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Pizzarotti: "I nostri valori, le nostre sfide"

Pizzarotti: "I nostri valori, le nostre sfide"
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Giuliano Molossi
 

Cento anni per un'im­presa sono un tra­guardo importante. Significa che quel­l'impresa, grazie al lavoro di più generazioni, ha su­perato indenne le crisi economi­che, i conflitti sociali, gli eventi bellici, ed è arrivata fin qui, pronta ad affrontare le sfide del futuro. Dalla chiesetta della Cisa all'Alta Velocità Milano-Bolo­gna, la Pizzarotti ha attraversa­to un secolo di storia italiana e oggi porta con orgoglio il suo nome, e quello di Parma, nel mondo. Il presidente, il cavalie­re del lavoro Paolo Pizzarotti, non ama i riflettori ma per l'oc­casione del centenario ha fatto un'eccezione, accettando di ri­spondere a qualche domanda.

Qual è il suo primo ricordo del­l'azienda di famiglia?

I ricordi sono tanti. Da bambi­no quando andavo a trovare mio padre sul lavoro perché il suo ufficio in via Cairoli era col­legato alla nostra abitazione e da adolescente quando, di sa­bato, mi chiedeva di accompa­gnarlo sui cantieri.

Che imprenditore è stato suo padre?

E' stato un uomo straordinario e un lavoratore infaticabile. Era un curioso del mondo, era sem­pre in giro a visitare cantieri, a scoprire nuove tecnologie, è sta­to un grande innovatore. Un pa­dre eccezionale che purtroppo è venuto a mancare quando io avevo appena 18 anni. Mia ma­dre era scomparsa sei anni pri­ma. E' stato lui a crescere me e le mie due sorelle, e noi avver­tivamo la sua presenza e la sua attenzione anche quando, e ca­pitava spesso, era via per lavoro.

Che valori le ha trasmesso?

Quelli fondamentali: la fami­glia, il lavoro, l'amicizia.

Lei si circonda da sempre di col­laboratori storici, fidatissimi e fedelissimi. Quanto è importan­te la squadra per il successo di un'azienda?

La squadra è fondamentale. Se uno ha individualità eccellenti ma non c'è amalgama, non c'è intesa, non c'è affiatamento, è difficile ottenere risultati. La forte identificazione della diri­genza e di tutti i collaboratori con l'impresa, quel rapporto umano che mio padre, e ancor prima mio nonno, hanno co­struito con i propri collabora­tori, rimane come esempio per me e i miei figli. Questa è una caratteristica che contraddi­stingue la nostra azienda. Squa­dra che vince, non si cambia.

Qual è, fra le tante, l'opera di cui va più orgoglioso?

Sono tantissime, non saprei sceglierne una in particolare, perciò direi la prossima.

Sarà l'autostrada in Libia?

In Libia abbiamo fatto un'offer­ta per la metropolitana e spe­riamo di realizzarla ma siamo in corsa anche per l'autostrada. Ma abbiamo tanti altri progetti avviati in ogni parte del mondo.

Qual è stata la delusione più grande? La sconfitta più cocen­te?

Difficile citarne una, ce ne sono state tante. L'importante è non abbattersi troppo quando si perde e non esaltarsi troppo quando si vince. Bisogna man­tenere il giusto equilibrio.

Un imprenditore deve essere anche un po' incosciente? E lei lo è stato?

Un po' di incoscienza bisogna averla, un imprenditore sa di dover rischiare. Se siamo anco­ra qui dopo 100 anni significa che l'incoscienza non è stata co­sì esagerata. Però eravamo in Iran quando è iniziata la rivo­luzione, nel deserto algerino per costruire un oleodotto quando ci furono delle tensioni fortissime legate al crollo del prezzo del petrolio. E poi abbia­mo realizzato una centrale idroelettrica in una regione po­polata di sole foreste nelle Fi­lippine.

Un affare in cui si guadagna soltanto del denaro non è un af­fare. E' una frase di Henry Ford che lei ha fatto sua. Significa che le grandi opere devono sal­l'ambiente? Che devono essere sempre accom­pagnate da un impegno nel so­ciale?

