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Sradichiamo i fiori del male che avvelenano Parma

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Pino Agnetti

Charles Baudelaire, uno che di certe cose se ne intendeva parecchio, ha scritto: «Se esistesse un governo che avesse interesse a corrompere i suoi sudditi, non dovrebbe far altro che incoraggiare l’uso dell’hashish». Nella casa dei due studenti del nostro ateneo arrestati per spaccio di stupefacenti, pare non sia stata rinvenuta traccia delle opere dell’autore de’ «I fiori del male». In compenso, gli uomini della questura di Parma - a proposito: grazie e complimenti vivissimi per l’ennesimo colpo messo a segno! - hanno pescato i due baldi giovanotti con un chilo di hashish nelle mutande. Roba fina. Di primissima qualità. Reperita mensilmente dalla brillante coppia universitaria fuori corso - poverini, bisogna capirli con tutto il tempo che dovevano dedicare a una professione tanto faticosa - sulla vicina piazza di Modena. La qual cosa serve a ricordarci che, secondo gli ultimi dati disponibili e riferiti al 2008, nella sola Emilia-Romagna sono state sequestrate ben due tonnellate e mezzo di hashish. Meno che in Lombardia, Lazio e Sicilia, ma pur sempre più che in Toscana e in Campania. Ma torniamo subito al ventitreenne parmigiano e al suo amico venticinquenne originario di Foggia appena finiti in via Burla. Per rimarcare come, non più tardi di due settimane fa, la stessa sorte fosse toccata ad altri due parmigiani e a un napoletano (residente però da anni in città) considerati fra le pedine chiave della rete transnazionale per lo spaccio di cocaina smantellata dalla Dda di Palermo con l’operazione «Bogotà». Insomma, e per dirla tutta anche a costo di suscitare gli strali di certi «quacquaracquà» di professione sempre pronti a sminuire la portata dell’incendio, questa è un città che comincia a essere marcia di droga. Per confermarlo, basterebbe rivisitare le cronache degli ultimi anni che hanno visto al centro diversi personaggi locali noti e meno noti. Oppure, prestare ascolto ai ripetuti allarmi lanciati dai responsabili del Comune e dell’Ausl e dal fondatore della comunità di Betania, don Valentini. Tutti concordi nel segnalare come da noi il trend del consumo di droga sia in costante aumento (+ 41,71 per cento i nuovi utenti del Sert). E questo, proprio mentre a livello nazionale viene annunciato un calo medio del 25 per cento. Calo, per quanto ci riguarda, smentito anche dagli ultimi dati diffusi dal Cnr di Parma che, campionando le polveri sottili sospese nell’aria che respiriamo ogni giorno, ha rilevato tracce inequivocabili di cocaina e di altre sostanze stupefacenti. Parma, dunque, città sempre più aperta. Sì. Ma alla droga in tutte le sue più micidiali e schifose varianti. Incluso l’hashish (che per chi non lo sapesse ancora produce panico e allucinazioni, insieme e ben più del tabacco a danni alle vie respiratorie cancro ai polmoni incluso) che ai due studenti universitari appena arrestati riusciva a fruttare decine di migliaia di euro al mese. Tutto ciò, grazie anche alla troppa omertà, ai troppi ”Lasciamo stare che tanto i problemi sono altri”, a cui pure Parma si sta purtroppo abituando. Quando invece tocca in primo luogo alla società civile di reagire. Per sradicare i fiori del male che corrompono e avvelenano ogni giorno di più questa nostra sempre meno innocente città.

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  • Giorgio G.

