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L'Ordine dei medici: "Carosino, morte insulsa di un medico all'antica"

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Comunicato stampa

L’Ordine dei Medici è vicino alla famiglia del Collega ed Amico  dottor Claudio Carosino e partecipa con profondo dolore alla tragedia della famiglia. La sua figura appartiene all’eccellenza dei medici con valori umani e professionali di alto livello, sia nel campo umano  che nella cultura del medico, dimostrando un’apertura  verso il mondo della sofferenza e del volontariato attivo, da lui  sempre testimoniato e che l’ha portato proprio per il suo senso della “mission” ad esporre la propria vita.

E’ una tragedia che investe pesantemente il mondo medico della nostra provincia e segna un punto nodale sui rapporti con la professione medica. In un  momento in cui si è pronti a vedere nell’agire medico solo aspetti che poco hanno a che fare con la professione correttamente vissuta, con competenza, con abnegazione e con preparazione indiscussa, e quando ricorre in ogni dove  l’epiteto di mala sanità, ci pare giusto dire con forza che gli esempi che vengono dal nostro  mondo medico sono sicuramente più edificanti di quanto si voglia far credere e che quello del dottor Carosino diventa un esempio di vita “da medico” vissuta sino alla fine secondo i canoni della vera professione medica.
L’Ordine richiama tutti i cittadini a considerare con rispetto e con  collaborazione i rapporti con i propri medici, curanti di famiglia, ospedalieri, universitari e quanti concorrano alla buona cura dei pazienti. È indubbio che lo spirito che pervade il medico è quello di garantire il raggiungimento del bene salute e questo si può efficacemente verificare quando vi sia la giusta collaborazione da parte dei  pazienti, consolidando il rapporto inscindibile proprio fra medico e paziente, di cui il medico è il solo depositario.

Un invito alla stampa locale e nazionale affinché i giudizi espressi nei riguardi del mondo medico siano improntati alla prudenza, quella stessa  che i depositari dell’informazione  debbono avere in base al principio di correttezza, giustizia, obiettività e di comprovata verifica dei fatti.
Per tutti i professionisti, compresi medici o giornalisti, è valido ed imprescindibile il concetto della verità provata. Alla stampa si chiede di essere da volano perché ci sia in futuro un consolidamento della fiducia e dei rapporti  fra chi curi e chi stia male, contribuendo a limitare idee che possano in qualche modo portare a distorsioni palesi dei rapporti di fiducia. Ove , cioè, atti inconsulti come quello  appena avvenuto si spera davvero non s’abbiano a ripetere.        
IL PRESIDENTE
Dott. Tiberio d’Aloia

"UNA MORTE INSULSA. CHE SIA STRUMENTO DI RESURREZIONE DI UNA CATEGORIA".
L'Ordine invia anche una riflessione sul sacrificio di Carosino, auspicando "che sia strumento di resurrezione di una categoria":  

Che cosa dire ? Cosa fare?  La domanda dopo una siffatta sciagura, la perdita della vita di un medico mentre esercita la sua professione. Una sciagura della famiglia ed una sciagura per un’intera categoria, pari a quella della dottoressa Roberta Zedda che ha perso la vita, lavorando , nel 2003 uccisa con venti pugnalate ad Oristano durante il suo turno di Guardia Medica, o come quella della collega stuprata e picchiata a Scicli di Ragusa nel marzo scorso sempre durante il suo turno di continuità assistenziale.
Ora  tocca ad un medico affermato, modesto ed umile, colto e grande proprio per la sua modestia ed umiltà, capace e pronto a rispondere a tutti: un medico all’antica si direbbe. Un Medico. Colui che impersonava quegli aspetti che ne hanno fatto un esempio nella professione, nel sociale, nell’insegnamento della medicina di famiglia, nella formazione come anche nel giudizio sui giovani laureati prima della loro definitiva abilitazione alla professione.

Ma modestia ed umiltà non certo significavano certamente paura di esporsi, anzi. Era da sempre in prima linea per  avvalorare il concetto di prendersi cura del paziente fondamento della buona cura, un concetto che vedeva proprio nell’empatia il punto base per istaurare e consolidare quel rapporto “medico e paziente” che solo il vero medico  possiede e che con tenacia difende.
Un essere in piena regola cosciente dei limiti ma strenuo difensore dei valori che sono propri della categoria che pensa ed agisce con coerenza e dignità. Magari senza proclami, sebbene in una società come la nostra in cui, senza volerne ad alcuno, è preferibile apparire e dire di fare piuttosto che fare senza i clamori della ribalta.

Quando  si dice che in questa vicenda si riconosce un’intera categoria, si crede che tutti,ma nessuno escluso, debbano  farsi un  esame di coscienza: c’è ancor oggi chi perde la vita per una missione. E lo fa senza voler mostrare a chicchessia quanto faccia. Di contro, la nostra stessa società è sempre pronta a elencare le malefatte, quasi sempre  supposte, del medico ed è pronta a chiedere danni invocano la mala sanità, quasi che questa ne sia la norma.  Come se l’imponderabile non esistesse.

O non considerasse, sfuggendone il concetto, che non sia possibile pensare al termine naturale  della vita quand’anche le cure per quanto pronte possano essere inefficaci.  Predomina fra i più il concetto del dolo, dell’imperizia, dell’inettitudine come se quegli esempi  di dedizione e competenza professionale, impersonati dal collega Claudio Carosino, siano sporadici. E’ nostro dovere, di tutti i medici,  difendere una categoria così tanto bistrattata, ma di contro la categoria deve saper trovare gli stimoli non solo per la sua autodifesa, mettendo in mostra quella parte sana ed indiscutibilmente forte, per  contrastare con quella tendenza, ancor oggi isolata, che vede nel mercimonio della professione il solo fine plausibile della professione.
La categoria medica si riconosce in quei valori, che l’Ordine difenderà a spada tratta, e che hanno portato all’estrema conseguenza la vita professionale di un medico. Ma quei valori vanno salvaguardati e difesi, con la costanza, la testimonianza attiva, con la solidarietà e con la colleganza. E’ duro dirlo ma simili tragedie fanno crescere. Anche se, in tutta onestà, delle tragedie potremmo e dovremmo farne a meno.

Che l’insulsa tragedia della morte, la vera malattia dell’uomo contro cui combatte dalla nascita, può diventare uno strumento per una risurrezione di un’intera categoria. Che il sacrificio di un vero Medico, sia un esempio della grandezza di una professione da perpetuare e da difendere da tutto ciò che non ne faccia parte.
 

 

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  • Maria Grazia Saginario

    25 Ottobre @ 22.04

    Sei caduto in battaglia, ingiustamente colpito, e a te riserveremo gli onori di chi ha vissuto la propria missione di medico fino all'ultimo respiro, di chi ha compreso il senso più profondo del Giuramento d'Ippocrate. Grazie del tuo modello di coraggio!

    Rispondi

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