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Crac Parmalat, il pm: Silingardi eseguiva ciò che Tanzi chiedeva. Bonlat era una società cassonetto

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E' cominciata con l’esame della figura e delle responsabilità di Luciano Silingardi, ex membro indipendente del Cda Parmalat ed ex presidente della Cassa di Risparmio di Parma, l’ultima parte della requisitoria dell’accusa nel corso del processo al crac del 2003 che si tiene nella sala congressi dell’auditorium Paganini.
La richiesta delle pene dovrebbe avvenire nel pomeriggio e sarà lo stesso procuratore capo Gerardo Laguardia a parlare di fronte al Collegio presieduto dal giudice Eleonora Fiengo.

IL RUOLO DI SILINGARDI SECONDO L'ACCUSA. Il pm Lucia Russo, proseguendo la requisitoria questa mattina, ha detto che «quando Calisto chiede, lui esegue», descrivendo la figura di Luciano Silingardi, ex presidente di Cariparma ed ex componente del Cda Parmalat. «Tanzi si diede da fare per raccomandare l’amico presso la politica per far sì che questi ottenesse appoggi negli anni '80 alla sua nomina al vertice della Cassa di Risparmio di Parma. Nomina poi avvenuta», ha spiegato l’accusa che, per quanto riguarda il ruolo del Cda della finanziaria di Collecchio e nel comitato di controllo ha cosi sintetizzato: «Una persistente inerzia da parte dell’imputato».
Secondo l’accusa, Silingardi ha anche «contribuito alla realizzazione dei falsi in bilancio, ha occultato le distrazioni su Streglio e occultato le perdite di esercizio del Gruppo quando dall’89 al 1993 ha tenuto i bilanci di Sata». Silingardi è anche accusato di associazione per delinquere assieme ai vertici del Gruppo Parmalat che oggi figurano tra gli imputati del processo. «Il Comitato di controllo - ha continuato l’accusa - è rimasto inerte di fronte a situazioni in cui sarebbe stato necessario adottare interventi decisivi. Le verbalizzazioni delle assemblee sono fumose e il principio che vige è: non si fanno domande quando è meglio non sapere le risposte».

"BONLAT? UNA SOCIETA' CASSONETTO". «E' incontestabile l’attribuzione a Giovanni Bonici delle firme sui contratti di Bonlat, la società cassonetto del Gruppo». Lo ha detto l’accusa nel corso della sua requisitoria al processo Parmalat in riferimento alle responsabilità di Bonici, ex amministratore di Parmalat Venezuela e di Bonlat, la società attraverso la quale il Gruppo Parmalat occultava i debiti e metteva a posto i conti nel bilancio consolidato.
«Anche Tonna sostiene che Bonici non poteva non aver capito la reale situazione di Bonlat», ha spiegato la pm Lucia Russo rispondendo alla difesa dell’ex manager di Collecchio che ha sempre sostenuto l’inconsapevolezza di Bonici in relazione al ruolo capitale avuto da Bonlat nel crac del 2003. «La stessa quantità di latte in polvere che era oggetto dei contratti sottoscritti da Bonlat doveva secondo Tonna indurre il sospetto - ha continuato l’accusa - perché si trattava di quantità abnormi».
A detta della Procura, la stessa gestione di Parmalat Venezuela, che la difesa Bonici ha sempre definito corretta e tutto sommato vantaggiosa per il gruppo, non era esente da «aggiustamenti di bilancio» e altri trucchi contabili.

 

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  • Luigi

    23 Settembre @ 21.20

    Gli imputati vanno condannati tutti perchè è dagli anni 80 che Parmalat non pagava regolarmente, e che poteva avere problemi finanziari, tutto quanto è stato poi messo in essere, debiti su debiti, sono frutto degli amministratori e "consiglieri" occulti, pertanto vanno messi in galera tutti...poi se vorranno uscire dovranno dire ....La Verità !

    Rispondi

  • Gio

    23 Settembre @ 18.00

    Su Silingardi condivido pienamente ciò che la pm Lucia Russo ha detto nella requisitoria di stamne. Da come il giornale le ha riportate è "solo" la verità delle cose.

    Rispondi

  • franco

    23 Settembre @ 16.15

    Ho una sola curiosita' , chi tira fuori i soldi per questo processo faraonico ?

    Rispondi

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