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Maxi-sequestro di armi da guerra nel Parmense: volevano rubare la salma di Enzo Ferrari

Maxi-sequestro di armi da guerra nel Parmense: volevano rubare la salma di Enzo Ferrari

Carabinieri: foto d'archivio

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Oltre un centinaio di armi da guerra e comuni, compreso e bombe a mano e fucili mitragliatori. È questo quello che hanno sequestrato i carabinieri di Parma durante una grande operazione avvenuta la notte scorsa. L'indagine è partita dalla Sardegna e ha coinvolto cittadini sardi residenti nella nostra provincia. Cinque le persone finite in manette, uno ai domiciliari, due con obbligo di dimora. I dettagli verranno resi noti durante una conferenza stampa che si sta svolgendo ora a Cagliari. Quello che è certo però è che le armi erano nascoste in alcune abitazioni nella provincia di Parma, in particolare nella zona di Traversetolo.

I nomi della banda

Nel complesso la Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari ha richiesto ed ottenuto l'arresto per Giovanni Antonio Mereu, di 47 anni, residente a Traversetolo (Parma); Pasquale Musina, di 40, Antonio Mereu, di 27, e Antonello Mereu, di 26, questi ultimi residenti a Orgosolo (Nuoro); Giovanni Succu, di 49, residente a Villanova Sull'Arda (Pc); Antonio Francesco Pipere, di 51, e Antonio Francesco Mereu, di 54, residenti a Orgosolo; Francesco Riillo, di 46, domiciliato a Viadana (Mn); Giuseppe Mattei, di 56, residente a Cadoneghe (Pd); Paolo Paris, di 52, residente a Stanghella (Pd); Renato Bazzan, di 58, residente a Conselve (Pd); Willy Bazzan, di 29, residente a Conselve (Pd); Cesare Agresti, di 65, residente a Traversetolo (Pr); Stefano Agresti, di 31, di Traversetolo (Pr); Emanuele Cianciotto, di 52, di Fonni (Nu); Antonello Lutzu, di 52, di Mamoiada (Nu); Graziano Lutzu, di 26, di Nuoro; Antonino Modafferi, di 37, di Parma; Velio Tomaso Marini, di 52, di Basilicanova (Pr).
Agli arresti domiciliari Giulio Cesare Mulas, di 45, di Tertenia (Nu); Agostino Pudda, 66, residente a Montechiarugolo (Pr); Marco Arzu, di 33, residente a Montefiorino (Mo); Roberto Mezza, di 50, residente a Fombio (Lo).
Applicazione dell’obbligo di dimora per Lucio Baltolu, di 56, di Olbia; Andrea Piredda, di 58, di Nulvi (Nu); Peppino Puligheddu, di 52, di Orgosolo; Gentijan Tusha, di 35, albanese; Gaetano Friio, di 51, residente a Viadana (Mn); Giampiero Serra, di 55, Sogliano al Rubicone (Fc); Antonio Giordano, di 52, Gattico (Re); Costantino Nieddu, di 63, residente a Volterra; Luca Carboni, di 46, residente a Orani (Nu); Edoardo Sari, di 74, residente a Graffignana (Lo); Luciano Canu, di 75, residente a Parma. Ci sono poi anche vari denunciati (quattro della banda Mesina ora detenuti) e sette a piede libero.

Al "lavoro" tra spaccio ed estorsioni 

La banda era specializzata in spaccio di droga ed estorsioni, con il Parmense come centro di smistamento e la Sardegna come luogo effettivo dello spaccio. I protagonisti, finiti agli arresti, sono un gruppo di pregiudicati barbaricini che si sono stabiliti da tempo, per ragioni di lavoro, in Emilia Romagna ma che non hanno mai interrotto i rapporti con i sodali residenti sull'Isola. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Nuoro hanno accertato che la figura di spicco dell’organizzazione era Giovanni Antonio Mereu, di 47 anni, originario di Orgosolo, ma da anni trapiantato nel parmense, che aveva allacciato stabili legami con personaggi della criminalità calabrese - per quanto attiene il traffico di stupefacenti - e con trafficanti di armi operanti tra il Veneto, la Lombardia e l’Emilia-Romagna.

