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Zanardi «firma» la carrozzina di Francesco

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di Claudio Rinaldi

Scorre che è una meraviglia. Scorreva veloce tra gli sguardi curiosi di passanti e podisti in Giardino, qualche giorno fa, e veloce – più veloce della fatica, dell'entusiasmo, della commozione – scorrerà sul lungomare di West Palm Beach, il prossimo 5 dicembre. Leggera e robusta, lunga e agile. Bellissima. Più che una carrozzina è un concentrato di tecnologia. E' una carrozzina «firmata», quella di Francesco Canali. «Firmata» Alex Zanardi, che l'ha pensata e costruita apposta per lui. E «firmata» da un gruppo di amici, che si sono messi all'opera: commossi dalla sua storia, dal suo coraggio nell'affrontare quella brutta cosa che è la Sla, dal suo sogno di «correre» una maratona in carrozzina, sfruttando il fiato e i muscoli di quattro amici.
E' uno splendido regalo per Francesco, che se lo merita. L'ennesimo regalo, dopo i tanti, tantissimi della città (e non solo). Il progetto «Vinci la Sla... di corsa in Florida» ha avuto un successo straordinario: per coinvolgimento, per iniziative organizzate, per fondi raccolti: più di 50mila euro, tutti soldi che serviranno ad acquistare ausili utili per i malati di Sla e per finanziare progetti di ricerca.
Francesco, lui si sente comodo come in poltrona («Quasi quasi schiaccio un sonnellino», scherzava domenica al Parco Ducale). Il caso ha voluto che il primo test, dopo una preparazione che ha richiesto diverse settimane di lavoro per la messa a punto, sia stato proprio la domenica della Maratona di New York. «Se non ci hanno voluto, se ci hanno negato il pettorale, dopo avercelo promesso, peggio per loro. Per noi, il “nostro” Giardino è meglio di Central Park», scherza ancora Francesco. E poi, più serio: «Molto meglio la Florida: per il clima e soprattutto per la fortunata coincidenza del convegno mondiale sulla Sla di Orlando, tre giorni dopo la maratona, al quale porterò la mia testimonianza e racconterò questa straordinaria esperienza».
L'idea originaria è stata di Paolo Barilla, un giorno di qualche mese fa che Francesco, con tutta la sua «squadra», è stato invitato a Pedrignano per conoscere i fratelli Barilla. «Ho pensato subito di chiamare Alex Zanardi per chiedergli un consiglio. Era la persona adatta, per la sua sensibilità e per l'intelligenza e perché è un perfezionista addirittura maniacale, in fatto di tecnologia. L'ideale, per noi – racconta Paolo Barilla –. Poi Alex, come sempre, è partito per la tangente: e ha voluto fare tutto lui. Senza risparmiarsi, lavorando sodo giorno dopo giorno. Non mi sono meravigliato: lui è fatto così, si è entusiasmato subito all'idea. E io ho fatto l'osservatore, molto interessato al buon esito del progetto. Oggi, siamo tutti molto soddisfatti».
Ormai mancano pochi ritocchi. Dopo la prima «prova su strada», ieri è stato fatto il punto della situazione nell'officina di Stefano Calzi, amico e meccanico di fiducia di Paolo Barilla (dopo tante Dakar fatte insieme). C'erano anche Andrea e Davide Scita, titolari della ditta Scita, specializzata in tecnologia ortopedica: si occuperanno loro delle imbottiture necessarie per rendere ancora più confortevole la seduta di Francesco.
«Quello che mi colpisce – spiega Barilla – è che uno parte con un'idea semplice, ma poi ci sono mille dettagli da prendere in considerazione, da approfondire. Dalla progettazione fino alla cassa da usare per il trasporto in Florida: dev'essere di un legno particolare, affumicato in un certo modo, perché le norme igieniche sono molto severe, negli Stati Uniti. Il primo obiettivo era, ovviamente, ottenere una posizione molto comoda, sia per Francesco che per chi lo spingerà: anche se l'andatura sarà tranquilla, sono pur sempre 42 chilometri».
