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Federconsumatori: "L'università di Parma è la più cara d'Italia" Ma l'ateneo smentisce

Federconsumatori: "L'università di Parma è la più cara d'Italia" Ma l'ateneo smentisce
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L'università di Parma è la più cara d'Italia, con una retta di 865,52 euro all'anno per le facoltà scientifiche e di 740 euro per quelle umanistiche, pari al 71% in più rispetto alla media nazionale. E' quanto emerge da uno studio sui costi delle tasse universitarie negli atenei italiani messo a punto, a poco meno di un mese dall’ inizio delle lezioni universitarie, dalla Federconsumatori.
Gli atenei del Nord sono quelli più cari, con un 13,13% di differenza rispetto alla media nazionale se si considera la prima fascia di reddito (fino a 6.000 euro) e addirittura del 31,92% se si considera l’ultima (reddito massimo).  La differenza tra Nord e Sud raggiunge il 25,27%, e sale all’88,87% quando si prende in considerazione la fascia contributiva più alta. In termini generali, invece, sono gli atenei del Sud ad applicare tasse più basse, con l’Università Aldo Moro di Bari in testa alle università che costano meno (sempre considerando la prima fascia), anche se bisogna sottolineare che parte dell’importo della retta è dovuta al merito: una votazione media bassa o un basso numero di crediti conseguiti, quindi, si traduce in un aumento delle tasse. Al secondo posto tra le università meno costose si piazza la Alma Mater di Bologna che considera come fascia base quella che arriva a circa 20.000
euro, soglia al di sotto della quale gli studenti pagano il 55% in meno rispetto alla media nazionale.
Al secondo posto nella classifica degli atenei più costosi si trova invece l’Università degli studi di Milano (con una retta annuale di 685 euro per le facoltà umanistiche e 789 euro per le facoltà scientifiche).
La distinzione tra facoltà scientifiche e facoltà umanistiche non è attiva in tutte le università, anche se generalmente le facoltà scientifiche hanno un costo maggiore dell’8% nella maggior parte delle fasce.
 Il rapporto fotografa anche la situazione che emerge guardando al raffronto generale sul costo dell’università per le famiglie. La maggior parte delle famiglie monoreddito di lavoratori autonomi, come gioiellieri, albergatori e macellai, stando ai dati del ministero dell’Economia del 2009, rientrano infatti nella seconda fascia Isee considerata, e quindi pagano in media una tassa annuale universitaria pari a 535,34 euro, esattamente come la famiglia (sempre monoreddito) di un operaio non specializzato.
Un dato curioso, che – sottolinea Federconsumatori - rispecchia il quadro della distribuzione dei redditi delineato dall’Istat ad aprile 2010. Da quest’ultimo, infatti, emerge che ben il 35,4% dei lavoratori autonomi percepisce un reddito al di sotto dei 10.000 Euro annui (pari a un Isee di circa 5.000 euro), rientrando, quindi, nella prima fascia di contribuzione della maggior parte delle università. Al contrario, il 49,7% dei lavoratori dipendenti percepisce un reddito compreso tra 15.001 e 30.000 euro annui, rientrando quindi, a seconda dei casi, nella seconda o nella terza fascia contributiva.
«Insomma, anche qui, come in altri settori in cui si utilizza come parametro l’Isee, i figli dei gioiellieri pagano meno dei figli degli operai alla catena di montaggio» commenta il presidente dell’associazione di consumatori, Rosario Trefiletti.

LA REPLICA DELL'ATENEO- "In relazione alla diffusione dei dati contenuti nel Dossier Federconsumatori sui costi delle Università italiane l’Ateneo esprime perplessità e profonda amarezza per la non adeguata correttezza in ordine alle modalità di comunicazione e di raffronto delle tassazioni studenti, dal momento che ogni Ateneo segue regole diverse di individuazione delle fasce ISEE su cui applicare tasse e contributi - si legge in un comunicato stampa -  L’Università di Parma prevede 4 fasce di tassazione. Una prima fascia, quella ordinaria, si applica a studenti con un ISEE sino a 28.000 euro (740 per le umanistiche e 865 per le scientifiche), una seconda fascia con un ISEE sino a 38.000 euro, una terza fascia con un ISEE sino a 75.000 euro, una quarta fascia con un ISEE dai 75.000 euro in su. La comparazione fatta dalla rilevazione di Federconsumatori mette a confronto la tassa ordinaria che per le università rilevate non è attestata sino a un massimo di 28.000 ma a 6.000 euro. Perciò è vero che chi ha un ISEE di 6.000 euro spende meno in altre università, però non certamente chi si colloca oltre i 20.000 euro. Per ISEE superiori ai 20.000 euro, infatti, l’Università di Parma è senz’altro competitiva e ha tasse inferiori a quelle di molte altre università. Dalla stessa rilevazione di Federconsumatori emerge, per esempio, che la terza fascia di Bologna (per ISEE superiori a 20.000 euro) pretende una tassa di 827 euro per le facoltà umanistiche e di 895 euro per quelle scientifiche, mentre l’Università di Parma richiede 740 e 865 euro. Per la fascia ISEE di 30.000 euro (di poco superiore alla fascia di 28.000 euro dell’Università di Parma) sempre Bologna ha una media di tassazione pari  a 1078 euro a fronte di Parma che prevede 1009 euro. Va inoltre sottolineato che l’Università di Parma ha assunto tale modalità di tassazione considerando il fatto che normalmente chi ha ISEE molto bassi fruisce di borse di studio rilasciate dell’ente preposto al diritto allo studio ed è totalmente esonerato dal pagamento delle tasse. Per altro verso l’Università di Parma ha inteso assicurare la tassazione ordinaria a studenti con un ISEE che si attesta entro un limite di 28.000 euro, limite che può considerarsi percettore di un reddito congruo per versare una tassa ordinaria. Si sottolinea infine quanto una non corretta comunicazione di dati come quella in questione possa essere rilevante nel momento in cui sono in corso le iscrizioni degli studenti, danneggiando in modo significativo atenei a favore di altri".