Fra i tanti progetti criminali della banda, dedita al traffico di stupefacenti e armi, anche quelli inerenti l’organizzazione e la realizzazione di rapine a portavalori, istituti di credito ed attività commerciali. In particolare nel 2013 è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Nuoro e della Compagnia di Viadana (Mantova) il latitante Severino Satta, di 39 anni, residente a Lula (Nuoro), sorpreso all’interno di un appartamento con altri due pregiudicati di ordine sarda. Gli inquirenti hanno accertato che stava pianificando una rapina a mano armata. L’obiettivo dei malviventi era l’assalto ad un furgone portavalori o il caveau di un istituto di vigilanza privata.

Le indagini  hanno avuto origine nell’ottobre 2007 con il sequestro-lampo, a scopo di rapina, dei coniugi Giampaolo Cosseddu e Pietrina Secce, conclusosi con un bottino di 50mila euro portati via dalla filiale della Banca Intesa di Orosei di cui Cosseddu era direttore e nella quale venne accompagnato dai banditi per il prelievo. I tre malviventi dopo aver intascato i soldi fuggirono liberando gli ostaggi. Le successive indagini portarono gli inquirenti a mettere sotto controllo alcuni sospettati che sono risultati anche legati a traffico di droga.
Per quanto riguarda l’inchiesta specifica sul sequestro dei coniugi e la conseguente rapina, sono state individuate due persone, Giovanni Sanna, di 50 anni, e Graziano Pinna, di 39, entrambe di Borore, nei confronti delle quali sono stati raccolti elementi che hanno portato alla loro iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura Distrettuale Antimafia di Cagliari. Dalle indagini avviate per il sequestro è nato quindi un procedimento autonomo sula mercato della droga e da qui è iniziata un’ampia attività investigativa a carico dei trafficanti di stupefacenti barbaricini e dei loro complici.

Nel mirino la salma di Enzo Ferrari

La banda stava progettando anche il furto a scopo di estorsione della salma del costruttore automobilistico Enzo Ferrari, sepolta nel cimitero monumentale di Modena. A questo scopo erano già stati effettuati anche diversi sopralluoghi, ed erano state inoltre definite, fra alcuni componenti, le modalità di custodia della salma e di gestione dei contatti con i familiari.
Un disegno criminale impedito dai servizi mirati e preventivi coordinati dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Nuoro ed effettuati in collaborazione con la Compagnia dell’Arma di Modena. 

La banda criminale impegnata a cercare sempre nuove fonti di guadagno, e sgominata oggi dai carabinieri di Nuoro, inizia a progettare il furto a scopo di estorsione della salma dell’ingegner Enzo Ferrari, il fondatore dell’omonima casa automobilistica morto nel 1988, nell’inverno del 2015. Poco dopo i militari, attraverso un’ampia attività tecnica, vengono a conoscenza del progetto del sodalizio, al cui apice vi è l’orgolese Giovanni Antonio Mereu, detto Gianni, da tempo trapiantato nel parmense.
In quell'anno e nell’anno successivo la banda fa diversi sopralluoghi nel cimitero monumentale di Modena dove è sepolto il patron della Ferrari, ma quando sta per entrare in azione, il colpo viene impedito dai servizi mirati, predisposti nei pressi del cimitero e in tutto il territorio circostante, dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Nuoro, diretto dal capitano Luigi Mereu, controlli materialmente effettuati dalla Compagnia di Modena. «La banda aveva predisposto tutto nei minimi dettagli - ha spiegato il col. Saverio Ceglie, a capo del Comando provinciale di Nuoro nel corso della conferenza stampa - La pianificazione del furto ricalcava il modus operandi dei sequestri di persona. Nell’ambito del sodalizio sono stati individuate le persone e i ruoli di ciascuno: chi si occupava del furto, chi di trafugare la salma, chi organizzava la richiesta di riscatto ai familiari. Un progetto che è stato in piedi per anni ma che non è mai riuscito per via degli ampi servizi da noi predisposti». La famiglia Ferrari era stata avvertita dai Carabinieri ed era a conoscenza di tutto. 

