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Spese pazze, Garbi e la bottiglia da 155 euro: "Li ho restituiti"

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«La fuga di notizie mi ha creato diversi problemi come donna e come mamma di una bambina piccola. Il mio viso finì in tv e sui giornali, associato ad oggetti per soli adulti. Ho dovuto tenere mia figlia lontana dalle edicole». E' lo sfogo di Rita Moriconi, ex consigliere regionale del gruppo Pd a processo a Bologna per peculato insieme ad altri 12 colleghi, per spese fatte tra il 2010 e il 2011: tra le voci finite nei rimborsi di Moriconi e contestata dalla Procura c'è infatti anche lo scontrino di un sexy shop di Reggio Emilia.
Dell’acquisto e del rimborso si è assunto poi la "colpa" un collaboratore di Moriconi, Rosario Genovese, che disse di averlo fatto all’insaputa di lei. La vicenda è stata ricostruita dalla stessa Moriconi, che in aula, con voce a tratti rotta, ha risposto alle domande del suo difensore: «L'ho saputo dopo, quando ci fu la confessione del signor Genovese». Moriconi ha detto di essere stata danneggiata dalla vicenda: «Ancora oggi continuano ad arrivarmi messaggi offensivi».

Moriconi ha risposto alle domande in udienza, davanti al collegio presieduto dal giudice Stefano Scati, così come diversi altri ex consiglieri imputati. L’esame ha fatto seguito alle testimonianze degli investigatori della Guardia di Finanza che hanno condotto le indagini, coordinate dai Pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi, quest’ultima presente a sostenere l’accusa in aula.
Gli imputati, rispondendo ai loro difensori, hanno ricostruito spese e rimborsi, spesso con rimandi alla documentazione già prodotta dalle difese stesse. Hanno detto sostanzialmente di aver agito convinti di seguire le regole, sulla base anche di indicazioni fornite in un 'decalogò del capogruppo Marco Monari, anche lui imputato, a loro fornito a inizio legislatura: un documento inviato via email, in cui si diceva di quali spese erano ammessi i rimborsi e di quali no. I politici hanno anche detto di aver chiesto rimborsi per partecipare ad iniziative inerenti, a loro avviso, con la loro funzione.
Tra le spese su cui si è soffermato Roberto Garbi, ex consigliere del Parmense, c'è quella di 155 euro per una bottiglia di vino, a novembre 2010, in un pranzo per cui il conto fu di oltre 400 euro. Garbi ha ricordato come il pranzo fosse un incontro di lavoro con 11 partecipanti, «tutti soggetti istituzionali» per discutere della ricapitalizzazione delle terme di Salsomaggiore. «Non mi accorsi della bottiglia quando pagai, non so e non mi interessa chi l’ordinò», ha detto l’ex consigliere spiegando che in seguito, una volta emersa la spesa e la sua contestazione nell’indagine, «ho restituito la somma ritenendola assolutamente inopportuna». Tra l’altro, ha detto Garbi, «tutti sanno che io sono astemio da sempre».
Thomas Casadei, invece, ha esibito in aula alcuni volumi acquistati, tra cui uno in cui risulta lui stesso curatore, spiegando che si trattava di «strumenti di lavoro per alcuni progetti di legge» da lui seguiti. Il suo difensore, l’avvocato Salvatore Tesoriero, ha prodotto un elenco di iniziative istituzionali a cui Casadei può dimostrare di aver partecipato, senza chiedere rimborsi. (ANSA).

(ANSA) - BOLOGNA, 29 SET - Moriconi ha risposto alle domande in udienza, davanti al collegio presieduto dal giudice Stefano Scati, così come diversi altri ex consiglieri imputati. L’esame ha fatto seguito alle testimonianze degli investigatori della Guardia di Finanza che hanno condotto le indagini, coordinate dai Pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi, quest’ultima presente a sostenere l’accusa in aula.
Gli imputati, rispondendo ai loro difensori, hanno ricostruito spese e rimborsi, spesso con rimandi alla documentazione già prodotta dalle difese stesse. Hanno detto sostanzialmente di aver agito convinti di seguire le regole, sulla base anche di indicazioni fornite in un 'decalogò del capogruppo Marco Monari, anche lui imputato, a loro fornito a inizio legislatura: un documento inviato via email, in cui si diceva di quali spese erano ammessi i rimborsi e di quali no. I politici hanno anche detto di aver chiesto rimborsi per partecipare ad iniziative inerenti, a loro avviso, con la loro funzione.
Tra le spese su cui si è soffermato Roberto Garbi, ex consigliere del Parmense, c'è quella di 155 euro per una bottiglia di vino, a novembre 2010, in un pranzo per cui il conto fu di oltre 400 euro. Garbi ha ricordato come il pranzo fosse un incontro di lavoro con 11 partecipanti, «tutti soggetti istituzionali» per discutere della ricapitalizzazione delle terme di Salsomaggiore. «Non mi accorsi della bottiglia quando pagai, non so e non mi interessa chi l’ordinò», ha detto l’ex consigliere spiegando che in seguito, una volta emersa la spesa e la sua contestazione nell’indagine, «ho restituito la somma ritenendola assolutamente inopportuna». Tra l’altro, ha detto Garbi, «tutti sanno che io sono astemio da sempre».
Thomas Casadei, invece, ha esibito in aula alcuni volumi acquistati, tra cui uno in cui risulta lui stesso curatore, spiegando che si trattava di «strumenti di lavoro per alcuni progetti di legge» da lui seguiti. Il suo difensore, l’avvocato Salvatore Tesoriero, ha prodotto un elenco di iniziative istituzionali a cui Casadei può dimostrare di aver partecipato, senza chiedere rimborsi. (ANSA).

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