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Forni, la procura contrattacca

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Georgia Azzali

Non era una vittima, Alessandro Forni. Pagò Nunzio Tannoia, il dipendente di Enìa che gestiva l'assegnazione degli appalti per la manutenzione del verde pubblico, perché da quel sistema poteva trarne benefici.  La procura non molla. E  ricorre in Cassazione contro la decisione del Riesame che il 1° luglio ha rimesso in libertà il titolare della ditta «Verdissimo» ritenendo che l'imprenditore fosse stato costretto a versare mazzette  a Tannoia per poter lavorare. «Noi invece restiamo convinti che si tratti di corruzione. Forni ha avuto  tali vantaggi nel pagare Tannoia che non può configurarsi una concussione», sottolinea il procuratore Gerardo Laguardia.
Il ricorso, firmato dal pm Paola Dal Monte, che coordina l'inchiesta,   è già stato depositato, ma l'udienza in Cassazione non sarà fissata prima di tre-quattro mesi. Quando ormai la procura potrebbe avere richiesto il giudizio immediato almeno per  Tannoia e per l'altro imprenditore arrestato l'11 giugno, Francesco Borriello, entrambi ancora in cella con l'accusa di corruzione.  Quando la prova è evidente - salvo  che ciò non pregiudichi le indagini  - e non sono passati più di 180 giorni dall'esecuzione  dell'ordinanza cautelare, il pm chiede infatti l'immediato, un rito che consente di saltare l'udienza preliminare   portando gli imputati subito a dibattimento. A meno che, entro 15 giorni, chiedano un rito alternativo: abbreviato (il giudizio allo stato degli atti) o il patteggiamento.  Diverso pare, invece, il destino di Gian Luca Allodi, l'altro imprenditore arrestato l'11 giugno e tuttora in carcere: dopo aver ammesso di aver pagato nell'interrogatorio davanti al gip, venerdì scorso ha confermato di aver versato  mazzette a  Tannoia anche  al pm Dal Monte,  si sta accordando per un patteggiamento entro i due anni. E' probabile, dunque, che la sua posizione venga stralciata e definita prima. 
Tempi lunghi, dunque, quelli dell'udienza in  Cassazione.  E se la procura  avrà già fatto la sua  scelta procedurale, potrebbe anche rinunciare a discutere quel ricorso davanti alla Suprema Corte. A quel punto la partita si giocherà a processo: spetterà ai giudici di merito decidere se Forni era una vittima o un  corruttore. Il Riesame non ha avuto dubbi, ritenendo che l'imprenditore sia stato costretto a pagare. Mazzette da 4.000 a 7.000 euro che - secondo quanto dichiarato dallo stesso Forni  - avrebbero fatto finire nelle tasche di Tannoia circa 300mila euro. Una ricostruzione, quella del tribunale della Libertà,  su cui avrebbero pesato anche le dichiarazioni raccolte dai carabinieri di Parma prima che Forni fosse arrestato. Verbali in cui l'imprenditore parla di grosse pressioni subite affinché pagasse e in cui ci sarebbero altri nomi oltre a quello di Tannoia. Ma quando il titolare di «Verdissimo» venne convocato dai carabinieri, la Finanza stava già indagando da tempo su quel giro di mazzette. Un'iniziativa, quella dei  militari di via delle Fonderie, che ha creato più di un malumore.  A quel punto, infatti, l'idea delle Fiamme gialle - e degli inquirenti -  era  già ben definita e tale è rimasta: di quel sistema di corruzione  avrebbero beneficiato tutti, funzionario e imprenditori.

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