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Parmiggiani, naufragio d'arte e di materia

Parmiggiani, naufragio d'arte e di materia
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Margherita Portelli

Che lo spettatore si prepari al naufragio d’arte e materia, perché a Palazzo del Governatore tutto è pronto.
La mostra di Claudio Parmiggiani, uno dei più importanti protagonisti del panorama artistico internazionale, sabato aprirà i battenti nella città che, non paga delle grandi mostre dedicate ai maestri antichi (Parmigianino e Correggio), ora lancia una nuova sfida di contemporaneità ad abitanti e turisti. L’assessorato alla Cultura del Comune, quindi, prosegue, dopo la mostra «Nove100», il cammino intrapreso in direzione della cultura e dell’arte del nostro tempo. A completare le venti installazioni che compongono l’esposizione «Naufragio con spettatore» mancano solo loro, i visitatori che si faranno protagonisti, attraverso il proprio sguardo, di una mostra che sarebbe meglio definire un viaggio, un itinerario concepito dal curatore Sylvain Amic come una sorta di «deambulazione meditativa». La visita è una navigazione tra le stanze mistiche che accolgono le opere, la città che tutt'intorno si fa frenetica cornice della riflessione e il contrasto del peso che si infrange contro la leggerezza. Un luogo dove arte e materia si danno del tu e, senza forzature, conducono il fruitore alla suggestione.  Si parte dal secondo piano del rinnovato Palazzo del Governatore, dove ogni stanza è un racconto, nel quale opere di tragica bellezza si fanno quasi presagi violenti di quello che sarà l’approdo finale del visitatore-viaggiatore, la chiesa di San Marcellino in strada Collegio dei nobili (una costruzione del 1540, abbandonata dal 1928, oggi riaperta al pubblico proprio in occasione della mostra). Qui una grande barca a vela, di oltre 14 metri di lunghezza, realizzata da un maestro d’ascia all’inizio del Novecento, si infrange contro uno scoglio realizzato con oltre 100 mila libri.
E la luce racconta l’imponenza di un sentimento del tragico che trova la sua culminazione. «Quest’opera è stata realizzata grazie al gesto di mecenatismo antico compiuto da tre imprenditori locali: Alberto, Edoardo e Paolo Borettini - spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Parma Luca Sommi -. La chiesa è di loro proprietà. Quando con Parmiggiani eravamo alla ricerca di un luogo che si prestasse all’installazione di questa grandiosa opera, capimmo subito che questo spazio era ideale. I proprietari, poi, si sono fatti coinvolgere talmente nel progetto, da arrivare ad offrirsi di finanziare interamente l’opera. La barca è infatti stata acquistata da loro, mentre gli oltre 100 mila libri sono stati donati da alcune case editrici: Aliberti editore, Bompiani, Corbaccio, Guanda, Ponte alle grazie, Salani, Silvana editoriale e Tea». Il Palazzo del Governatore, invece, recentemente restaurato e convertito in luogo d’esposizione, ospiterà in modo definitivo una delle famose «Delocazioni» di Parmiggiani: una camera «scultura d’ombra», le cui pareti sono state letteralmente «dipinte» dal fumo e il cui effetto è davvero seducente.
Tutt'intorno sono presenti venti opere, la maggior parte delle quali realizzate dall’artista appositamente per la mostra. I materiali utilizzati da Parmiggiani sono naturali: polvere e cenere, fuoco e aria, ombra e colore, luce e pietra, vetro e acciaio, sangue e marmo. A loro si assemblano, quasi in un abbraccio angoscioso, frammenti del mondo, come campane, farfalle, libri, barche, stelle e statue. «Quest’esposizione rappresenta una pagina completamente nuova del rapporto di Parma con l’arte, ma sono convinto che la città ne coglierà il senso profondo» aggiunge Sommi. Claudio Parmiggiani è un artista raro, volutamente esiliatosi dalla scena artistica italiana, racchiuso in un silenzio ostinato da oltre 40 anni. La mostra di Parma rappresenta una delle rare occasioni per  incontrare il suo lavoro.

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  • ANNAIDA MARI

    24 Ottobre @ 19.23

    "Un individuo costretto a fabbricare oggetti per l'altrui uso, e tenendo conto degli altrui bisogni e desideri, non lavora con interesse, e quindi non può mettere nel suo lavoro quanto c'è di meglio in lui. D'altro canto, quando una comunità o un settore potente di una comunità, o un governo di un qualsiasi tipo tenta di dettare all'artista ciò che egli deve fare, l'Arte scompare del tutto, o diventa Stereotipo, o degenera in una bassa e ignobile forma di artigianato. L'opera d'arte è il risultato unico di un temperamento unico. La sua bellezza deriva dal fatto che l'autore è quello che è. Non ha niente a che fare col fatto che altri vogliano quello che vogliono. Nel momento in cui un artista prende atto di quel che vogliono gli altri, e tenta di soddisfare la richiesta, cessa di essere un artista e diventa un artigiano noioso o divertente, un commerciante onesto o disonesto." Concorde con quanto asserisce Oscar Wilde che l'artista si realizza nell'arte e non nel mercato, credo fermamente che uno dei compiti fondamentale dell'artista sia quello di avvicinare lo spettatore all'arte, per non ricadere nel solito paradosso che l'arte contemporanea sia poco vicina alla sensibilità generale. Purtroppo, mi ritrovo, puntualmente, a visionare mostre di arte contemporanea che non assolvono pienamente la funzione di strumenti espressivi ed atti comunicativi per il pubblico:non vengono fornite spiegazioni esaurienti riguardo le tecniche utilizzate in un'opera d'arte(ritengo sia invece doveroso quando si parla di arte contemporanea), spesso non sono per niente citate sotto il titolo delle opere e sempre più spesso lo spettatore rimane con il dubbio su quale materiale sia stato adoperato per un'opera d'arte. Da studentessa di Beni culturali, ritengo che l'arte, comunque la si voglia definire, rispecchi sempre il tempo di cui espressione, condivido quindi pienamente la scelta di Parmiggiani di voler "rappresentare" il silenzio, in una società dove tutto è rumore e di voler avvolgere lo spettatore in una dimensione mistica e contemplativa, ma ad una prima impressione ho potuto osservare che lo spettatore è rimasto semplicemente disorientato e stranito dinanzi alle opere, dove non vi era una minima spiegazione e nemmeno il titolo sotto ad ognuna, decisione dell'artista. Mi è piaciuta molto l'idea di un visitatore protagonista, che deve interpretare con il proprio sguardo, ma credo che sia prima necessario un confronto con ciò che l'artista ha voluto esprimere, attraverso pannelli introduttivi e spiegazioni, per poter comprendere appieno il senso e il significato di questa mostra. L'arte contemporanea, trova spesso disapprovazione tra il pubblico, perchè non viene studiata e non viene compresa, sopprattutto qunado non vengono forniti neanche gli strumenti per farlo. Non dobbiamo quindi scandalizzarci se dinanzi ad una delle opere di Parmiggiani, l'ancora conficcata nel Palazzo del Governatore,un visitatore, il giorno dell'inaugurazione, asserisce:"Ma sono pazzi, hanno rotto la parete per fare questa cosa, ma poi la riparano?"

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