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Meglio le elezioni di un'ammucchiata

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di Giuliano Molossi

Un giorno del novem­bre di tre anni fa Sil­vio Berlusconi, salen­do sul predellino della sua au­to, in piazza San Babila a Mi­lano, annunciò la nascita del Popolo della libertà. Gianfran­co Fini disse: «Siamo alle co­miche finali». Se l'ex leader di An avesse dato seguito a quel suo primo, sferzante commen­to, oggi non saremmo a questo punto. Invece Fini ci ripensò, andò alle elezioni con Berlu­sconi, le vinse e ottenne la pre­sidenza della Camera. Le co­miche, evidentemente, non gli erano così sgradite. La pace durò poco. Fini e i suoi fede­lissimi cominciarono a pren­dere le distanze dal premier. Nel marzo scorso, come un bambino stanco del suo gio­cattolo, Fini affermò che il Pdl non gli piaceva più. Un mese dopo, al consiglio nazionale del Pdl, in diretta tv andò in scena un clamoroso duello. Come dimenticare Fini che punta il dito contro Berlusconi e gli urla: «Se non sono d'ac­cordo con te, che fai, mi cac­ci? ». Da allora la situazione è precipitata fino alla rottura di giovedì. E' l'ultimo atto di un rapporto difficile fra due per­sonaggi molto diversi, che non si sono mai amati e mai sti­mati e che sono stati a lungo alleati solo per convenienza, perché da soli non si vince. In politica vale il «mai dire mai», ma la separazione si è consu­mata con modalità e toni tali da escludere qualunque ipote­si di riappacificazione. Fini ha costituito nuovi gruppi parla­mentari: trentatré deputati e dieci senatori. Berlusconi ostenta tranquillità («Abbia­mo i numeri per andare avan­ti ») ma forse il suo pallotto­liere è difettoso: alla Camera la maggioranza dispone infatti di otto voti in meno dei 316 ne­cessari. Può darsi che il pre­mier pensi di far campagna ac­quisti, ipotesi sempre possibile in frangenti simili, ma anche se ci riuscisse dovrebbe co­munque tirare a campare co­me fece Prodi con gli esiti che ricordiamo bene. Fini ha riba­dito lealtà all'esecutivo, ma si è affrettato a precisare che i suoi uomini voteranno solo per quei provvedimenti presi nel­l'interesse generale del Paese.

E allora c'è da chiedersi: il fe­deralismo fiscale, la stretta sulle intercettazioni, il proces­so breve vanno, secondo Fini, nell'interesse generale del Pae­se o vanno nell'interesse par­ticolare di qualcuno? Berlu­sconi non è tipo da farsi ro­solare sulla graticola. Ma per uscirne ha una sola strada, quella delle elezioni anticipa­te. Deve però fare i conti con Bossi e con Napolitano. Il lea­der della Lega ha risposto alla sua maniera, alzando il dito medio, alla domanda di un giornalista sull'ipotesi di tor­nare alle urne. Se si andasse a votare la Lega vedrebbe allon­tanarsi il traguardo del fede­ralismo fiscale (e di qui forse il disappunto di Bossi) ma sicu­ramente aumenterebbe molto i consensi, ai danni del Pdl. Al di sopra del Po le camicie verdi farebbero il pieno di voti nel tradizionale elettorato di cen­trodestra, e non solo. Le ele­zioni costringerebbero Fini a cercare alleanze per non spa­rire e inguaierebbero non poco il disorientato Bersani, tutt'al­tro che pronto a un appunta­mento del genere. Più difficile, per Berlusconi, convincere il capo dello Stato.

Se il governo salta, Napolita­no ha il dovere di verificare se in Parlamento esiste un'altra maggioranza in grado di tra­ghettare il Paese alla scadenza naturale della legislatura nel 2013.
Oggi, sulla carta, quella mag­gioranza non c'è.
Ma non si può mai dire: ci so­no deputati che per non mol­lare la poltrona farebbero il salto mortale con doppio avvi­tamento.
L'eventualità di governi tecni­ci, come quello guidato da Dini nel ' 95, quando lo strappo fu fra Bossi e Berlusconi, non ci entusiasma.
Se la maggioranza che ha vinto le elezioni non c'è più ( e questo lo vedremo presto) allora si torni a votare per trovarne un'altra, possibilmente più so­lida.
E' un'ipotesi deprimente per un Paese che ha urgente biso­gno di riforme. Ma è meglio di un governic­chio fatto a tavolino, e gradito solo a un'opposizione timoro­sa di sottoporsi al giudizio de­gli elettori.
 

