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Irina, la morte dopo sei giorni di calvario: 9 medici indagati

Irina, la morte dopo sei giorni di calvario: 9 medici indagati
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Georgia Azzali

Tradita da quel cuore diven­tato impalpabile. Sfibrato, fino a trasformarsi in «gelatina». Se ne è andata un mese fa, Irina Sirbu, 36 anni, dopo essere stata rico­verata al Maggiore. Sei giorni per consumare le speranze, bru­ciare il futuro. E un marito, An­gelo Fanfulla, rimasto con due bambini di 6 e 4 anni, che non si dà pace. Fin da subito vuole spie­gazioni, capire cosa ha ucciso sua moglie. Due giorni dopo pre­senta un esposto. E ora per la morte di Irina, moldava d'ori­gine, risultano indagati nove medici della Cardiologia: per tutti l'ipotesi di reato è omicidio colposo.

Il pm Paola Dal Monte, che coordina l'inchiesta, ha inviato un avviso di garanzia a tutti i camici bianchi che hanno firmato la car­tella clinica di Irina. Tra questi, co­munque, non figura il direttore del reparto, Diego Ardissino.
 

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  • Francesco

    18 Ottobre @ 18.13

    Ho letto con angoscia le notizie riguardanti il drammatico caso della signora Irina , morta in Ospedale a soli trentasei anni, lasciando suo marito ed i suoi bambini. Non posso che associarmi alla Direzione dell’ Azienda Ospedaliero-Universitaria nel condividere un così grande dolore dei Familiari e nell’ impegno a perseguire uno scrupoloso accertamento dei fatti . Non posso però non ricordare, con la gratitudine che la mia congenita misantropia mi ha finora indotto a non esprimere , che il Reparto di Cardiologia diretto dal Professor Ardissino , la Cardiochirurgia diretta dal Professor Gherli , gli Anestesisti-Rianimatori che seguono il Comparto Operatorio Cardiochirurgico, gli Pneumologi ed i Broncoscopisti del “Rasori”, il “118”, i Medici e gli Infermieri del Reparto Cardiologico del “Don Gnocchi”, mi hanno salvato la vita quando sono stato vicino a perderla anch’ io, e, come a me, la salvano ogni giorno a tantissime persone, delle quali nessun giornale e nessuna televisione fa cenno, dato che sembra, oggi , in Italia , che si possa pretendere l’ immortalità come diritto. Mi piacerebbe fare il nome di tutti, uno per uno, di Medici , Infermieri, Tecnici, ma diventerebbe un elenco interminabile. Vorrei però esprimere il mio rammarico per la continua pioggia di presunti casi di “malasanità” coi quali si riempiono da alcuni anni le pagine dei giornali e le trasmissioni della televisione. Non è giusto che persone che hanno dedicato tutta la loro vita a studiare e lavorare , giorno e notte , cercando di fare del proprio meglio, alla prima cosa che va storta si trovino sbattuti come mostri in prima pagina, vedendosi rovinare, dal titolo di un giornale, una vita d’ impegno e di sacrifici. Stiamo addirittura vedendo Studi Professionali che si fanno pubblicità e vanno a caccia di clienti dicendo di essere specializzati nel trattare casi di “malasanità” , e facendo balenare davanti agli occhi della gente la possibilità di ricchi risarcimenti. Con questo non intendo certo dire che si debba lasciare impunita qualsiasi colpa , ma un fatto è fuor di dubbio : non esiste nessun Essere Umano infallibile. Tutti possiamo sbagliare ed abbiamo sbagliato. Nello specifico caso della signora Irina, io non conosco direttamente il caso , per cui non posso esprimere un’ opinione tecnica, dato e non concesso che ne abbia la capacità. Saranno le inchieste , tecniche e giudiziarie, ad accertare i fatti. Tuttavia, se essi si sono svolti come sono stati descritti nel comunicato dell’ Azienda , e non ho ragione di dubitarne, non vedo cosa l’ Ospedale di Parma potesse fare di più. Se le cose stanno come mi pare d’ aver capito dalla lettura dei giornali e dal comunicato dell’ Azienda., la signora Irina aveva una miocardite acuta, cioè un’ infiammazione acuta che distrugge la parte muscolare del cuore, quella che pompa il sangue consentendoci di vivere , ed in assenza della quale non si sopravvive. Se a questo si aggiunge che la miocardite si associa spesso ad aritmie mortali , il quadro è completo in tutta la sua ineluttabile tragicità. Solo un trapianto di cuore avrebbe, forse, potuto salvare la signora, ma, purtroppo , non è un intervento fattibile lapperlà, da un giorno all’ altro. In attesa del trapianto, si sarebbe forse potuto pensare ad una pompa artificiale ausiliaria , detta impropriamente “cuore artificiale”, nel cui uso il Centro italiano di riferimento più avanzato è a Milano Niguarda. Si tratta comunque di un’ apparecchiatura provvisoria , in attesa di un cuore nuovo, che si applica a pazienti ormai terminali. E’ stato detto che Parma avesse già preso contatto con Milano, ma Irina, purtroppo , non ha fatto in tempo ad arrivarci, però, francamente , mi pare difficile ravvisare in questo qualche colpa del nostro Ospedale. E’ stato perfino messo in opera un “contropulsatore aortico”, che non è un “cuore artificiale”, ma uno strumento che viene usato in situazioni d’ emergenza di eccezionale gravità, nel tentativo di rinforzare il battito cardiaco. Certo, capisco che il marito , rimasto solo con due bambini dopo aver perso d’ improvviso la moglie di trentasei anni nel rapido volgere di pochi giorni, possa faticare a farsene una ragione, ma le denunce non cambiano il destino. Comunque , il motivo per cui scrivo questa lettera esula dal caso specifico e vuole contribuire a scongiurare un pericolo sociale a mio avviso grave quanto incombente. Questa continua poggia di denunce cosiddette di “malasanità” , in cui giornali e televisioni inzuppano quotidianamente il pane, rischia di screditare il nostro Servizio Sanitario Pubblico fino a metterlo in pericolo. Vorrei ricordare a tutti che noi Italiani siamo tra i Popoli più fortunati del Mondo per quanto riguarda l’ Assistenza Sanitaria . Lo ha riconosciuto perfino l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale ha detto che , facendo un rapporto tra spesa “pro capite” ed aspettativa di vita , meglio di noi c’ è solo la Francia. Altri potenti Paesi che passano per antesignani del progresso , ci stanno abbondantemente indietro. Sono pochissime le Nazioni del Mondo in cui una persona, anche nullatenente, può sottoporsi alla sostituzione di una valvola cardiaca senza pagare un centesimo, o può uscire da una Farmacia con una borsa piena di farmaci pagando pochi euro , o niente del tutto. Gli errori ci sono dovunque . I Medici e gli Ospedali italiani non sbagliano più di tutti gli altri . Nonostante tutte le conquiste della Medicina moderna negli Ospedali si può guarire, ma si può anche morire . La differenza è che , altrove , questo è considerato doloroso , quanto inevitabile , da noi è diventato “gossip”. Sembra che, tutte le volte che qualcuno muore, debba esserci una colpa. Stiamo attenti , perché da tempo molti dicono che la spesa per il nostro Servizio Sanitario Pubblico è insostenibile. Se, a questo, aggiungiamo il discredito con il continuo scandalismo della “malasanità”, un giorno , forse non lontano, la valvola del cuore se la cambierà chi potrà pagarsela ! Parma, 26 Settembre 2010 Francesco Cirillo "

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