni, che dovrebbe essere rinnovato al più presto, soprattutto nella parte normativa, oltre che in quella economica.


5. Il sistema premiale non può sostituire la valutazione del personale. Una delle ambiguità più forti del bonus è che si colloca a metà strada tra un sistema premiale e uno di valutazione generalizzata, senza essere davvero né l’uno né l’altro. Il punto è che non si dovrebbe premiare chi fa bene il proprio lavoro, perché questo dovrebbe essere scontato; così come dovrebbe essere scontato che chi lo fa male debba cambiare passo oppure cambiar lavoro (cosa che nessuno ha mai visto nelle pubbliche amministrazioni). Alla scuola serve dunque un sistema di valutazione generalizzato (non solo per i docenti!) finalizzato al miglioramento continuo. I premi servono invece per focalizzare lo sforzo dell’organizzazione su obiettivi significativi, altrimenti sono solo carote (o medagliette): quello che per un’azienda può essere ‘aumentare del 2% il fatturato sul mercato estero’, per una scuola diventa ‘ridurre della stessa percentuale i tassi di ritardo o insuccesso degli alunni’, oppure ‘migliorare i risultati nei test di uscita di matematica’, e così via. Nessuno deve essere indotto a pensare che il bonus serva a distinguere gli insegnanti di serie A da quelli di serie B, come sta purtroppo accadendo.


6. Gli effetti negativi del sistema bonus sembrano maggiori di quelli positivi. Il presentimento comune nelle scuole che il bonus porti divisione, competizione insana, classifiche e conseguenti conflitti (tra docenti, con le famiglie, tra docenti e i dirigenti) - complici anche coloro che urlano a ogni minima riforma - sembra diventare realtà. Sarà molto difficile dimostrare che il bonus serve allo scopo che il legislatore si era prefissato (valorizzazione del merito dei singoli finalizzato al miglioramento del sistema).


7. Se si vuole premiare il merito, occorre istituire la carriera del personale. La scuola è l’unica organizzazione complessa con una sola figura dirigenziale che ‘governa’ (si fa per dire) l’operato di un centinaio di professionisti, che hanno lo stesso inquadramento stipendiale, indipendentemente dai ruoli e dalle responsabilità ricoperte, dai progetti seguiti, dagli incarichi svolti, che sono compensati (di nuovo si fa per dire) con un Fondo insufficiente, contrattato ogni anno con i sindacati istituto per istituto, con notevole spreco di tempo e risorse umane. Alla scuola servono - come in Germania o in Inghilterra - livelli diversi di carriera, a cui si accede con titoli ed esami, con relativi poteri e responsabilità, a cui corrispondono diversi livelli retributivi.

Però qualcosa da salvare nell'esperimento c'è: "aver costretto il sistema scuola ad affrontare di petto per la prima volta il tema del merito, sdoganandolo dagli egualitarismi retorici; aver affermato con chiarezza che la scuola è un servizio pubblico che non può essere indifferente al giudizio sulla sua efficacia e alla valutazione dei suoi utenti (famiglie e alunni); e aver costretto i dirigenti a soffermarsi con attenzione eccezionale sull’operato dei docenti, riflettendo sui ruoli di ognuno di loro, su quanto hanno saputo valorizzarli o meno, discutendo di metodi e strumenti di valutazione, ecc.
Penso insomma che il bonus sia una risposta molto approssimativa - soprattutto nei modi e nei tempi - a domande reali e urgenti, e spero che l’esperienza di quest’anno turbolento sarà utile per introdurre modifiche sostanziali."

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • federicot

    02 Agosto @ 15.47

    federicot

    caro Preside, E' evidente che vive sulla luna. Nella mia vita lavorativa precedente avevo a che fare con valutazioni tutti i giorni. Credo che un insegnate sappia benissimo che le valutazioni avranno sempre almeno un pochino di soggettività, una valutazione totalmente oggettiva non esiste. Ma si può arrivare comunque ad un buon risultato. Forse non lo sa ma in molte le aziende con almeno un centinaio di dipendenti si premia tizio piuttosto che caio , spesso sono tutti allo stesso livello di carriera e probabilmente nessuno di loro avanzerà mai. Ma prendono degli bonus o degli incentivi. Se lei è un bravo preside e SA FARE IL PRESIDE, non ci sarà alcuna competizione insana, nessuna divisione ( non più di quante non ce ne siano ora nella scuola). Avviene ovunque, in tutto il mondo in tutte le aziende, perchè non può avvenire nella scuola? Se vuole vengo io a farglielo gratis ad agosto non ho nulla da fare. Sempre la stessa storia: non si possono valutare gli insegnanti per paura di offenderli. OHHHHHHH????

    Rispondi

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