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Social House, Tremonti elogia il progetto: "Parma-Milano 1-0"

Social House, Tremonti elogia il progetto: "Parma-Milano 1-0"
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IL MINISTRO - «Sul tema del social housing Parma batte Milano 1-0, ma anzichè palla al centro bisogna dire palla altrove, perchè è importante che iniziative di questo tipo si realizzino anche al sud’'. Con questa battuta il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha presentato a Parma il nuovo progetto di social housing: un’iniziativa promossa dal Comune con l’impegno diretto di imprese private, che prevede la realizzazione di 852 alloggi che verranno messi a disposizione a canone sostenibile, in affitto con previsione di riscatto o in vendita a prezzo convenzionato.

«Guardando a questa iniziativa – ha detto Tremonti – si ha l'impressione che le cose non vadano poi così male: potrebbero andare meglio ma non si ha un’impressione così negativa di declino».
 

Il ministro  si è dapprima presentato alla sede della Fondazione Cariparma per un incontro con la governance della fondazione stessa, guidata dal presidente Carlo Gabbi. All'incontro ha partecipato anche Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri (l'associazione che riunisce le fondazioni di origine bancaria). Tremonti ha poi partecipato al Ridotto del Teatro Regio alla presentazione ufficiale di quello che è il primo progetto nazionale di Piano di edilizia sociale «Social housing».

IL PROGETTO -  852 alloggi: 265 in affitto a canone sostenibile, 182 in affitto con previsione di riscatto all’ottavo anno e 405 in vendita a prezzo convenzionato. Questi i numeri della prima fase di attuazione del progetto Parma Social House, il più grande intervento di edilizia sociale realizzato in città, che nel suo complesso prevede, nei prossimi anni, la realizzazione di circa 2.400 alloggi “sociali”.
 
Parma Social House è il primo esempio, a livello nazionale, di concretizzazione del Piano Casa varato dal Governo nel 2009.
Il progetto prevede interventi su sette aree della città, per offrire alloggi a quella fascia intermedia di famiglie, oggi molto ampia, che dispone di redditi superiori a quelli consentirebbero di accedere agli alloggi Erp, ma non sufficienti per rivolgersi al libero mercato immobiliare.
L’housing sociale è rivolto principalmente a: giovani coppie, nuclei monogenitoriali, famiglie numerose, famiglie con anziani o disabili, con l’obiettivo di offrire un contesto abitativo e sociale dignitoso, all’interno di un ambito ricco di relazioni umane e comunitarie.
 
I numeri della prima fase del progetto:                                                                 
Area interessata: 7 aree di trasformazione urbana - Crocetta (144 alloggi), via La Spezia (20 alloggi), via Budellungo (9 alloggi), area ex Rossi e Catelli (98 alloggi), Sant’Eurosia (289 alloggi), via Chiavari (280 alloggi), Panocchia (12 alloggi)
 
Area edificata: 61.000 mq di superficie lorda utile;
Costi di costruzione: 105 milioni di euro;
Unità abitative: 852 alloggi;
1.400 mq di servizi locali e urbani, destinati alla socializzazione, alla cura della persona e al tempo libero;
1.000 mq di servizi integrativi all’abitare, destinati ai residenti per attività ricreative e servizi collaborativi;
Tempi di esecuzione: Avvio cantieri entro Dicembre, conclusione entro il 2012.
 
 
L’impegno del Comune
Oltre a cedere le sette aree in diritto di superficie il Comune si è impegnato a: esentare dal pagamento del contributo di costruzione, reinvestire nel fondo i proventi derivanti dal riscatto della nuda proprietà, esentare dal pagamento dell’Ici, concedere 3 milioni di euro a fondo perduto (conferiti dalla Regione), investire 15 milioni di euro in quote del fondo.
 