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  • Kenny

    01 Agosto @ 22.50

    Coi politici che abbiamo in Italia (Dall'estrema destra all'estrema sinistra sia inteso !!) l'unica ammucchiata bisognerebbe farla per mandarli tutti in una miniera di carbone in Cina !!

    Rispondi

  • federico

    01 Agosto @ 21.13

    vediamo se è concesso il dissenso sulla Gazzetta. Egregio direttore un editoriale così lo scrive mia nipote in terza elementare...è una cronaca. Che cosa ha detto in fondo che altri non hanno detto: che le ipotesi possibili sono un governicchio che tira a campare, un governo tecnico o le urne. E questo lo sappiamo tutti. Di come è messa la maggioranza ( presunta) e della minoranza( certa) non c'era bisogno di farne cenno: è un dato di fatto Parli piuttosto di come in questo paese non c'è una classe che ci possa rappresentare, di quanto schifo fanno questi politici, di che feccia noi elettori votiamo. Ci dica chi è che è in grado di governare questo paese senza rubare, chi può fare l'interesse dell'Italia senza pensare al proprio tornaconto. Grazie per aver ospitato il mio dissenso Direttore.

    Rispondi

  • Giovanni FESTA

    01 Agosto @ 20.01

    .....! è un dato di fatto, la forbice "diferenza di potere di acquisto", tra i vari strati della Popolazione Italiana, è in forte aumento. Le responsabilità di tutto ciò è sola da ricercare nella "forsennata" corsa al meno spese / costi e al più utile, a qualsiasi costo, anche quando questo scontenta lo strato oiù debole - pensionati, operai, famiglie numerose e studenti lavoratori, per necessità. Tutti gli Industriali, Cooperative (solo sulla carta) sono responsabili di quanto stà accadendo. - sestema e metodo "edonistico" andatelo a rileggere, stesso sistema e metodo che ha messo in ginocchio i paesi più industrializzati, tra cui l'America. l'Italia con tutti i suoi Italiani, è un paese diverso, è pino di Storia è a fatto la storia del Mondo intero. Per evitare quello che stà succedendo in Crecia, è opportuno che - Tutta la classe Politica e quella Produttiva - Industriali, Cooperative (Rosse & Bianche) comincino a "riinvestire nelle persone e per le persone" che sono il fulcro dell'Economia in positivo se il Paese Italia và bene, come sono il fulcro della stessa Economia se il paese và male. Le "Consorterie" come le ha definite il Presidente della Repubblica Italiana, ci sono è sono sempre più radicate, nel Nostro Paese, lolo, le "Consorterie" hanno terreno fertile a cominciare dalla loro appartenenza Politica - destra e sinistra - non fà differenza, in quanto sono presenti in tutte le Amministrazioni - oggi più di ieri - fare Politica vuol dire Amministrare. Le "Consorterie" sono presenti nel Governo e Parlamento Europeo, nel Governo e Parlamento Italiano, nelle Giunte e nei Consigli Regionali, nelle Giunte e nei Consigli Provinciali, nelle Giunte e nei Consigli Comunali, nelle Giunte e nei Consigli delle Comunità Montane - e in tutte le numerose attività che le stesse promuovono. - avete mai provato ad immagginare quante sono e di che cifre - euro - parliamo? E' un dato "Storicamente" provato, in quanto basta vedere come la Magistratura Italiana, sia quella Inquirente che quella Giudicante, sia "Ingessata" dalle numerose inchieste, anche se quelle a conoscenza dei Cittadini corrisponde, forse al solo 10%. Cosa fare? Dare potere d'acquisto alla "Base" degli Italiani, dandogli lavoro - dignitosamente retribuito e pagato - smetterla di rincorrere il prezzo / costo più basso a qualunque costo, anche se lo stesso nel medio periodo si rivolta contro, all'Economia Italiana in primis. Un ritorno al passato, più produzioni in Italia, vuol dire più guadagni per gli Italiani - Tutti - a cosa serve poter comperare una lavatrice, di cui la sua vita media di funzionamento è di circa 5/7 anni ad un prezzo inferiore di circa 200 euro, quando questa è prodotta integralmente all'Estero? I 1.000 euro che oggi noi spendiamo nell'acquisto di un prodotto - integralmente prodotto in italia - nel medio periodo ci ritorna in tasca, sotto forma di lavoro, quidi più lavoro è uguale a più possibilità di spesa. Se ha vantaggio l'Economia, ha vantaggio lil Popolo Italiano. Tutto il resto è "fiction".

