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Straser, il geologo che ha il sogno di predire i terremoti

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Valentino Straser in Valtaro è un giornalista, collaboratore da anni della Gazzetta di Parma, mentre a Parma è un professore del liceo «Marconi» che da tempo insegna con passione le scienze della terra. Per tutto il resto del mondo, invece, è un pioniere della geologia che, con le sue intuizioni e le sue ricerche, sta contribuendo in maniera determinante allo sviluppo di teorie che in futuro potrebbero avere impatti decisamente importanti sulla collettività.

La conferenza a Cape Town

Pochi giorni prima dell'inizio dell'anno scolastico Straser era infatti a Cape Town, in Sudafrica, invitato come relatore all'International geological congress per illustrare ai colleghi di tutto il mondo l'oggetto dei suoi nuovi studi: la possibilità di individuare giacimenti di idrocarburi attraverso l'osservazione di fenomeni celesti. Una ricerca che è ancora in fase embrionale ma che potrebbe dare una svolta importante ai metodi finora utilizzati. «L'idea di studiare i fenomeni naturali in forma isolata non è corretta – premette Straser spiegando la visione che sta dietro al suo decennale lavoro - va sempre considerato un contesto più vasto. Da questa idea ha preso le mosse lo studio presentato in Sudafrica che guarda alla formazione di “plasmi” in atmosfera, fenomeni luminosi ancora inspiegati, per individuare giacimenti di particolari gas. Dopo aver studiato per alcuni anni i fenomeni sia a livello locale che a livello globale, ho presentato i risultati della mia ricerca alla comunità internazionale». Una sala gremita ha premiato lo spirito pionieristico di Straser, guardando con interesse ai possibili sviluppi di uno studio che potrebbe avere una duplice funzione: individuare le sacche di gas con modalità nuove o addirittura trasformare i giacimenti di idrocarburi in una forma nuova di energia pulita. Questo tipo di indagine non è però replicabile in laboratorio e quindi bisogna procedere per «indizi»: modalità che richiede tempo, una quantità infinita di dati e la capacità di avere le intuizioni giuste. La riuscita, però, regalerebbe al mondo una tecnica di ricerca dei giacimenti non invasiva e non pericolosa, a differenza del fracking ancora ora largamente utilizzato ma già bandito in alcuni Paesi, con grande vantaggio per i territori in cui viene svolta.

I precursori sismici

Un filone interessante, dunque, ma che è diretta conseguenza degli studi che da anni Valentino Straser porta avanti sui «precursori sismici» cercando di dare una risposta ad una delle grandi domande del mondo: è possibile prevedere un terremoto?. Una questione che «frulla» nella testa del geologo parmigiano fin dall'adolescenza: «Poter prevedere i terremoti è il sogno di tutti. Io questo quesito me lo sono posto a quattordici anni, durante il primo anno delle superiori, ma non avendo strumenti per potere approfondire la questione l'ho accantonata». Accantonata ma non dimenticata: concluso l'Itis, Straser si è infatti iscritto alla facoltà di Geologia seguendo un'altra delle sue passioni: la paleoecologia, una scienza che stava nascendo proprio in quegli anni. Misurarsi con la novità deve essere quindi nel suo dna anche se, come lui stesso ammette, è difficile in Italia potersi dedicare solo alla ricerca. E così, dopo la laurea, Straser ha preso la strada dell'insegnamento, lavoro che gli permette ancora oggi un confronto continuo e lascia il tempo per approfondire gli studi. Tra una lezione e l'altra è così rispuntata la «curiosità» di scoprire come poter prevedere un terremoto. «L'idea mi è stata data proprio dai “plasmi”, oggetto dello studio presentato a Cape Town. Essendo una materia ancora inesplorata, ho provato a mettere in relazione la comparsa di queste “luci” con il verificarsi di eventi sismici. Se è vero che il terremoto si manifesta all'improvviso e sprigiona una enorme energia, è vero anche che necessita di tempo per accumulare questa energia elastica. In alcuni casi si parla anche di millenni. Il mio obiettivo è stato quindi quello di cercare di capire come progredisce lo stress nel sottosuolo nella fase precedente al sisma». Essendo le energie in gioco notevoli, Straser aveva già allora intuito che, in qualche modo, ci deve essere una manifestazione «di qualche tipo». L'importante è quindi capire «cosa» cercare. Tante le teorie elaborate su questa questione, ma nessuna ancora aveva fornito un modello valido per prevedere i terremoti: l'obiettivo doveva quindi essere altro rispetto a quanto era stato vagliato fino ad allora. E così il venticinquenne Valentino Straser, la mattina insegna a scuola e nel resto del tempo studia dati e confronta eventi. Naturalmente con i mezzi a disposizione a fine anni Ottanta e usando come laboratorio di osservazione il territorio della Valtaro. Per primo, nota che i tempi tra le manifestazioni luminose e i sismi sono ricorrenti e, nel caso della Valtaro, variano tra 48 e 56 giorni. Ancora troppo poco per uscire dalla «coincidenza» ma un passo avanti, anche se le rilevazioni dei fenomeni luminosi erano ancora troppo legate alla «fortuna».