Le ricadute sul territorio
Oltre ad attirare le risorse del Piano casa, il progetto presenta ricadute positive per la città – in un periodo di crisi – di diversi tipi:
w        852 appartamenti a canoni e prezzi ridotti, con un impatto anche in termini di liberazione di alloggi Erp da ridestinare alle fasce più deboli;
w        7 nuovi interventi di edilizia residenziale concepiti per garantire sostenibilità ambientale  e sociale;
w        140 milioni di Euro di servizi e lavori di indotto per l’economia locale;
w        formule gestionali innovative nell’edilizia sociale, con il coinvolgimento di operatori privati nella gestione degli alloggi;
w        qualità nello sviluppo della città, con modalità di progettazione e realizzazione che rappresentano best practice a livello nazionale;
w        favorire la formazione di nuove famiglie e la natalità
 
 
Fondo Parma Social House e Sistema Integrato dei Fondi
Parma Social House è il primo progetto cofinanziato dal Sistema Integrato dei Fondi (SIF) previsto dal Piano Casa nazionale: il Fondo Investimenti per l’Abitare, gestito da Cassa Depositi e Prestiti Investimenti - Sgr, ha deliberato la sottoscrizione fino a 25 milioni di euro di quote del fondo immobiliare chiuso Polaris Parma Social House, strumento attraverso cui verrà attuata l’iniziativa Parma Social House.
La provvista finanziaria del Fondo raccoglie il significativo impegno dell’Amministrazione Comunale di Parma, in aggiunta alla cessione del diritto di superficie delle aree oggetto di intervento, alla sottoscrizione, attraverso la controllata Servizi di Trasformazione del Territorio S.p.a., di quote del Fondo per Euro 15 milioni. La Fondazione Cariparma ha sottoscritto quote del Fondo per Euro 10 milioni che si aggiungono ai 5 milioni di euro sottoscritti dai soggetti promotori (Parma Social House scarl) e ai 1,5 milioni di euro deliberati da Coopfond (Fondo di promozione cooperativa di Legacoop) che rafforza l’investimento già sottoscritto dalle cooperative. Ulteriori sottoscrizioni si concretizzeranno nei prossimi giorni. La copertura del rimanente fabbisogno verrà reperita dal Fondo attraverso finanziamenti bancari.
 
La condizione abitativa a Parma
Nell’indagine condotta dal Cresme nel 2009 relativamente a “La condizione abitativa a Parma. Analisi e linee strategiche”, veniva ricordato che dal 2000 al 2008 il numero delle famiglie era cresciuto del 17,3%. Famiglie che in molti casi presentano forti difficoltà nell’accesso al mercato della casa.
Infatti, nell’indagine si parlava di circa 2.700 famiglie – fra Parma e i comuni limitrofi – in condizioni di inadeguatezza economica per far fronte ai canoni richiesti, e a questo va aggiunto che il patrimonio in locazione, in città si è assottigliato del 29% nel periodo compreso fra il 2001 e il 2008.
Allo stesso tempo è quasi raddoppiata la popolazione universitaria, passata in quattro anni da 5.458 a  10.700 unità
 
La genesi del progetto
Il Comune, tramite un bando pubblico, ha affidato a un’Ati, composta da imprese di costruzione e cooperative di abitazione locali, la realizzazione del progetto su aree comprese in importanti zone di sviluppo residenziale privato che la pubblica amministrazione ha riservato all’housing sociale.
La Fondazione Housing Sociale e Finabita hanno affiancato l’Ati nella strutturazione del progetto, il cui scopo è di realizzare insediamenti ricchi di servizi e spazi pubblici.
Con la costituzione del Gestore Sociale, alla cui formazione partecipano le cooperative di abitazione, viene promossa la sperimentazione di un modello di gestione degli immobili innovativo che prevede la partecipazione attiva dei residenti.
 
