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Sommi: «Questa è stata l'edizione della maturità»

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 Laura Ugolotti

Si è conclusa sabato sera, con lo spettacolo «Poesia altrove» all’Auditorium Paganini la sesta edizione del Parma Poesia Festival; un festival diverso da quelli che lo hanno preceduto ma che ha saputo comunque mantenere vivo l’interesse del pubblico. Abbiamo chiesto all’assessore alla Cultura del Comune di Parma, Luca Sommi, un bilancio dell’evento.
Assessore Sommi, come sarà archiviata questa edizione del Festival?
«Come l’edizione della maturità; abbiamo voluto dare al Festival una nuova impronta, stringendo il cerchio solo attorno alla parola poetica. Una novità rispetto agli scorsi anni, in cui c'era stato spazio per la contaminazione con generi diversi».
Qual è stato il motivo di questa scelta?
«La volontà di dare all’evento un’identità più marcata; in questo periodo assistiamo ad un tale fiorire di festival che volevamo offrire una proposta seria. Così abbiamo creato un tavolo scientifico, formato da me, da Alberto Bevilacqua, da Nicola Crocetti, Giorgio Gennari e Giuseppe Marchetti e abbiamo scelto di portare a Parma solo poeti di alto livello, nazionali e internazionali».
Il bilancio di questa scelta?
«Molto positivo. Eliminando la contaminazione il rischio era che si abbracciasse un pubblico meno ampio, invece per ogni appuntamento i posti disponibili erano esauriti, anche quando si è trattato di incontri "tecnici", per addetti ai lavori. Penso anche a come sono stati accolti personaggi come i due premi Nobel Herta Müller e Wole Soyinka. E’ stato un pubblico anche giovane, curioso, preparato e competente, che ha apprezzato i nomi che abbiamo proposto. Credo che la scelta di dare vita ad un Festival per appassionati di poesia sia stata premiata. Siamo molto soddisfatti».
Pubblico molto partecipe ma, naturalmente, meno numeroso dello scorso anno in cui erano ospitati personaggi più popolari.
«Avendo scelto di ammiccare meno al pubblico, in favore della poesia ci sta come conseguenza, ma la partecipazione è sempre stata comunque molto alta. E poi non credo si debbano seguire sempre e solo i numeri, la cosa più importante è la qualità; i numeri arriveranno e già quest’anno la risposta è stata ottima. Possiamo solo migliorare».
L'unica "contaminazione" rimasta in calendario è l’appuntamento con Neri Marcorè e la sua "Poesia altrove".
«Marcorè è ormai un ospite fisso del Festival e abbiamo voluto mantenerlo, pur riducendo la sua presenza ad un unico incontro; è dichiaratamente un modo per parlare di poesia in modo diverso, lasciando la parola a chi poeta non è per una sera. L’intenzione è quella di continuare su questa strada».
L'evento clou dell’edizione 2010 però è stato, indubbiamente, il concerto di Bob Dylan al Parco Ducale...
«E' stato l’appuntamento più suggestivo e importante organizzato a Parma negli ultimi anni, e per questo rinnovo la mia gratitudine agli organizzatori, Arci/Caos».
Un evento che però ha suscitato anche parecchie polemiche..
«Per quanto riguarda le polemiche mi viene solo da dire che episodi come questo, in cui alcune persone si alzano in piedi impedendo agli altri di vedere accadono spessissimo ai concerti di Dylan e non voglio pensare che alcuni maleducati possano aver rotto la magia che si è creata nella serata».
Guardando al futuro, come sarà il Parma Poesia Festival 2011?
«Credo proseguirà sulla linea tracciata quest’anno. Non è escluso che possa crescere e migliorare ulteriormente, ma la strada è quella giusta».

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  • luca

    22 Giugno @ 10.57

    Per quanto riguarda Bob Dylan, Non sara’ mai possibile ripagare un evento irripetibile rovinato da una approssimativa e incompetente organizzazione. Un evento che non si ripeterà mai più.  Il luogo bello, la musica eccellente ma gli organizzatori devono essere considerati colpevoli di negligenza a tutti gli effetti. Mai una organizzazione così balorda aveva caratterizzato un concerto di Bob Dylan.  Non hanno preparato un’area cuscinetto sotto il palco, non hanno preparato un’area per i disabili che davanti a me erano schiacciati sulle carrozzine contro le transenne metalliche posizionate a vanvera e poi rimosse tra le urla degli spettatori che chiedevano dignità a oltre cento steward e hostess incapaci e ignoranti, abbandonati nel degenerare della situazione. Che chiedano scusa e’ il minimo, anche se non ripagheranno mai, neppure con i soldi, il danno morale che una squallida e sicuramente a loro economicamente vantaggiosa, serata unica al mondo ha fatto indignare più che divertire.  Una vergogna targata ARCI che mi auguro non passi inosserata per i futuri affidamenti. E sarebbe cosa buona e giusta che l'assessore invitasse a chiedere scusa a chi, con qualche anno più di lui e con la musica di Bob Dylan, gli ha permesso anche di esprimere il suo parere, battendosi per una libertà che mai va confusa con liceità. Ricordiamolo.  

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