In tutto 45 persone coinvolte


Sono 45 complessivamente le persone coinvolte fra quelle arrestate, ai domiciliari, con obbligo di dimora e denunciate. Dall’attività investigativa sono emersi, sostanzialmente, due distinti (seppure tra loro collegati) filoni d’indagine: da un lato quello riguardante le attività illecite di Graziano Mesina (condannato a 30 anni nel dicembre scorso per essere a capo di una banda di trafficanti di droga), dall’altro i traffici sempre di stupefacenti di esponenti campidanesi e barbaricini. E’ quanto è stato spiegato in una conferenza stampa nel Comando carabinieri di Nuoro durante la quale sono stati forniti i dettagli dell’operazione.
Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati in vari anni rilevanti quantità di cocaina e marijuana, ma anche armi (fucili, mitragliatori, pistole). In particolare il principale canale di approvvigionamento delle armi di quello che viene considerato la figura di spicco dalla banda, Antonio Mereu, di Orgosolo, arrivava tramite un noto armaiolo/perito balistico che a sua volta, sfruttando la sua professionalità e le sue conoscenze, era riuscito a attivare un ininterrotto canale di approvvigionamento di armi da una struttura dell’Esercito, grazie alla complicità di un militare ed un impiegato civile del ministero della Difesa. Il sistema criminale - hanno sottolineato i carabinieri - era incentrato sulle procedure di rottamazione delle armi del 15/o Ce.Ri.Mat. (Centro Rifornimenti e Manutenzione) dell’Esercito di stanza a Padova. L’armaiolo Renato Bazzan e suo figlio Willy (entrambi arrestati), il primo capo squadra dei Vigili del Fuoco di Padova ed il secondo pompiere 'discontinuò, attraverso il luogotenente Giuseppe Mattei ed il dipendente Paolo Paris, entrambi in servizio al 15/o Ce.Ri.Mat., trafugavano armi intere o parti che poi venivano consegnate a Renato Bazzan. Questi a sua volta le rendeva clandestine modificando la matricola. Successivamente le armi venivano cedute anche a Mereu che a sua volta le immetteva nel mercato clandestino sardo e calabrese. Le armi venivano utilizzate anche quale corrispettivo per il pagamento di partite di droga acquistate dalla 'Ndrangheta ed inviate per lo smercio in Sardegna. (ANSA).

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  • Vico

    30 Marzo @ 13.22

    Come sempre gli articoli della Gazzetta colpiscono l'attenzione, specialmente di concittadini dei protagonisti di questi tragici racconti, chi è stato vittima come me di queste pubblicità gratuite può solo consigliarvi, se conoscete qualcuno dei citati, leggete attentamente, analizzate bene tenendo sempre presente di cosa e di chi parla l'articolo, usate la vostra testa tirando prima di dare un giudizio affrettato, voi non siete giornalisti, non guadagnate e non vivete di questo, potreste semplicemente pentirvi di aver pensato male di un conoscente che non lo merita, ricordatevi sempre che mescolando vari prodotti a volte si ottengono risultati esplosivi ma... siete sicuri che tutti i prodotti citati siano indirizzabili a....3 o 4 filoni ben distinti non danno la stessa attenzione mediatica come unendoli, chi scrive questi articoli non ha colpe, è un giornalista, il suo guadagno deriva dall'articolo che scrive, più coppie vendute più è grande il successo, non incolpate il giornalista, segue procedure legali riportando in modo il possibilmente vistoso ciò che fuori esce dalle Procure. Se in Italia abbiamo Magistrature che funzionano a moviola, potete voi eleggervi giudici leggendo un giornale che scrive per vendere il più coppie possibile ? siete sicuri che queste notizie non siano amplificate per avere più coppie vendute ? Se conoscete uno o più di questi protagonisti, sapete con certezza che persona è, come potete credere ad un foglio di carta che vi racconta il contrario di quello che voi sapete con certezza. Non potete credere se leggete che una mucca mangia bistecche.