La filosofia dell’intervento
Obiettivo specifico dell’housing sociale è favorire una comunità sostenibile, fondata sul giusto equilibrio delle risorse e su un sistema di servizi di supporto alla vita quotidiana.
Dal punto di vista sociale, dare vita ad una comunità sostenibile significa andare oltre al semplice concetto di abitare, offrendo spazi comuni, servizi destinati alla socializzazione, alla cura della persona e al tempo libero, con l’obiettivo di rafforzare l’identità locale e il senso di appartenenza della comunità.
La comunità sostenibile persegue inoltre obiettivi di inclusione sociale: si caratterizza infatti per un mix sociale equilibrato che coinvolge categorie “sensibili”.
L’obiettivo del progetto è sviluppare il tessuto urbano di quartiere, risorsa fondamentale per l’housing sociale e per la convivenza di realtà sociali differenti. La proposta progettuale ha infatti individuato due livelli di intervento: uno di quartiere, relativa al comparto urbano, e uno locale, relativa al singolo lotto di intervento.
La scala di quartiere ha come oggetto lo sviluppo di un sistema di spazi pubblici dotati di strutture, servizi e spazi d’uso collettivo; la scala locale approfondisce invece la relazione tra il singolo intervento di housing sociale e gli spazi comuni pertinenziali alla residenza, gli spazi comuni e di coordinamento con lo spazio attiguo all’intervento.
 
 

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  • PAOLO

    09 Novembre @ 10.18

    Se il progetto viene elogiato anche da tremoni, allora è certo : è una porcata.

    Rispondi

  • Mauro

    09 Novembre @ 00.07

    Qui di sociale ci sono solo le tasse che i lavoratori dipendenti e pensionati pagano tutti i mesi sui loro emolumenti, per poi vedere questa Italia ridotta ad un cumolo di macerie e di immondizia e di escort per perone altolocate e riuninioni di politici che vengono accompagnati con macchine cosidette blù dal costo come minimo di 70mila euro l'una, per decidere poi cosa, di andare avanti a dividersi la torta alle spalle di noi inermi Italiani. Queste decision?, le potevano prendere facendosi un giro di telefonate pensa quanto avremmo risparmiato.

    Rispondi

  • Sigmund

    08 Novembre @ 21.06

    Ajh, beh, se abbiamo i complimenti del Genio, stiamo freschi....

