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Padre Turazzi, il ritorno nell'inferno del Congo

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La guerra in Congo è ufficialmente finita, ma nel cuore di padre Silvio Turazzi non c'è pace. Nelle scorse settimane il missionario saveriano che dal '69 vive su una sedia a rotelle, è tornato a Goma, nella regione del Kivu (Congo), dove ha trascorso 20 anni in missione. Assieme ad altri parmigiani (la famiglia di Lino e Katy Ravasi, i giovani sposi Giorgio e Michela Scalzo, Bernardetta Forini, e Edda Colla), padre Turazzi ha potuto rivedere la «sua» gente, condividerne le sofferenze e riabbracciare i volontari e religiosi di casa nostra che da anni operano in una terra martoriata da conflitti. Nella zona è presente una missione dei Missionari Saveriani, una comunità delle Piccole Figlie e la struttura dell’associazione Muungano (in italiano Solidarietà), fondata da padre Turazzi. «Anche se la guerra è ufficialmente terminata non si può certamente affermare che sia ritornata la pace. - afferma il padre saveriano - Il 50esimo anniversario dell’Indipendenza del paese deve essere l’occasione per scegliere e affermare la speranza sulla paura, per assicurare la giustizia adoperando i mezzi adeguati, per non lasciare scorrere il sangue degli innocenti, per scegliere la cooperazione con i paesi vicini e la comunità internazionale nel rispetto della sovranità nazionale e delle leggi internazionali. Solo allora l’uomo congolese sarà al cuore dell’azione politica, e il sogno di un Congo nuovo sarà realtà». La zona di Goma, nell’Est del Paese, è quella che ha risentito maggiormente del conflitto e di eventi naturali catastrofici. «L'immagine forte che mi resta - racconta padre Turazzi - è quella di un grande fiume che scorre dentro un alveo sassoso, affiancato spesso da sponde rocciose e taglienti, ma in cui scorre una vita che nessuno può fermare». Goma è una città che è stata «attraversata più volte da eventi e fatti sconvolgenti: - prosegue - eruzioni del vulcano, folle di profughi e sfollati, epidemie, passaggio di militari e gruppi armati. Ma né i massi né gli avvoltoi possono fermare il corso del fiume. Lo dice la gente con la forza ostinata di chi guarda avanti, di chi vuole ricominciare». Durante il viaggio padre Turazzi ha potuto visitare tante realtà gestite o sostenute da parmigiani. «E’ stato bello partecipare alla conclusione dell’anno scolastico della Scuola Nazareth per le ragazze - ricorda il saveriano - seguire le attività che si svolgono nell’Atelier Muungano: la scuola di indirizzo artigianale, ora integrata alle attività sociali della città, la falegnameria, la cooperativa degli artigiani, il forno, i depositi». Il centro Gram (Gruppo di accompagnamento dei malati), è seguito con coraggio e determinazione dalla parmigiana Luisa Flisi. «E' l’opera più significativa della città a favore degli ammalati di Aids, i più poveri tra i poveri - dichiara padre Turazzi -. E’ un’azione che arriva nelle case dei quartieri della città, un’opera che nasce e richiede di restare radicati nel cuore del Vangelo. Con lei abbiamo partecipato alla messa della domenica in Prigione, tra 1.046 detenuti, con il Battesimo di 40 catecumeni da lei preparati». Nel cuore del saveriano c'è anche la visita al Centro di Goma per le persone con handicap. «E' stato la nostra casa per tanti anni - commenta -. Il Centro è rinnovato, ma ci sentiamo legati a tanti educatori e al mondo che meno ha e più soffre». Indimenticabili anche i momenti vissuti nella comunità saveriana presente a Bukavu, composta da padri che da tanti anni condividono i rischi e le sofferenze della gente, portando il vangelo nelle parrocchie della città. Al termine del viaggio è stata stilata una lista delle richieste più urgenti. «Anche in Italia la vita si è fatta più difficile - spiega padre Turazzi -, ma pensando che un sacco di carbone (ne occorrono 2 al mese per una famiglia) costa 50$, l’equivalente dello stipendio di un insegnante o di un altro dipendente dello stato, osiamo indicare alcune richieste come segno di solidarietà: appoggio al micro credito, aiuto allo studio per studenti universitari, un posto letto nell’ospedaletto dei bambini o del Centro di Salute per i più poveri»
.L. M.
 

 

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