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Carlo Ugo riposerà in Steccata tra i suoi antenati

Carlo Ugo riposerà in Steccata tra i suoi antenati
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 Marco Federici

Il via vai è quello dei muratori che cesellano gli stucchi, imbiancano porzioni di pareti, finiscono l'intonaco a colpi di cazzuola. Siamo alle rifiniture, insomma, eppure  in cripta  lavori procedono  a pieno regime. E' una lotta contro il tempo, eppure  tutti sono sicuri: la cappella sarà pronta per il 28 agosto quando, dopo  le esequie, sarà tumulata la bara di Carlo Ugo di Borbone, duca di Parma e Piacenza.    Una stanza di pochi metri quadrati, la cripta, disegnata da Nicola Bettoli nella prima metà dell'Ottocento, due rampe di scale sotto il pavimento della Steccata. Un  ossario che custodisce a sboccio una ventina di piccoli avelli. Sì, perchè Maria Luigia diede ordine di   seppellire lì i resti di tutti i Farnese e Borboni che si trovavano nella cripta della Chiesa dei cappuccini. 
E appena si entra, i nomi incisi nel marmo riportano Parma ai tempi in cui il ducato esisteva davvero. Il sarcofago di Alessandro Farnese, che regnò dal 1586 al 1592,  domina la stanza: dentro c'è il condottiero (assieme   alla  moglie Maria di Portogallo)   che partecipò alla battaglia di Lepanto, al  fianco  del comandante  don Giovanni d'Austria, suo zio. Sopra  il sepolcro, scolpito in pietra viva, il suo elmo e la sua spada.  Nella cripta,  sono custoditi anche  i resti di Ranuccio II, Francesco e Antonio. Tutti Farnese.
 Ci sono anche i Borbone Parma:  i loro avelli incorniciano la porta della cappella in cui sarà sepolto Carlo Ugo e dove sono in corso i lavori.  C'è il cuore di quel Ferdinando che  in punto di morte accusò Napoleone di averlo avvelenato per sbarazzarsi di lui: è custodito dentro un'ampolla racchiusa in una scatola di piombo. Così come ci sono  le ossa di Filippo I, il capostipite dei Borbone Parma, e   il cuore di Carlo III. 
Tutto è già pronto, invece, nella sagrestia nobile della Steccata, dove mercoledì e giovedì sarà allestita la camera ardente:  al suo interno,    il talento  del Mascheroni   scolpì    quel  capolavoro  di ebanisteria che oggi racchiude reliquiari e altri oggetti preziosi.  Lì, ai piedi dell'altare, sarà posata la bara del duca, avvolta nella bandiera spagnola senza stemma reale, con sopra il basco simbolo dei carlisti.  
La sagrestia custodisce un vero e propio tesoro: c'è un calco della Madonna della Steccata  ricavato  con ottanta chili di argento. Nel 1609 ci fu una sottoscrizione popolare per realizzarlo:  la gente chiedeva alla Vergine la grazia  di interrompere un lungo periodo di siccità. Poi,  vicino alla sagrestia,  c'è    il museo che contiene gli oggetti donati dai Borbone. 
«Deve essere chiaro - spiega Edmondo Barbieri Marchi, consigliere a vita della Fondazione dell'Ordine costantiniano - che i Borbone Parma non hanno portato via niente da Parma: nemmeno una vite. Se ne andarono con la valigia e basta. Anzi, in seguito hanno solo fatto donazioni preziose.   Sono stati i Savoia che hanno depredato la città per portare molti oggetti in parte a Palazzo Pitti e in parte al Quirinale. E poi hanno venduto tutto ciò  che non hanno utilizzato».

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  • marco

    21 Agosto @ 22.56

    Quindi si torna al Ducato ? Io ci sto. Però dobbiamo scambiare Piacenza con La Spezia per avere lo sbocco al mare...

    Rispondi

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