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Il manager parmigiano Lino Cardarelli ai vertici dell'«Unione per il Mediterraneo»

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 Laura Ugolotti

C'è anche un pezzo di Parma in uno dei progetti economici e politici più importanti mai realizzati: l’«Unione per il Mediterraneo». All’interno dell’iniziativa per rilancio della cooperazione euro-mediterranea (la cui co-presidenza è affidata a Nicolas Sarkozy e Hosni Mubarak) Lino Cardarelli, parmigiano, sarà segretario generale vicario, responsabile dell’organizzazione, del reperimento delle risorse finanziarie, dello sviluppo e della crescita dei Paesi dell’area mediterranea e dello sviluppo e integrazione delle piccole e medie imprese.
Un progetto ambizioso che coinvolge 43 Paesi: i 27 dell’Unione Europea, 16 della sponda sud ed est del Mediterraneo (tra cui Albania, Algeria, Croazia, Marocco, Montenegro, Tunisia e Turchia) ma anche Israele, Palestina, Libano e Lega Araba. Dopo l’esperienza a Baghdad, in cui è stato vice responsabile del programma per la ricostruzione, ora Cardarelli è stato chiamato per mettere le sue competenze a servizio di questo  progetto.
«Il panorama politico ed economico sta cambiando - spiega -. I 43 Paesi rappresentano una delle aree più importanti a livello economico: hanno 750 milioni di abitanti e rappresentano il 25% del Pil mondiale. I Paesi "in via di sviluppo" dell’area sud ed est sono in forte crescita: i 250 milioni di abitanti odierni diventeranno 350 milioni nel 2020. Nei Paesi sviluppati, invece, la crescita demografica è bloccata, così come i consumi interni e gli indebitamenti hanno ridotto le risorse».
L'obiettivo del progetto non è però la semplice esportazione di prodotti, «che non garantisce la crescita di un Paese - chiarisce il manager -. In questo caso si parla di "co-sviluppo", di esportazione di servizi, tecnologie, infrastrutture. L’Unione faciliterà e stimolerà questi programmi». Un’occasione per le pmi, anche parmigiane, che per le limitate di risorse finanziarie e organizzative trovano difficoltà a partecipare a progetti così complessi. 
«La creazione di una zona di libero scambio, uno degli obiettivi più importanti dell’Unione - spiega Cardarelli -, darà loro più sicurezza e garanzie. Si parla di Cina, Brasile, India, ma i Paesi del Mediterraneo sono geograficamente e culturalmente più vicini a noi e l’Italia ha già con loro un interscambio pari a quello con i tre paesi asiatici messi insieme». La posta in gioco è alta; per i prossimi 10 anni sono previsti circa 250 miliardi di euro di investimenti, tra infrastrutture, supporto alle pmi, energie alternative: «Governi, banche e privati metteranno a disposizione le risorse - spiega Cardarelli -, che saranno investite su progetti concreti, che mirino allo sviluppo». 
Al di là del profitto, il progetto ha obiettivi importanti e sensibili: «Prima di tutto - chiarisce il manager - con una crescita demografica così accelerata occorre trovare soluzioni per creare occupazione in quei Paesi, presto non saremo più in grado di gestire il fenomeno dei migranti. Inoltre l’economia farà da volano per le relazioni internazionali. L’Unione, ad esempio, è uno dei pochi tavoli in cui Israele e Palestina, ma anche Grecia e Turchia, si siedono insieme. Un’occasione da non perdere per consolidare i rapporti e crearne di nuovi sulla base di regole condivise». 
 
 
 
 

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  • marco

    24 Agosto @ 11.55

    Coordinare 43 paesi... mi sanno un po' troppi. Mio nonno diceva che per andar d'accordo bisogna essere in mumero dispari... ma tre sono troppi.

    Rispondi

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