    Rispondi

  • retedirittincasa

    08 Novembre @ 20.34

    A Parma gli interventi di Housing Sociale stanno riscontrando un generale consenso da tutte le parti politiche istituzionali e sono accompagnati da una campagna massmediatica fuorviante che tende inevitabilmente ad esaltare questo tipo di intervento come salvifico a fronte di una situazione di emergenza abitativa continua e in costante aggravamento, il che farà del prossimo avvio del primo intervento nazionale di Housing Sociale che avviene proprio a Parma un notevole strumento propagandistico. E' necessario invece fare una attenta analisi critica di questi interventi nell'ambito delle politiche abitative innanzitutto perché questo tipo di progetti stanno intercettando tutti i contributi pubblici in materia di edilizia residenziale con intervento pubblico, sostituendo in modo completo quello che è sempre stato lo strumento principe dell'intervento pubblico nella materia cioè la casa popolare. Nella fase economica attuale e di medio-lungo periodo. caratterizzata da un pauroso estendersi di situazioni di disagio economico per ampie fasce della popolazione, con precariato diffuso, licenziamenti, cassa integrazione ecc, con un mercato degli alloggi che difende gli interessi dei detentori di rendite grazie alla liberalizzazione dei costi dell'abitare, con un numero di sfratti in crescita esponenziale e quasi sempre per morosità, un numero sempre più alto di persone rischia di non poter accedere a uno dei diritti primari fondamentali, quello dell'abitare. Logica vorrebbe che si estendessero le capacità di protezione sociale per i lavoratori e per le nuove figure sociali che, se lasciate in balia del mercato, non troverebbero assolutamente risposta, in momento di crisi economica, alle loro esigenze di un alloggio. Invece gli interventi in materia di politiche abitative, a Parma come altrove in Italia, si sono concentrati esclusivamente su progetti che possono offrire risposta ai bisogni abitativi di fasce della popolazione a livello economico medio (di solito si fa testualmente riferimento a coloro che non hanno i requisiti per accedere alle case popolari): i vari progetti Parmabitare, Affitti Garantiti, Casadesso cui ora si aggiunge il Social Housing, hanno costituito negli ultimi 10 anni il surrogato dei veri e propri alloggi ERP e se i relativi bandi hanno raccolto delle domande (comunque in numero molto inferiore ai bandi per le case popolari) ciò è stato perché ormai chi è in stato di necessità fa tutte le domande possibili immaginabili, per poi dover rinunciare all'assegnazione perché gli affitti richiesti sono proibitivi anche se inferiori a quelli di mercato (300/450 euro al mese più le spese). Parallelamente si è assistito a un processo di vendita a privati delle case popolari (almeno 70 alloggi persi dal patrimonio pubblico oltre alla vendita di quasi tutte le altre proprietà immobiliari non utilizzate di proprietà comunale) i cui introiti non sono stati reinvestiti per costruire nemmeno un nuovo alloggio di edilizia sovvenzionata nonostante le tante dichiarazioni in merito. Come vedremo la parte più consistente dell'intervento di Housing Sociale è quello degli alloggi destinata alla vendita a prezzo più contenuto rispetto al mercato. Anche qui niente di nuovo sotto il sole perché di questo tipo di alloggi a Parma ne sono state già costruite diverse centinaia, altre sono in fase di ultimazione (ad esempio zona sud tra via Spezia e Via Traversetolo). Anche questo tipo di edilizia non risponde certo alle esigenze di chi si trova in difficoltà economica ed affolla le liste d'attesa per l'assegnazione di case popolari. Questi progetti di cosiddetta edilizia sociale servono in realtà principalmente a sostenere le sorti del settore edile cui l'amministrazione locale è molto sensibile, settore che dopo anni di allegra speculazione sta ora segnando il passo in conseguenza della crisi e va mendicando ovunque interventi pubblici per costruzione di alloggi a prezzi più contenuti rispetto ai prezzi stratosferici del passato e che vantano maggiori possibilità di vendita. Tutto ciò risponde alla strategia fallimentare di tentativo di uscita dalla crisi col rilancio del settore del mattone che sta caratterizzando la politica economica del governo Berlusconi. Ci sono dei dati che gli amministratori continuano ad ignorare e che sono fondamentali. è rilevante che tra le 1658 richieste di assegnazione di Case Popolari riscontrate nell'ultimo bando del 2008 il 48 % (796 famiglie) abbiano un ISEE inferiore a 4.500 Euro e il 16% (265 famiglie) abbiano un ISEE inferiore a 8100 Euro. Con questi redditi non si trova sollievo con nessuna delle offerte di alloggio "sociale" prodotto dall'amministrazione locale negli ultimi 10 anni. Sembra quasi che esista un progetto di ridefinizione sociale