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Federale: la partita dei ricordi e della speranza

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Gabriele Balestrazzi

La partita è già iniziata. E se fuori l'afa appiccica la camicia alla pelle, quelli sul campo sembrano non accorgersene, avvolti nella magìa che da sempre spinge i ragazzi a correre dietro un pallone.

Il campo di calcetto è dalla parte opposta, rispetto all'ingresso del "centro sportivo Aldo Monardi". Ma la struttura è ancora molto simile a quella che era il campo Federale, dove torno stasera 27 anni dopo.

Quello che una volta era il campo da calcio è particamente rimasto. Adesso è un prato, senza le porte. E a lato dove c'erano le tribune, ora ci sono le strutture del centro Engioi: la scommessa - qui come in altri quartieri - di poter offrire ai giovani uno spazio per loro, per divertirsi, stare insieme, conoscere gli altri e forse soprattutto se stessi... C'è un manifesto che annuncia incontri estivi con autori, per chi vuole cimentarsi nella scrittura o già lo fa, c'è il bar, ci sono spazi-giochi, c'è uno schermo davanti al quale alcune ragazze stanno provando passi di ballo.

E' proprio da lì, dove allora sorgeva la tribuna, che in quella sera maledetta partì la carica della follia che travolse Stefano Vezzani, lasciandolo in fin di vita  a fianco della recinzione che oggi non c'è più, e dove si consumò la tragedia: un diciassettenne morto, cinque suoi coetanei accusati di omicidio. La tragedia che squarciò il velo dell'ignoranza di tutta una città (politici, operatori sociali, giornalisti...) sui veri disagi dei ragazzi di quartiere.

MI avvicino al campo pensando che quei ragazzi che ora ripropongono nel calcio la "sfida" fra il Montanara e il San Lazzaro (si parlò allora di guerre fra le bande di quartiere) non erano ancora nati, quel 1° luglio 1983. Eppure è bello vederli lì, ragazzi di Parma e anche ragazzi di colore, immagine della Parma 2010 multietnica, che a sua volta oggi si traduce spesso in problemi di convivenza.

Dopo i tanti anni dell'amnesia e prima ancora della polemica (i cinque responsabili dell'omicidio furono protagonisti di un progetto di recupero, lodevole nelle intenzioni ma inevitabilmente crudele verso la famiglia Vezzani), oggi Parma finalmente si è ricordata di Stefano. Prima il parco a lui dedicato nel quartiere Montanara, oggi questo momento al Federale: ed è un segno anche la presenza in campo di due assessori, Fecci e Lasagna, a rappresentare in modo insolito il Comune. Parlo anche con i responsabili dei centri giovanili: mi dicono che giorno dopo giorno l'interesse nei quartieri cresce, e insieme ci ripromettiamo di dare spazio alle loro attività anche nella sezione di gazzettadiparma.it dedicata proprio ai ragazzi.

Sto per andarmene, quando incrocio a bordo campo uno sguardo. Mi sta fissando anche lui e lo riconosco, 27 anni dopo: "Sei un amico di Stefano, vero?". "E' la prima volta da quella sera - mi dice - che vengo qui. Oggi ho pianto tutto il giorno".

Proprio sul nostro sito ha rivisto l'intervista che realizzammo allora in quartiere (DOCUMENTO TV PARMA: 27 ANNI FA I GIOVANI DOPO LA TRAGEDIA DEL FEDERALE - prima parte -  seconda parte ). Mi ricorda: "Ci avevi seguito parecchio: si vedeva che quella tragedia aveva preso molto anche te", e anche lui è d'accordo che, pur nella tristezza dei ricordi, è una bella cosa che dei ragazzi siano lì al Federale a ricordare Stefano.  E' rimasto in contatto con la famiglia del  ragazzo: "Una famiglia buona, che ne ha mandate giù tante". E gli altri ragazzi, queli che colpirono Stefano? "Un giorno ne ho incontrato uno. Ci siamo riconosciuti, abbiamo anche iniziato a parlare, ma dopo pochi secondi non ce l'ho fatta ad andare avanti".

Gli racconto che anch'io, in quei mesi, avevo avuto un incontro con i cinque responsabili: nel progetto che li sottrasse al carcere, ci fu anche un particolarissimo incontro, a telecamere e microfoni spenti, negli studi di Tv Parma. Tante domande e risposte che non diventarono mai pubbliche. "Quella sera - dico adesso all'amico di Stefano - mi sembrarono ragazzi "normali". E quindi mi convinsi anch'io che era più giusto cercare di recuperarli che affidarli al carcere".  Ma era comprensibile la rabbia e l'amarezza della famiglia. Mi svela anche un particolare che non conoscevo. "Quella sera la prima reazione fu quella di organizzare una spedizione punitiva: ci fermò il signor Vezzani, che è davvero un grande uomo". Ci salutiamo, e quando gli chiedo se posso raccontare questa chiacchierata mi dice di sì, " ma non scrivere il nome".

Sì, oggi è importante solo il nome di Stefano: i ragazzi stanno ancora giocando, il Federale appare semplicemente come un'area di verde e di divertimento. Ci sono ancora afa e tristezza, ma sembra anche di sentire un soffio d'aria e di speranza.

La foto è di Daniele Sarti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • DONATELLA

    12 Luglio @ 16.22

    Io ho solo l'amaro ricordo di quell'episodio, apparso sulla Gazzetta di Parma tanti anni fa. E quello che leggo ora, è una semplice ma importante testimonianza che sicuramente servirà alle nuove generazioni. Mi è entrata nel cuore..Bravo a chi l'ha scritta!

    Rispondi

  • gianluca

    10 Luglio @ 16.41

    Ribadisco - Balestrazzi - quello che ti ho già scritto alcuni mesi fa: Un grande articolo scritto da un grande giornalista. Forse perchè ero amico di Stefano e quella sera ero li, forse perchè mi sono addentrato troppo nel tuo articolo, sta di fatto che mi sono commosso. E certe emozioni restano. garantito

    Rispondi

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