Alex Zanardi è più che soddisfatto del suo lavoro: «Per me è stato molto divertente. Mi è capitato di affrontare questa impresa in un momento pieno di impegni, ma ce l'ho messa tutta, con l'aiuto degli amici della Roal Motorsport, i meccanici che si occupavano della mia Bmw quando facevo il campionato mondiale turismo. Il risultato è molto buono: io sono rimasto piacevolmente sorpreso dal comportamento della carrozzina: molto più stabile di quello che speravo, tanto per cominciare».
«Adesso che è pronta, viene da dire che è stato semplice – continua – ma in realtà dietro c'è stato tanto lavoro. Posso prendermi qualche merito anch'io? Non è stata solo fortuna. E' venuta bene anche perché avevo ben chiaro il progetto in testa, ed era un progetto che funzionava». «L'idea originaria è stata di Paolo Barilla: ha pensato di utilizzare un sedile di un'auto da rally –  comodo per Francesco, fasciante – e di costruirci la carrozzina intorno. Io ho fatto tutto pensando al miglior compromesso tra stabilità, agilità, scorrevolezza e comfort per Francesco».
Il telaio è tutto in alluminio. «Per la struttura, ho usato due longaroni a sezione rettangolare che avevo fatto piegare quando ho preparato la mia prima handbike: pensavo che avrei sbagliato qualcosa, all'epoca, e avevo abbondato. Poi, invece, è venuta bene al primo tentativo e così me n'erano avanzati tre. Poi ho studiato il modo migliore per realizzare la forcella anteriore, il blocco che ospita i cuscinetti – usando quelli dei go-kart – tutti gli ingombri, la “luce” utile per fare girare la ruota. Ho fatto fare forcella e poggiapiedi da amici che hanno un'officina meccanica di grande qualità, tutti tagli ad acqua».
Nulla è stato lasciato al caso. Per le ruote, ha deciso di usare quelle delle Bmx, le bici da acrobazia, «perché, per loro natura, possono sopportare sforzi laterali notevoli, non solo sforzi verticali come le ruote di una bici da corsa. E ho pensato che così la carrozzina sarebbe stata più robusta e si sarebbe comportata bene anche sullo sconnesso. Ho usato pneumatici che garantiscono grande scorrevolezza e, a differenza di quelli da bici da corsa, che non ammortizzano, assorbono egregiamente le asperità: perché non si senta nessuna vibrazione. E ho studiato l'appoggio migliore per chi spinge. Appena finita la carrozzina, l'ho provata con un amico: siamo andati in pista, è stato spinto a forte velocità, abbiamo fatto delle inversioni a U. Tutto ok. Obiettivo centrato, ho pensato».
Il bello di questa cosa, assicura Paolo Barilla, è il gioco di squadra: «Da Alex a Stefano Calzi, uno che parla poco ma fa tanto, dagli esperti della Scita a tutti quelli che hanno collaborato: un team affiatato, ben sintonizzato emotivamente. Ci siamo trovati bene insieme, felici di impegnarci per questa cosa. E di dare una mano a Francesco: è lui il catalizzatore del progetto, è lui che dà la spinta a tutti, una vera e propria carica energetica, con la sua forza e il suo ottimismo».
«La sua filosofia – aggiunge Zanardi – è quella delle persone che nella vita sono riuscite a fare qualcosa di buono. Per Francesco oggi l'orologio corre più veloce: ma lui, anziché piangersi addosso, cerca di fare qualcosa di importante. Per me è stato un vero piacere cogliere la sua mano tesa. Se riuscirò a vederlo compiere la sua impresa in Florida, se lui e i suoi spingitori si troveranno bene con la carrozzina, per me sarà una grandissima soddisfazione».
 

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