della città: attrarre dall'esterno (dalla montagna per esempio o dal sud italia o dalle città vicine) nuovi abitanti con una grande offerta di alloggi privati ad alto costo (in quantità veramente abnorme per città di questa dimensione) e con un certo numero di alloggi di edilizia convenzionata per lavoratori che se la possono comunque permettere (1800/2100 Euro al mq), una massa di nuovi clienti per i tanti centri commerciali che stanno sorgendo come funghi in ogni angolo di città. Per chi è in situazione di difficoltà economica la mancanza di un sostegno reale per l'accesso all'abitazione può essere visto come un incentivo all'andarsene (si veda in questo senso l'invito spesso rivolto alle donne migranti e ai loro figli che si rivolgono ai servizi sociali nei momenti di difficoltà) o a vivere in condizioni di degrado (vedi il caso dei tanti lavoratori senza famiglia che vivono in alloggi sovraffollati o in veri e propri tuguri) sgravando tra l'altro le casse comunali da costi che sono considerati fastidiosi. Ecco poste le basi per la città borghese, ordinata e supercontrollata tanto gradita agli imprenditori locali e ai loro supporters nelle istituzioni. PARMA SOCIAL HOUSE Descrizione intervento Il progetto di Housing sociale nella sua prima fase di attuazione prevede l'edificazione di 850 alloggi in totale entro il 2012 su una superficie lorda utile di 63.000 mq. Altri 1100 alloggi saranno edificati su un'area di 65000 mq prevista dal psc la cui attuazione avverrà nei prossimi anni. Queste nuove costruzioni sfruttano la possibilità di aumentare la capacità edificatoria prevista dalla legge 244/2007 (finanziaria 2008) andando in deroga a quanto previsto dal PSC in aree destinate ad attività sociali e commerciali offrendo su un piatto d'argento alle imprese che si aggiudicheranno il bando la possibilità di erigere ad aumentare ulteriormente l'edificabile con notevoli incentivi pubblici il che in un periodo di crisi del settore sembra essere la vera finalità del progetto. Il tutto avverrà in 7 aree di trasformazione urbana del comune di Parma (1^fase) (Crocetta, Via Chiavari, Via Sant'Eurosia, Area Rossi & Catelli, Via Spezia, Via Budellungo, Pannocchia) andando contribuendo ulteriormente alla sottrazione di aree verdi e agricole e prendendo in considerazione solo nel caso dell'Area ex Rossi & Catelli la possibilità di convertire ad uso abitativo qualcuna delle tante aree dismesse della città. Completamente ignorata la possibilità, pure prevista dal comma 10 dell'art. 11 del DL 112/2008, di utilizzare ad esempio le aree militari cittadine dismesse. Occorre qui ricordare che un recente rapporto di Legambiente rileva che Parma risulta essere la terza città in Italia (dopo Roma e Venezia) per suolo agricolo consumato a vantaggio della speculazione immobiliare, circa un km quadrato all'anno. Il costo di costruzione totale per la prima fase è di 105 milioni di Euro. TIPOLOGIE DI ALLOGGI OFFERTI 1) Il 30% degli alloggi (255) sarà affittato a canone concordato ridotto del 30%;(costo presunto tra 300 e 400 euro al mese più le spese) 2) Il 20% degli alloggi (170) sarà affittato a canone convenzionato pari al 4,5% del prezzo previsto per la cessione della piena proprietà, con previsione di riscatto dell'alloggio all'ottavo anno (Edilizia Convenzionata in locazione a canone convenzionato), costo indicativo Euro 600 al mese circa più spese per alloggi di 80mq. 3) Il 50% degli alloggi (425) sarà venduto come edilizia convenzionata a 1850 Euro al MQ. Due sono gli aspetti che balzano subito all'occhio: il 70% degli alloggi di questa prima tranche del progetto pur godendo di un cospicuo finanziamento pubblico sono costituiti da edilizia convenzionata, che da anni il privato realizza da anni senza i finanziamenti pubblici che sotto descriveremo. Dove sta in questo caso l'interesse pubblico? Come si può vedere il livello dei costi per locazione e vendita, sebbene più bassi rispetto al mercato (eccetto la seconda tipologia) non rispondono alle esigenze di gran parte di coloro che hanno presentato domanda per le case popolari cioè per le fasce della popolazione in difficoltà economica. Altri aspetti del progetto meritano un minimo di approfondimento: lo "Schema tipo di Convenzione disciplinante gli interventi di Edilizia Residenziale Sociale" il Comune di Parma riserva per sé una quota del 25% degli alloggi in locazione (cioè circa 68) "affinché siano assegnati a coloro che risultano già assegnatari di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica e sociale e in subordine ad altre categorie in base alle esigenze della collettività". Quindi solo una piccola quota delle nuove costruzioni in locazione potrà seguire dei percorsi di assegnazione definiti secondo le priorità stabilite dal pubblico. Per il resto, al di là dei criteri preferenziali per la