    06 Agosto @ 20.18

    Gentilissimo Sig. Agnetti, mi fa molto piacere leggere la sua risposta e , se può farle piacere, vorrei condividere la sua volotà nel ridurre la diffusione di stupefacenti nella città. A questo proposito, da semplice cittadino, vorrei, gazzetta concedendo, approfondire l' argomento e alcuni suoi spunti che ritengo molto interessanti. Per esempio, che il tema stupefacenti, non sia adeguatamente trattato. Per dare una dimensione del problema, le vorrei offrire uno spunto: secondo uno studio recentissimo di Confesercenti, il mercato degli stupefacenti, rende, all' anno, 70 miliardi di euro di "fatturato". La quarantennale "guerra alla droga", passata più o meno in sordina, perchè, come lei appunto fa notare, è un tema non affrontato con il giusto riguardo, ha reso alla malavita italiana un importo maggiore del debito pubblico della nostra nazione. Ebbene si, se si moltiplicano i 70 miliardi di fatturato per i 40 anni di dispendiosa lotta armata agli stupefacenti, la cifra che ne risulta è enorme: 2800 miliardi di euro. Queste sono le dimensioni taciute di questo fenomeno, spesso anche dalla stampa. Quindi mi ricollego a quando lei afferma che il ruolo della stampa debba essere di denuncia delle situazioni di emergenza;le chiedo, il ruolo della stampa non potrebbe anche essere quello di divulgare i modelli di successo nell' affrontare questo tema? Se non si chiedono soluzioni ai giornalisti, è vero che a loro si potrebbe chiedere una informazione oggettiva. I quotidiani arresti delle forze dell' ordine, sono notizie importanti, che sottolineano lo sforzo di persone quotidianamente impegnate al rispetto della legge. Ma siamo sicuri che questa legge sia appropriata? Forse si potrebbe anche sintetizzare così uno degli ultimi comunicati del sindacato di polizia penitenziaria. Lei dice che i governi, in materia di tossicodipendenze, non hanno fatto nulla, o così credo di avere inteso in quanto da lei scritto. Vorrei ricordarle che non è proprio così. L' attuale diffusione di cocaina altro non è che il risultato di una legge che è sembrata a molti, volta più a tutelare certi interessi (come ad esempio l' utilizzo della polvere bianca tra i politici e il mondo che se lo può permettere), che a contrastare davvero il fenomeno: non ci sono infatti spiegazioni scientifiche che motivano la possibilità di un quantitativo maggiore di principio attivo della cocaina rispetto a quello della cannabis. La realtà che emerge da una simile analisi, è che il mondo della politica soprattutto, sia più interessato ai proclami, che a leggi veramente efficaci, se è vero che da 40 anni si applica la stessa politica, di repressione armata. La cosa ben peggiore è che non si distingue, in materia di stupefacenti, una politica alternativa in Italia; destra e sinistra sono allineati, proprio per i motivi di "consenso", a non sbilanciarsi su questo tema, che, come ricorda bene lei, viene poco considerato. Che forse manchi informazione sul tema? Se una legge come la Fini Giovanardi è stata approvata di fretta e furia in un decreto per la sicurezza sulle olimpiadi, piuttosto che in un ampio dibattito aperto in cui più posizioni possano democraticamente confrontarsi, come ci si possono aspettare risultati positivi? Mi scuso per la prolissità, ma mi piacerebbe poter continuare a discuterne con lei.

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    • Pino Agnetti

      07 Agosto @ 11.16

      Spero che non ne mancherà l'occasione. E grazie per il prezioso scambio che mi conferma che anche Parma, se appena vuole e trova gli spazi giusti, sa e può discutere delle cose che davvero interessano alla gente senza abbandonarsi alle solite chiacchiere da bar. Pino Agnetti