    Rispondi

  • Danilo1963

    01 Agosto @ 19.13

    Caro direttore, lei crede veramente che in un paese imbalsamato come il nostro se si andasse a votare cambierebbe qualcosa? Per cercare concretamente qualcosa di buono fatto dall'attuale governo non si trova neppure con il lanternino! Il paese è imbalsamato nel fare leggi e prendere provvedimenti dei quali al cittadino comune non gliene può fregare di meno. Pensa davvero che alle persone in difficoltà interessino molto le intercettazioni, il bavaglio alla stampa e la riforma della giustizia "modello Alfano"? Qui si parla di mandare le persone in pensione a 70 anni per liberare così posti di lavoro per i giovani! Per rilanciare l'economia si parla di modificare l'art.41 della Costituzione per potere edificare ancor più liberamente in maniera indecente. Di riforme veramente utili per far ripartire l'economia del paese, di dare un sostegno reale alle persone in difficoltà, insomma un futuro meno cupo di quello che si vede attualmente non se ne parla neppure lontanamente. L'importante è la "conta" che siu farà in settembre per vedere se questo insulso carrozzone potrà andare avanti. Sempre più scollati dal paese reale ed ai problemi veri.

    Rispondi

  • Nicola Martini

    01 Agosto @ 18.51

    Lo strappo tra Berlusconi e Fini ha di fatto determinato una crisi di Governo. In una situazione istituzionale normale, il Presidente del Consiglio sarebbe salito al Quirinale per considerare il da farsi. Nonostante Berlusconi rassicuri tutti di aver la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, sembra evidente che, almeno alla Camera dei Deputati, il voto dei c.d. finiani sia determinante per la tenuta del Governo. Che lo stato di crisi della maggioranza sia grave lo denota il fatto che la rottura sia avvenuta a poche ore dall'approvazione della Finanziaria con l'ennesimo voto di fiducia. Non prendere atto della mutata situazione politica e continuare come se nulla fosse successo è un azzardo. Già dalle elezioni Regionali di marzo vi è stato un logorio costante dell'Esecutivo, che ne ha determinato di fatto la paralisi. In più occasioni i D.d.l. sono stati inaspettatamente emendati, contro il volere del Governo, e il fatto di essere riusciti ad approvare una Legge Finanziaria, che scontenta i più in quanto depressiva, non può essere visto come un risultato positivo. Semmai si può parlare dell'ultimo atto di responsabilità di una maggioranza ormai disgregata, conscia del fatto che la mancata approvazione avrebbe prodotto gravi danni. Alla luce di tutto ciò, un Governo che deve operare in una situazione politica "schizofrenica" come quella attuale, non sarà in grado di risolvere i gravi problemi che attanagliano il Paese. Al massimo sopravviverebbe qualche mese patendo un logorio inesorabile e continuo. A mio modesto avviso, la soluzione di un Governo c.d. balneare (maggioranze permettendo), finalizzato a risolvere i problemi più stringenti (es. modifica della legge elettorale, attuazione di un federalismo fiscale solidale, liberare risorse per il rilancio di un economia ancora in crisi ecc.), sarebbe una soluzione razionale atta ad evitare una corsa immediata alle elezioni, che purtroppo non dà alcuna certezza, in quanto la situazione politica (a livello di alleanze) pare decisamente nebulosa. Il rischio di un nuovo Parlamento con maggioranze risicate, o peggio con maggioranze diversificate alla Camera ed al Senato, non è poi così lontano dalla realtà. Credo che ognuno di noi, indipendentemente dalla propria idea politica, concordi che l'Italia abbia bisogno di un Governo stabile, sopratutto in periodi di crisi, in grado di risolvere adeguatamente i problemi che man di mano si presenteranno. A mio parere, l'attuale Esecutivo non è più in grado, da diverso tempo, di rispondere alle esigenze del Paese.

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