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Muore dopo il ricovero: esposto alla Procura - L'ospedale: "Decesso causato da una patologia infiammatoria cardiaca"

Muore dopo il ricovero: esposto alla Procura - L'ospedale: "Decesso causato da una patologia infiammatoria cardiaca"
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Roberto Longoni
Le tracce di Irina sono sparse per la casa di viale Milazzo. Il freezer e i mobiletti pieni delle provviste comprate da lei. Impilati in camera i vestiti dei bambini che lei aveva lavato e stirato senza avere il tempo di mettere via; su una sedia, i jeans che mai più indosserà. Il marito deve sforzarsi per par­lare di lei al passato. Il dolore è di quelli che riempiono la casa di luce grigia, che cuciono sul­l'anima uno stretto vestito a lut­to. Lui si specchia in una delle foto appese alla parete e al sor­riso sfocato risponde serrando le labbra.

Oltre ai mille perché che attanagliano chi si vede strappare dalle braccia la mo­glie di 36 anni, madre di un bimbo di sei e una bimba di 4, un'altra domanda lo assilla. «Perché è morta? Poteva essere salvata?» Angelo Fanfulla - na­to 49 anni fa a Modugno (Bari), dal 2001 a Parma, dove ha la­vorato da carrellista prima di diventare elettricista in un'a­zienda - lo chiede ai magistrati con un esposto a carico di igno­ti. Mostra lo scarno certificato che attesta la morte alle 23,20 del 17 settembre di Irina Sirbu, nata in Moldavia nel 1974. «Non credo che sarebbe finita così, se non fossimo gente umi­le »... (Tutti i particolari sono sulla Gazzetta di Parma in edicola)

L'AZIENDA OSPEDALIERA "E' STATO FATTO TUTTO IL POSSIBILE. LA SIGNORA AVEVA UNA GRAVE MALATTIA INFIAMMATORIA DEL CUORE". Nel tardo pomeriggio, l'Azienda ospedaliero-universitaria ha diffuso un comunicato sulla vicenda:

"La Direzione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma comprende e condivide il grande dolore dei familiari della signora Irina, deceduta lo scorso 17 settembre durante il ricovero nell’U.O. di Terapia intensiva cardiologica, ma vuole rassicurare che tutto il possibile è stato fatto per tentare di salvare questa giovane vita.

La risposta definitiva ai quesiti posti dai familiari nel corso dell’intervista rilasciata al quotidiano “Gazzetta di Parma” giungerà soltanto dopo l’esito dell’autopsia. Nel frattempo i sanitari che hanno seguito il caso, tra i quali il direttore della struttura complessa di Cardiologia Diego Ardissino che personalmente ha assistito fino alle ultime ore di vita la paziente, concordano nel ritenere che la signora sia stata affetta da una grave malattia infiammatoria del cuore con andamento non prevedibile, che nelle maggior parte dei casi ha un’evoluzione favorevole ma eccezionalmente può evolvere in modo irreversibile nella sua forma fulminante che, riducendo il movimento del cuore fino ad annullarlo, porta al decesso.

Sabato 11 settembre la signora Irina è stata ricoverata nel reparto di Terapia intensiva cardiologica dell’ospedale Maggiore di Parma. In attesa di verificare la risposta alla terapia somministrata, come da protocollo, è stato allertato l’ospedale Sant’Orsola di Bologna per un trasferimento finalizzato all’inserimento nella lista d’attesa per il trapianto di cuore. Nei giorni seguenti le condizioni cliniche della signora sono evolute in modo favorevole. Nella notte di giovedì sono peggiorate improvvisamente, assumendo le caratteristiche della forma più grave della malattia.
I medici hanno contattato tempestivamente l’ospedale Niguarda di Milano per valutare la possibilità di un trasporto urgente finalizzato al posizionamento, presso quella sede, di una macchina di supporto cardiaco permanente. Il trasporto è stato immediatamente organizzato. Il rapido susseguirsi di arresti cardiaci ripetuti ha però reso necessario, nel disperato tentativo di stabilizzare le condizioni cliniche, l’impianto di un sistema di contropulsazione temporaneo. Nonostante questo intervento, poco dopo la signora è deceduta.

Naturalmente le valutazioni sopra espresse prescindono dagli accertamenti che la Magistratura vorrà intraprendere, per le quali la struttura rimane a disposizione".

 

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  • leonardo cecca

    24 Settembre @ 11.33

    Dispiace sempre quando c'è la perdita di una persona ma no è giusto fare della sanità tutto un fascio. Presonalmente ho avuto "ospitalità" presso il reparto in questione e, avendo girato mezzo mondo, non posso che parlarne bene. Grazie ancora per i medici che vi lavorano

    Rispondi

  • belli

    23 Settembre @ 11.14

    Ovviamente dispiace per la morte di una persona così giovane. Però bisogna fare attenzione a cercare sempre un responsabile, perchè non è detto che ci sia. Il marito ha tutti i diritti per andare dal magistrato e chiedere che venga fatta luce sui fatti ma sbilanciarsi e dire «Non credo che sarebbe finita così, se non fossimo gente umi­le» è sbagliato. Gli episodi di malasanità, è vero, esistono ma non per questo tutt ò essere ricondotto a questo. Soprattutto è sbagliato insinuare sospetti senza avere nessun elemento che possa evidenziare chiaramente che ci sono precise responsabilità.

    Rispondi

  • fismer

    23 Settembre @ 08.15

    bah mi spiace, è vero che la sanità è un colabrodo, ma non può essere sempre colpa dei medici o deve sempre esserci stata una negligenza.Ricordiamoci che i dottori lavorano tutti i giorni con la macchina più complessa che ci sia....il corpo umano !!!

    Rispondi

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