La prima pubblicazione

Straser continua in quella direzione, e arriva ad elaborare uno studio che nel 2007 viene presentato ad una rivista scientifica. Pur con il parere negativo di alcuni revisori, vista la novità dei contenuti, con il parere positivo di un autorevole scienziato il lavoro viene pubblicato e i riflettori della comunità internazionale si accendono sul ricercatore del parmense. «Secondo la visione dell'editore che ha deciso per la pubblicazione, la mia teoria poteva aprire una nuova strada per lo studio della geodesia. Nel corso degli anni successivi questo lavoro è stato poi letto, studiato e apprezzato». Nel tempo la ricerca si è fatta «più semplice» rispetto all'inizio perché i fenomeni luminosi vengono registrati attraverso strumenti particolari che restituiscono anche dati utili al proseguimento delle analisi.

«I terremoti non sono però tutti uguali, per cui è necessario trovare altre ricorrenze. Ho provato a considerare i campi elettromagnetici e sono emersi risultati interessanti. I terremoti importanti, ovvero quelli di magnitudo da 6 in su, sono preceduti dalla comparsa di onde a bassissima frequenza: segnali che non possono essere confusi con fenomeni antropici di vario genere e rilevati solo da strumenti sperimentali. Tutti gli 800 terremoti analizzati finora hanno mostrato questo particolare segnale. Anche le alte frequenze si evidenziano anomalie ricorrenti in occasione dei terremoti, ma sono ancora ''elementi di coincidenza'', e stiamo osservando con attenzione un legame con la velocità del vento solare». Se è vero che la scienza richiede un legame causa effetto definito e non solo la «coincidenza» seppur frequentissima, la strada intrapresa potrebbe ragionevolmente essere quella giusta.

L'ingresso nel centro studi di Orlando (Usa)

Questo dev'essere anche quello che hanno pensato nel 2012 all'International earthquake and volcano prediction center di Orlando (Florida) quando hanno inserito nel team di ricercatori anche il parmigiano Straser. Un'opportunità che ha permesso al «nostro» geologo di confrontarsi in maniera stretta con altri ricercatori di altissimo livello e vedere così progredire a grandi passi gli studi fatti fino ad allora. «E' stata una grande soddisfazione diventare uno degli otto studiosi che ricercano i precursori sismici. La modalità di lavoro prevede che ognuno di noi porti avanti le sue indagini, con diversi sistemi, e quando un'anomalia viene registrata anche da altri del gruppo allora possiamo iniziare a parlare di potenziale precursore sismico». Dal centro di Orlando partono anche le segnalazioni di allerta, frutto degli esiti di queste ricerche. «Al momento il limite che vedo nel poter determinare con ragionevole anticipo quando e dove avverrà un terremoto è solo tecnologico. Sarà complesso poter dire l'ora esatta, come succede anche nella meteorologia, ma mano a mano che l'analisi multifattoriale progredirà ci potremo avvicinare sempre di più. Per ora l'analisi dei precursori sismici ha permesso di prevedere esattamente solo il terremoto del 1975 ad Heicheng in Cina: evacuarono la città al mattino e al pomeriggio si verificò il sisma. Altri però sono stati segnalati e si sono poi verificati. Questa è una sfida che è ormai stata raccolta e in qualche anno potrà dare ottimi risultati anche se molti nella comunità scientifica sono scettici». In testa ai Paesi che sostengono la ricerca pionieristica ci sono Giappone e Stati Uniti e oggi Straser ha la possibilità di lavorare fianco a fianco con team che hanno grandi disponibilità di mezzi. Qua, invece, le sue ricerche sono rese possibile solo grazie alla fortunata e lungimirante visione di Luca Accorsi, titolare di AB Global, che da anni lo sostiene in questa sfida importante.

Nuove forme di didattica

Sui suoi studi Straser ha elaborato anche nuove forme di didattica per i geologi del futuro. «Attraverso gli indizi, e non attraverso la riproducibilità degli effetti e una modellizzazione dei dati, si possono seguire le dinamiche crostali. E' un approccio che permette la comprensione dei fenomeni reali, diversamente da quanto avviene in laboratorio in cui tutto è semplificato al modello, e potrebbe essere affiancata alla didattica tradizionale anche nei licei». E qualcuno dei suoi alunni è già stato «contagiato» da questa passione tanto da decidere di provare a seguirne le orme. «Siccome con questo tipo di ricerca “si mangia poco” è bene non infondere troppo entusiasmo, soprattutto in fase di formazione, per evitare che facciano scelte non ottimali per il loro futuro». Eppure lo studio sugli idrocarburi potrebbe diventare un affare miliardario. «Essendo stato il primo a lanciare questa idea, dovrà sicuramente trascorrere un po' di tempo prima che venga “digerita” e che le mie ricerche inducano le organizzazioni a sperimentare questo approccio. Magari ci vivranno i geologi del futuro».

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