Questo è un punto fondamen­tale, uno dei valori più impor­tanti di questa impresa, dicia­mo che «lo stile Pizzarotti» si riassume bene in quella frase.

Da una parte si traduce nel ri­spetto dell'ambiente, delle cose e delle persone perché ogni grande opera ha sempre un for­te impatto sul territorio. La componente sociale è molto im­portante. E poi, certo, significa attenzione a chi ha bisogno, a chi è in difficoltà. Sotto questo profilo sono molto orgoglioso di lasciare alla nostra città l'Ospe­dale dei bambini che stiamo realizzando insieme alla fami­glia Barilla e alla Fondazione Cariparma.

E' vero che uno dei punti di for­za della sua impresa è quello di reinvestire gran parte degli utili e di avere pochi debiti con le banche?

Direi proprio di sì, e anche que­sto fa parte dello «stile Pizza­rotti ». Gli utili sono sempre sta­ti tutti reinvestiti per rendere l'azienda sempre più solida dal punto di vista patrimoniale e il più possibile autonoma da fonti di credito esterne.

La Pizzarotti lavora in tutto il mondo. Lei avrebbe potuto sce­gliere di trasferire la sede della sua impresa ovunque. Invece ha scelto di restare a Parma. Per quali motivi?

Me lo chiedo anch'io... A parte gli scherzi, a Parma si vive bene. E' una bella città, io sono nato qui, ho qui la mia famiglia. Cer­to, mi viene la tentazione di an­dare all'estero quando vedo i nostri concorrenti che sono supportati dai loro governi, penso ad esempio ad aziende francesi o tedesche, mentre noi siamo lasciati soli alle prese con una burocrazia incomprensibi­le e inefficiente.

Che rapporti ha con la città?

Diciamo che ci vivo. Faccio po­ca vita sociale, sono spesso via per lavoro. Mi piace stare in compagnia della mia famiglia e dei miei amici. Amo la campa­gna. Da qualche anno ho un'a­zienda vitivinicola, con una nuova cantina all'avanguardia. Grazie al determinante contri­buto di Andrea Ferrari, inizia­tore storico di «Monte delle Vi­gne », produciamo vini molto buoni. E miglioreremo ancora.

Qual è la sua opinione sulla si­tuazione economica del nostro Paese? Siamo usciti dalla crisi?

Direi proprio di no. Si vede ap­pena qualche timido segnale di ripresa ma siamo ancora indie­tro. Vedo una classe politica sconcertante, capace di fare grandi annunci, grandi promes­se, ma pochi fatti. Abbiamo an­cora un gap infrastrutturale enorme rispetto ad altri paesi europei. Avrebbero dovuto fare forti investimenti nel settore delle costruzioni, invece hanno fatto ben poco. Negli Stati Uniti il presidente Obama ha stanzia­to 50 miliardi di dollari per in­vestimenti in campo infrastrut­turale con ovvi benefici per l'oc­cupazione e per tutto l'indotto. Qui stiamo ancora aspettando.

Da imprenditore nel settore delle costruzioni, lei ha lavori anche a Parma. Quali sono i suoi rapporti con l'amministra­zione comunale?

I lavori che abbiamo a Parma rappresentano una percentuale molto modesta del nostro fat­turato. Tuttavia l'intero settore degli edili non può dirsi soddi­sfatto dell'attuale giunta. E que­sto per vari motivi: dai ritardi nei pagamenti alla lentezza del­le decisioni, ai repentini cambi di programma. Ci sono stati, da parte della giunta Vignali, ri­pensamenti improvvisi e immo­tivati, come quello sulla metro­politana. Ho visto che hanno fatto un piano di parcheggi as­surdo e adesso stanno facendo retromarcia. So che molti bandi sono andati deserti, segno di una programmazione sbagliata. Diciamo che le cose dovrebbero andare molto meglio.
 

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  • Matteo

    10 Ottobre @ 09.10

    Grand'uomo.

    Rispondi

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