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EDITORIALE

"Legionella e donna ferita: contraddizioni e silenzi. La città chiede risposte"

Contraddizioni e silenzi. La città chiede risposte
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Scriveva Albert Camus che «il giornalista è lo storico dell'istante». Ma per capire l'istante, quello che ci accade attorno, e scriverne la storia, bisogna farsi delle domande. Tante domande. Sempre. E' un dovere del cronista. Chiedere, esprimere dei dubbi, arrivarci in fondo ai fatti.

In questi giorni le domande le abbiamo scritte sulle pagine della cronaca riguardo due fatti che hanno monopolizzato l'interesse di noi parmigiani, colpendoci nell'emotività: l'epidemia della legionella e il caso della donna moldava trovata agonizzante all'alba a due passi dal Battistero, ed ora ricoverata in gravi condizioni in Rianimazione.

Troppe cose non convincono nella ricostruzione della storia: la donna - hanno spiegato gli inquirenti - dopo essersi aggrappata all'auto di uno dei due uomini toscani con cui aveva trascorso la serata e la notte, sarebbe caduta ferendosi così gravemente. Un caso «liquidato» come un incidente stradale. Nessun indagato, nessun interrogatorio ai due (che se ne sono tornati il giorno stesso a casa loro), nessun'altra spiegazione.

Ma come è possibile - ci siamo chiesti e qui lo ripetiamo - che in vicolo san Moderanno, in un tratto così breve e tortuoso di strada, qualche decina di metri appena - sia potuto accadere un incidente dalle conseguenze così gravi? Chi era alla guida dell'auto non si è accorto che la donna era aggrappata alla macchina? Come mai, se il conducente l'ha vista non si è fermato immediatamente? Inoltre: anche se non si fosse fermato subito, non avrà percorso più di 5-6 metri. Ripartendo praticamente da fermo. Come è possibile che la donna - anche accettando l'ipotesi del tragitto da «aggrappata» alla portiera - abbia rimediato un trauma cranico facciale così violento? I due uomini non hanno poi spiegato per quale ragione una donna (che i vicini descrivono come una persona tranquilla, gentile, abbastanza sola e va detto non contornata da quello che si definisce in certe situazione «viavai sospetto») si attacchi improvvisamente alla portiera di un'auto? Perché nessuno sente il bisogno di dare a noi, e quindi alla città delle spiegazioni? Forse perché è una cittadina straniera e sola in tutti i sensi?

Sono domande semplici. Quasi banali. Domande che aspettano una risposta. Interrogativi che, fino a quando dagli inquirenti non arriveranno delle risposte convincenti, non ci stancheremo di rifare.

Come nella vicenda della legionella. Che sta assumendo il contorno di un «pasticciaccio brutto» avvolto per lo più da un mistero che invece di diradarsi si infittisce ogni minuto sempre di più.

Sono passati oltre quaranta giorni dall'epidemia, e circa due settimane dai primi due morti, ma non sappiamo ancora dove e in quale concentrazione si annidi il batterio. Nessuna comunicazione ufficiale, anche se «annunciata» più volte dall'Ausl: risultati che sarebbero dovuti arrivare entro una settimana, entro due giorni, di fatto mai. Perché? Il cittadino non ha il diritto di essere informato sulla sua salute, una delle cose più importanti, anzi la più importante della sua vita?

Gli insediamenti controllati dalla stessa azienda sanitaria - le cosiddette «torri di evaporazione» - sarebbero almeno cinque, anzi, stando agli ultimi aggiornamenti, di più. Oltre alle torri di Banca Intesa e Poste, perché non viene spiegato in quali altri impianti si stanno facendo le analisi? E perché proprio la nostra città (e non Reggio, Modena, Milano) si è trovata improvvisamente dentro questo epidemia che, senza risposte «chiare e distinte» rischia di trasformarsi in un incubo? Non rassicurano nemmeno le dichiarazioni di Paola Borella, la super esperta incaricata dalla Procura, che ha annunciato che l'indagine sarà molto complessa e che sarà difficile trovare la causa. Ha però dichiarato che lavorerà in libertà, «con impegno e trasparenza». Confidiamo in lei.

pguatelli@gazzettadiparma.net

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Vercingetorige

    15 Ottobre @ 20.01

    A parte il fatto che tutta questa gente terrorizzata in giro non mi pare di vederla , mentre vedo molti Tribuni della Plebe impegnati a far chiasso a scopo propagandistico , "la Città" vorrebbe 3 cose : 1 ) che la fonte del contagio fosse una sola . 2 ) che venisse identificata e bonificata , in modo da 3 ) avere la garanzia di non contrarre la malattia. Nessun tecnico serio può garantire queste tre cose , né , tanto meno , può garantirle una gazzarra assembleare.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    15 Ottobre @ 19.33

    RISPOSTA ALLA PRIMA DOMANDA : le indagini dei Carabinieri e della Procura chiariranno quel che c' è da chiarire. RISPOSTA ALLA SECONDA DOMANDA : 1 ) Non è detto che la fonte del contagio sia una sola , e non è detto che si riesca ad identificarla e ad identificarle tutte. La lezione che si deve trarre da questa esperienza è che gli impianti di condizionamento d' aria devono essere tenuti puliti e disinfettati , con una manutenzione scrupolosa e puntuale. Più stimolante la domanda della ragione per cui le città viciniori siano apparentemente immuni dall' epidemia , ma sono veramente immuni o non è stata fatta la diagnosi ? Del resto la stessa domanda si può fare su scala più ristretta : perché gli ammalati , almeno finora , sono tutti nel quartiere Montebello , e non negli altri quartieri della città ?

    Rispondi

  • Michele

    15 Ottobre @ 12.58

    mandra_sala@libero.it

    La città attende risposte da ormai 5 anni. La città chiede ancora che venga attuato il mandato elettorale con cui pizzarotti fu eletto con M5S.

    Rispondi

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