    Rispondi

    • 30 Marzo @ 15.53

      (dalla redazione) Si scrive copie "Copie" e non "coppie". Per il resto diciamo sempre che si tratta di inchieste e che quindi le persone in questione sono indagate per reati molto gravi e sono in carcere perché così ha deciso un giudice che ha ritenuto sussistenti le esigenze di custodia cautelare non perché siano già state dichiarate colpevoli di qualcosa.

      Rispondi

      • Vico

        30 Marzo @ 19.40

        che si scriva "copie" o coppie, che siano (semplicemente) indagati non lo metto in dubbio, io non volevo dimostrare la cultura che non ho e neppure trovare scusanti x chi commette reati, volevo semplicemente far capire che chi scrive forse non se ne accorge ma il citato dei vostri articoli che è (solo) indagato per la giustizia, dall'uscita dell'articolo è rovinato, questi (solo) indagati uniti in un unico articolo con vari capi d'accusa che non penso sia uguale x tutti, per chi legge sono indagati per tutti i reati menzionati nel vostro articolo, un indagato di una certa età che ha sempre avuto una vita tranquilla, limpida ed onesta si trova in un sol colpo un bombarolo, spacciatore e trafugatore di salme, SI...aspetteranno la condanna del giudice ma dentro di loro la più grossa condanna è già arrivata e insieme a loro son già sistemati anche tutti i famigliari. la VERGOGNA è una sentenza pesante, Non è mia intenzione criticare la redazione del vostro o di un altro giornale.

        Rispondi

  • Indiana

    28 Marzo @ 19.25

    Indiana

    Questi criminali vanno cacciati dalle nostre terre e rimanere in carcere a vita in Sardegna:sono pericolosissimi e senza scrupoli. Erano sardi anche quei bastardi che rapirono e uccisero la povera Anna Silocchi. Evidentemente i delinquenti del meridione vengono a compiere i loro misfatti qui al nord! Complimenti,come sempre,alle Forze dell'Ordine

    Rispondi

    • 28 Marzo @ 19.33

      (dalla redazione) La Sardegna in meridione?

      Rispondi

      • salamandra

        29 Marzo @ 12.10

        La Sardegna è indiscutibilmente in meridione visto che si estende dal basso Lazio (ma proprio per una inezia) fino a metà della Calabria come latitudine.

        Rispondi

  • Michele

    28 Marzo @ 19.01

    mandra_sala@libero.it

    Mai successo a Parma... armi da guerra e bombe a mano. La giunta dei record !!!! Casa assessore anche alla sicurezza, un fallimento epocale. #effetto Casa

    Rispondi

    • Thoreau

      29 Marzo @ 13.41

      Ahahaha povero Michelotto...

      Rispondi

    • marco

      29 Marzo @ 11.22

      Ti risulta che Casa sia assessore anche a Traversetolo e Montechiarugolo?

      Rispondi

    • 28 Marzo @ 19.30

      (Dalla redazione) Veramente si tratta di Traversetolo.

      Rispondi

      • lorenz

        29 Marzo @ 11.00

        lorenzg64@yahoo.it

        eh si ma non fateci caso, lui ormai hai post precompilati standard per qualsiasi cosa succeda in ogni luogo!

        Rispondi

  • jan solo

    28 Marzo @ 19.00

    a questo punto quanti anni di carcere duro (avessimo anche qui Guantanamo!!!) si prevede che prendano, oltre al licenziamento in tronco di chi aveva un impiego??????

    Rispondi

    • 28 Marzo @ 19.34

      (dalla redazione) tenendo conto della gravità dei reati, sempre che le accuse vengano confermate da una sentenza, gli anni non dovrebbero essere pochi.

      Rispondi

      • stefano

        29 Marzo @ 14.17

        se i magistrati ci vanno pesanti prendono dai 5 ai 10 anni, vuol dire che tra 2-4 anni sono di nuovo in giro, vuoi per i benefici buona condotta, vuoi per la non reiterazione del reato etc etc ma tra poco saranno di nuovo liberi, o quantomento ai domiciliari.

        Rispondi

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