      Rispondi

  • Pino Agnetti

    06 Agosto @ 17.59

    Caro Sig. Giorgio, come ho appena avuto modo di dire all''amico Gabriele Balestrazzi che sta al timone del sito della Gazzetta e che mi ha gentilmente segnalato il suo intervento, non sempre il fatto di non rispondere a un lettore da parte di un giornalista è sinonimo di disinteresse o di scarsa considerazione verso le altrui opinioni. Piuttosto, rientra nel mio stile personale di non averlo fatto anche in passato vuoi per non inflazionarmi, vuoi per lasciare il giusto spazio a chi di mestiere ne fa un altro. Due regole che chi scrive non per sé ma per gli altri (come io mi sforzo costantemente di fare) dovrebbe sempre avere bene a mente. Nel suo caso, però, ritengo sia un mio dovere farlo. Per il garbo e la puntualità degli argomenti che contraddistinguono il suo intervento. E per la estrema importanza del tema. Non starò a ripetere le cose già scritte nell\'ultima puntata della mia rubrica settimanale sulla Gazzetta "VistodaParma". Ma mi domando: se è vero (e lo è purtroppo) che come da lei ricordato siamo ancora qui dopo quasi mezzo secolo a discutere inutilmente di droga, cos'è che allora non va? Cos'è che ci costringe solo e sempre a misurare i fallimenti a ripetizione della battaglia fin qui condotta contro questo cancro schifoso? La mia risposta, anche a costo mi rendo conto di apparire banale, è molto semplice: a non andare è che questa battaglia, in realtà, non è mai diventata una vera priorità né della nostra società, né di chi ci governa o amministra. Vede, io ho conosciuto gente come Muccioli e Don Benzi (due che più lontani di così nell'affrontare il problema non si può). Ebbene, mi sembra evidente che, al di là dei diversi approcci di cui loro come altri si sono fatti portatori, la loro voce sia rimasta sostazialmente inascoltata. Lei dice che nel mio articolo mancano le "proposte". Per forza. Vorrebbe forse che mi ci mettessi anch'io a riempire la testa alla gente di soluzioni e di ricette più o meno taumaturgiche e infallibili? E poi scusi, a cosa sono serviti i convegni, la tavole rotonde, i talk-show, i documenti e le promesse elettorali dei vari partiti e dai vari governi in materia? A niente. Solo a comunicarci un senso di totale 'impotenza. Di irrimediabile sconfitta. Il che spiega anche come mai, al giorno d'oggi, la maggior parte dei genitori, posti di fronte al problema di come riuscire a tenere i propri figli lontani dal tunnel senza ritorno della droga, siano capaci al massimo di farsi un bel segno della croce e di dirsi: "Speriamo che Dio ce la mandi buona!". Comunque, non è compito dei giornalisti di indicare soluzioni. O, almeno, non lo è (ed è bene che non lo sia vista l''abbondanza di imbonitori in circolazione) in prima battuta. Semmai, il nostro compito è di denunciare le situazioni di emergenza a chi di dovere. E di farlo fin quando si è ancora in tempo per cercare di porvi rimedio. Ed allora, e ringraziandola per avermene dato di nuovo lo spunto, io torno a ripetere che sul fronte droga siamo in piena emergenza anche qui a Parma. E che spetta alla città cominciare, se non altro, a riconoscerlo e ad ammettrlo pubblicamente senza più infingimenti e titubanze di sorta. E quando dico città non mi riferisco solo, come per altro è ovvio, alle sue istituzioni. Ma anche e in primo luogo alla società civile. Cioé ai cittadini e allle cittadine come lei, caro Sig. Giorgio. Tutta gente che deve cominciare a farsi sentire e a reclamare una svolta radicale anche qui: nelle nostre scuole (dove la droga checché ne dicano certi presidi è una realtà sempe più drammatica), nelle nostre strade e nelle nostre piazze (idem moltiplicato per mille), nelle discoteche e nelle movide d'ogni genere e grado. Aggiungerei anche, senza moralismo alcuno, nei comportamenti pubblici e privati di ognuno di noi. Se la droga anche a Parma è diventata da un pezzo (contrariamente a quanto lei stranamente mi vuol fare affermare anch'io sono convinto che il problema non inizi affatto adesso) uno "stile di vita", allora è "lo stile di vita" di tutta una città che deve cambiare. Radicalmente e in fretta. E, ciò che davvero conta, in maniera ben visibile e convincente. Il che comporta anche la rinuncia ai soliti " tormentoni" in salsa socio-psico-politica sulle cause dell'esplosione del fenomeno in cui tutti, se mi permette anche qui, siamo maestri. Una "paccottiglia" ideoologica (e non mi riferisco certo a lei) che, come si è già visto e detto, serve solo a lasciare le cose esattamente come stavano prima. Quando, invece, ci sarebbe bisogno di riempire il vuoto che ci circonda e che circonda soprattutto i nostri ragazzi di modelli davvero nuovi. E, perché no (anche se so benissimo di stare per dire quasi una bestemmia) di esempi. Forti e limpidi. E, come tali, credibili e riconoscibili da tutti. Come anche di regole non solo proclamate, ma praticate (le sembra possibile e "normale" che anche a Parma impazzino gli smart-shop dove chiunque può comprarsi "legalmente" la stessa droga per cui sono finiti in carcere i due studenti universitari presi con le mutande imbottite di hashish? O che per festeggiare la fine dell'anno scolastico alcune migliaia di liceali si siano dati appuntamento in un "open bar" in riva al Taro dove ci si poteva "abboffare" tranquillamente di alcol e droga senza il minimo controllo da parte di chicchessia?). Proposte, lei dice?Ebbene, per cominciare io continuo a sognare il giorno in cui Parma scenderà per la prima volta in piazza unita e compatta contro la droga. A muso duro e sotto la luce del sole. E con la società civile - cioé noi tutti comuni mortali - in prima fila. L'ho scritto una volta sempre sulla Gazzetta. Ma nessuno mi ha dato retta. Forse perché, e me ne rendo conto, il mio nome e la mia parola valgono ben poco. O forse (senza escludere la prima ipotesi) perché in molti hanno capito che questo avrebbe significato davvero schierarsi per l'unica cosa che non ti porta né voti, né soldi, né potere: il bene pubblico. Una ragione in più per riprovarci. Magari insieme, caro Sig. Giorgio. E insieme a tanti altri come noi che non hanno timore di gridare (per la verità un po' controcorrente e per una volta tanto mandando a farsi fottere la lagna della "petite capital") che, sì, "Parma è marcia di droga". E che è arrivato il momento di dire "basta". Io sono sempre pronto. Nel frattempo, e scusandomi con Balestrazzi per l'inconsueta e anche per me insolita lunghezza di questa risposta, la ringrazio e la saluto con grande e sincera cordialità. Pino Agnetti

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  • Giorgio G.

