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Parma celebra l'"oro rosso". Nasce il Museo del pomodoro

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Mariagrazia Villa

Non è nato a Parma, ma a Parma è diventato grande. Benché originario delle Americhe e celebre cittadino della cucina partenopea, il pomodoro ha trovato proprio nella nostra città, già dalla seconda metà dell’Ottocento, una delle aree vocate alla sua coltivazione e trasformazione. Oggi, esportiamo in mezzo mondo il nostro «oro rosso» e la tecnologia dell’industria conserviera. Proprio al successo tutto parmigiano del pomodoro sarà dedicato un museo all’interno del circuito provinciale dei Musei del Cibo, di cui fanno già parte i musei del Parmigiano-Reggiano a Soragna, del Prosciutto e dei Salumi di Parma a Langhirano e del Salame a Felino. La nuova struttura, inaugurata il prossimo 25 settembre, sorgerà nella Corte di Giarola, a Collecchio. Location perfetta: centro di trasformazione agro-alimentare già nel Medioevo e sede di un’industria di conserva di pomodoro nel Novecento.

«La scelta di Giarola, oggi sede del Parco Fluviale Regionale del Taro, è connessa - afferma l’esperto di storia locale Giancarlo Gonizzi, consulente museografico del futuro Museo del Pomodoro - sia al ruolo strategico rivestito dalla località per l’avvio della dimensione industriale del settore conserviero nei primi del Novecento, sia alla sua localizzazione baricentrica rispetto alle zone di coltivazione del pomodoro e al distretto produttivo storico».
Il progetto di restauro e ridefinizione funzionale dell’ala ovest della Corte, che a pianoterra, nei grandi volumi delle ex stalle, ritmati dalla sequenza delle volte a vela, ospiterà il museo, e dell’allestimento sono dell’architetto Claudio Bernardi e dello studio di Alberto Bordi, Sauro Rossi e Marco Zarotti, in collaborazione con gli architetti Silvia Piccioni e Giovanni Scauri (arredi e impianti: Kairos, Montecchio Emilia; grafica: GB&A comunicazione, Parma; stampa pannelli didattici: MegaPrint, Fogliano Reggio Emilia; video e applicazioni multimediali: ZeroFrame, Parma; apparecchiature audio-video: Omnimedia Group, Parma, corpi illuminanti: Cacciavillani, Reggio Emilia).

La prima sezione espositiva, arricchita dalla copia della decorazione murale «La raccolta del pomodoro» di Daniele de Strobel del 1925, che si trova nella sede centrale della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, «narrerà - spiegano i progettisti - la storia di questo prezioso ortaggio, l’arrivo in Europa nel Cinquecento e la diffusione nella cultura alimentare».
Sarà, invece, imperniata sullo sviluppo dell’industria conserviera a Parma, la seconda sezione: «Saranno descritti il ruolo delle istituzioni promotrici, come il Consorzio agrario e la Cattedra ambulante di agricoltura, e l’impatto sul paesaggio agricolo con la localizzazione delle aziende sul territorio».
Si occuperà dell’evoluzione delle tecnologie produttive, la terza sezione, con la «ricostruzione di una linea di produzione per la conserva di pomodoro, realizzata con quattordici macchine d’epoca restaurate, provenienti da industrie locali». Al centro, una splendida boule in rame degli anni Venti del Novecento: simbolo del processo produttivo del pomodoro e dello stesso Museo.
Oltrepassate due vetrine che custodiscono una curiosa collezione di apriscatole storici, tenacemente raccolti da Carlo Grandi e databili tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, si è nella quarta tappa del percorso museale: «Il prodotto finito e gli imballaggi, con l’esposizione e la documentazione di numerosi campioni originali di latte della raccolta Pezziol e tubetti, e il materiale pubblicitario e la storia di oltre cento marchi aziendali storicamente attivi sul territorio».
In fondo al salone, si trovano la Topolino pubblicitaria della ditta Mutti, con l’enorme tubetto della conserva sul tetto, e la riproduzione, a grandezza naturale, dell’imponente bassorilievo in bronzo dello scultore traversetolese Pietro Carnerini, raffigurante l’interno delle officine meccaniche Manzini e di un’industria delle conserve.

La quinta sezione affronterà il tema dell’industria meccanica, sviluppatasi parallelamente a quella della trasformazione del pomodoro «e altrettanto importante per il tessuto economico parmense», mentre la sesta, «con i personaggi che hanno caratterizzato lo sviluppo aziendale e i protagonisti del lavoro in fabbrica, ne approfondirà il racconto».  Un pannello illustrerà la Stazione sperimentale dell’industria conserviera e alimentare, sorta nel 1922, e la Fiera delle conserve alimentari, progenitrice dell’attuale Cibus.L'ultima sezione «allargherà gli orizzonti del mondo pomodoro ai suoi aspetti culturali, gastronomici e di vita quotidiana»: cartoline, cataloghi pubblicitari, citazioni, dipinti, sculture, favole, fumetti e oggetti di vario genere.Terminata la visita, «sarà possibile degustare, nel ristorante interno alla Corte, qualche piatto con il pomodoro, e tra breve, anche acquistare prodotti tipici del territorio, libri e oggetti ad argomento eno-gastronomico, nel punto vendita e bookshop attivati nella manica nord della Corte».

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