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  • sanex

    05 Agosto @ 11.47

    vedo che siete poco informati perché l'università di Siena è molto più costosa.

    Rispondi

  • Ella

    28 Ottobre @ 13.55

    C'è solo da VERGOGNARSI! La qualità della didattica è scarsissima,le prospettive di lavoro post laurea sono INESISTENTI, non c'è sufficiente contatto tra università e lavoro.Per non parlare degli ultimi studenti di UN CERTO CORSO CHIUSO che sono trattati a pesci in faccia. Però i soldi li prendono ugualmente e pure bene non fanno mica sconti. L'italia sta andando a farsi benedire. E tutti noi con essa. Forse è il momento di arrabbiarsi sul serio.

    Rispondi

  • manuel

    17 Settembre @ 01.00

    Punto primo, non fare pagare il primo anno di università a chi esce con 100 dal liceo non va bene. Sappiamo bene che non si possono confrontare tutte le realtà(non solo tra licei ma anche tra territori, nord vs. sud) ed inoltre non c'è un istituto come in UK o USA che giudica tutti le scuole secondarie e le parifica. Punto secondo, il governo centrale qui non ha colpe. Punto terzo, il governo centrale ha colpe con la riforma Gelmini: stamattina è arrivata una mail a noi di ingegneria proprio a causa delle agitazioni e le lezioni sono state posticipate. Punto quarto, l'università di Parma è cara in relazione anche ai servizi offerti, ovvero ZERO! Mensa carissima, sport TUTTI a pagamento (e non poco), non c'è una biblioteca centrale al campus capace di accogliere gli studenti, le infrastrutture sono ormai obsolete, non hanno rapporti internazionali solidi e validi, etc etc..

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  • Alberto Sacchini

    16 Settembre @ 13.36

    Trascurando la strumentalizzazione di ogni notizia ad opera di qualche autore di messaggi (se con lo stesso governo nazionale tutte le altre Universita' hanno potuto stabilire rette piu' leggere vuol dire che l'inghippo sta a Parma e non negli uffici ministeriali), spero che la fissazione delle fasce secondo quanto riferito dalla replica dell'Ateneo derivi dall'aver confuso il reddito con l'ISEE. Perche', sinceramente, fissare la prima fascia "sino a 28.000 euro" e' coerente solo con chi conosce la realta' (strapagata?) dei compensi percepiti dai docenti universitari. Chi ha fatto calcolare il proprio ISEE sa quali redditi e patrimoni bisogna vantare per superare i 28.000 euro di ISEE. Il fatto che Federconsumatori abbia realizzato il confronto utilizzando come parametro un ISEE di 6.000 euro dovrebbe far riflettere la nostra Universita' con la distanza che la connota rispetto a chi si pone come loro potenziale utenza. Se invece vogliono fare concorrenza alla Bocconi o ad altre Universita' di tale caratura... beh, allora possiamo intavolare un altro discorso che riguarda la qualita' didattica dove, mi sembra di ricordare, altre ricerche non avevano dipinto un quadro particolarmetne lusinghiero per il nostro Ateneo!

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  • Paolo Reggiani

    16 Settembre @ 12.34

    Ecco una bella occasione di ricordarsene quando, tra poco, si andrà a votare per chi ci governa. Tutto deriva da quel voto, anche le più piccole cose. Votare bene significa far sentire a “lor signori” che hanno il fiato sul collo di chi detiene la sovranità (scriviamo a caratteri d’oro il 1° articolo della Costituzione) e che, sempre loro, hanno rappresentato così indegnamente. In una nazione come l’Italia che ha fame di laureati (non in tutte le discipline) rendono una corsa ad ostacoli raggiungere l’Università e per giunta la fanno pagare a peso d’oro. Ahi serva Italia di dolor ostello … Ma, e ricordiamocelo bene, ma bene davvero, siamo noi che possiamo dare i giusti segnali: solo con una matita copiativa e nel seggio elettorale. La superficialità, la rassegnazione, l’abitudine in quell’importante momento la pagheremo noi. Ed a caro prezzo: sol per fare un altro esempio, guardate le vostre buste paga e la differenza tra lordo e netto. Se tutto vi va bene … sapete chi eleggere.

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