definizione delle graduatorie che devono dare la precedenza alle giovani coppie, ai nuclei con anziano di età superiore ai 70 anni o con persona che presenta invalidità superiore al 67% o composti da nuclei famigliari di almeno 4 persone e nuclei monogenitoriali, sarà il gestore (privato) a definire chi entrerà negli alloggi allestiti con fondi anche pubblici ed è quindi più che facilmente prevedibile che entrerà negli alloggi chi offre maggiori garanzie economiche, a conferma del fatto che questo tipo di progetto non risponde alle esigenze di coloro che si trovano in situazione di difficoltà. COSTRUTTORI E GESTORI Le imprese di costruzione, già selezionate mediante bando sono una ATI (Associazione Temporanea di Imprese) costituita da Buia Nereo srl, Cooperativa di produzione e Lavoro Bruno Buozzi scrl, CME Consorzio Imprenditori Edili Soc.Coop, La Nuova Speranza scrl, Parma 80 s.c., Cooperativa Edile Artigiana s.c., Cooperativa Case Popolari scrl, Cooperativa Residence scrl. L'Ente Gestore che curerà tra l'altro le assegnazioni: Cooperativa Edilizia Case Popolari scrl, La Nuova Speranza scrl, Parma 80 s.c. Tra gli incentivi che hanno reso particolarmente appetibile il progetto: la cessione di aree da parte del Comune di Parma in diritto di superficie per 99 anni, l'esenzione dal pagamento del contributo costruzione (art.27 LR 31/2002) tenuto conto dell'interesse pubblico e l'abbattimento dell'aliquota ICI. FINANZIAMENTI: Come anticipato nell'introduzione, il Social Housing è l'unico intervento in materia di politiche abitative messo in atto dallo stato e soppianta totalmente la classica edilizia residenziale pubblica (case popolari). Il Piano Nazionale di edilizia abitativa del Governo Berlusconi approvato col Decreto Legge112/2008 prevede un sistema integrato di fondi immobiliari (SIF) pubblici e privati per l'avvio dei progetti social housing. Nell'ambito di questo sistema integrato il fondo nazionale (gestito da SGR, Società Gestione del Risparmio della Cassa Depositi e Prestiti) dovrà investire in fondi immobiliari locali attraverso partecipazioni nel limite del 40%. Parma risulta essere la prima città in Italia ad aver sviluppato la progettazione per il social housing (altri progetti sono in preparazione a Torino, Monza, Roma e nel Veneto). Nel frattempo è stato costituito il fondo locale, Fondo Parma Social House (Fondo Comune di investimento immobiliare chiuso) sul quale sono stati conferiti i seguenti stanziamenti: -25 milioni di Euro dalla SGR Cassa Depositi e Prestiti (stato) -10 milioni di Euro dalla Fondazione Cariparma -3 milioni di Euro che dovrebbe conferire la Regione -15 milioni di Euro che dovrebbero essere stanziati dal Comune di Parma tramite la Holding partecipata interamente dal Comune Stt spa. Questo conferimento merita più di una osservazione in quanto la situazione finanziaria di questa holding è disastrosa. Stando alle dichiarazioni dell'Agenzia di rating Standard & Poor's sarebbe già indebitata per 172 milioni di Euro a fronte di ipoteche sul patrimonio immobiliare del Comune, appositamente sopravvalutato, che lo rendono indisponibile per qualsiasi intervento di recupero e uso comune. STT si appresterebbe ad effettuare emissione di Bond sul mercato americano per trovare i fondi necessari al finanziamento delle due opere che l'attuale amministrazione comunale pone al centro della sua strategia di sviluppo cioè il Welfare Community Center e proprio i Parma Social House. Case di Carta quindi? VALUTAZIONI FINALI. Durante un recente incontro pubblico organizzato dalla Rete Diritti in Casa e dalla SRU (Società di Riappropriazione Urbana), il professor Giovanni Caudo dell'Università Roma Tre aveva relazionato rispetto a quelle che dovrebbero essere i criteri di sostenibilità per i progetti di Housing Sociale al fine di renderli utili socialmente e non funzionali solo ai costruttori. Le quattro sostenibilità, Territoriale, Sociale, Gestionale ed Economica non trovano alcun riscontro nel Parma Social Housing rispettivamente per consumo di suolo, target sociale sbagliato, scarsissimo controllo pubblico nella gestione (oltre a nessuna partecipazione dell'utenza e loro associazioni), costo economico elevato per la tipologia di alloggi proposti. Se i soli finanziamenti esterni (Cassa depositi e prestiti, Regione e Fondazione Cariparma) fossero dedicati a recupero di aree dismesse per edificazione di alloggi ERP veri e propri (case popolari), si potrebbe incrementare il patrimonio ERP di almeno 400 alloggi, rispondendo così alla vera esigenza socio-abitativa in questo momento di crisi e riducendo il costo ecologico dell'espansione edilizia. RETE DIRITTI IN CASA PARMA

    Rispondi

  • poppi

    08 Novembre @ 20.27

    Ci stanno vendendo aria fritta!!

    Rispondi

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