    06 Agosto @ 14.59

    Caro Sig. Agnetti, è bello che abbia scritto anche online in modo da potere affrontare anche un botta e risposta. La leggo spesso sulla gazzetta e ho letto alcuni suoi pezzi a riguardo del tema stupefacenti. In merito al pezzo riportato sopra, trovo molto importante la sua presa di posizione in merito alla volontà che Parma prenda coscenza del fenomeno stupefacenti. Tuttavia non noto "proposte". Leggo di dati, che poi vengono smentiti (per esempio il citato proclama di governo di calo dei consumi smentito dal CNR, come lei riporta), leggo insoddisfazione per una situazione (la città marcia di droga) che, al contrario di quanto afferma lei, non "inizia adesso", semplicemente, ora, ha assunto una forma diversa da quella che i mass media hanno propagnadato per decenni. La figura del tossico di eroina trasandato è vecchia di 30 anni. L' evoluzione dei costumi e il trend dell' uso di stupefacenti, ha avuto una evoluzione ben più rapida di come il giornalismo abbia saputo affrontare l' argomento. Così si è giunti alla scoperta del fenomeno "cocaina" (come i casi di cronaca legati al mondo dello spettacolo e della politica dimostrano) e della sua trattazione superficiale. Più che scagliarsi con un "je accuse" contro il voltarsi dall' altra parte dei parmigiani, perchè non si indaga sulle cause dell' espolsione di questo fenomeno? Come è possibile che dopo quasi mezzo secolo di battaglia serrata contro la droga, questo modo di affrontare il problema ha solo aumentato il suo impatto negativo? Quali proposte concrete proporrebbe per affrontare il problema?

    Rispondi

  • franco

    06 Agosto @ 14.32

    X PINO: HAI RAGIONE......MA QUANDO HO LETTO IL TUO ARTICOLO, RICONOSCENDO LA SUA VERIDICITA'......MI SONO INK****TO COME UNA BESTIA E HO SCRITTO IL MIO POST DI GETTO!!!!! SCUSAMI ANCORA E.......SPERIAMO CHE QUALCOSA CAMBI!!!! COM' ERA BELLA PARMA UNA VOLTA....... ERA FORSE MENO CURATA MA SENZA DUBBIO ERA PIU' "VERA"!!!!!!!!

    Rispondi

  • Phoenix

    06 Agosto @ 14.05

    "mi pare che si predichi sempre molto bene si fan gran articoli di facciata da dare in pasto alla gente comune tanto per far vedere.... poi quando si scava un po + a fondo... dietro alla facciata si trova il marcio un po ovunque dal ricco sfondato al povero morto di fame.... mi da inoltre fastidio leggere prese in giro e umorismo di bassa lega in articoli di cronaca quando molto probabilmente lei sig. Pino non ha la più pallida idea di chi siano questi due ragazzi.... e la inviterei inoltre a informarsi un po meglio sulla gente che cita... sa come gliè stato fatto notare da franco qua sotto il buon baudelaire non era proprio uno stinco di santo.."

    Rispondi

    • Enrico

      06 Agosto @ 15.09

      Io non so chi glielo faccia fare a uno come Pino Agnetti di battersi sempre per certe cause per poi sorbirsi certe bischerate di attacchi personali che non hanno né capo né coda come questi. Leggendo il suo articolo lo avrebbe capito anche un morto che lui per primo aveva citato Baudelaire sapendo benisimo che si tratta di un poeta maledetto per via della droga ecc. Lo ha fatto apposta no? Ma i soliti grilli parlanti a caccia di notorietà hanno fatto finta di non capirlo e magari proprio non l'hanno capito che è persino peggio. Prima di trinciare sentenze sarebbe meglio che tornassero a scuola a imparare che l'ironia può essere un'arma più appuntita della spada. Agnetti la sa usare loro invece si crogiolano solo nella loro falsa saccenza. Complimenti vivissimi!!!

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