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Un libro svela come funzionano gli affari della 'ndrangheta al Nord. E manda un messaggio: "L'Emilia è assopita ma può reagire"

Un libro svela come funzionano gli affari della 'ndrangheta al Nord. E manda un messaggio: "L'Emilia è assopita ma può reagire"
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di Andrea Violi

L'avvocato Casali è un 40enne parmigiano che ama la bella vita che scende a patti con la malavita e racconta tutto in un libro.
Weekend nei locali alla moda, una fidanzata con un bel seno plasmato dal chirurgo, avventure con ragazze facili, qualche sniffata di coca. Questa è la vita di Casali, che per fare i soldi è disposto a difendere usurai e membri della 'Ndrangheta. Lui non crede certo a chi dice che la mafia in Emilia non esiste.
Nemmeno l'avvocato Casali è reale... Ma la sua storia lo è. La racconta Sara Di Antonio nel libro «Mafia. Le mani sul Nord» (Aliberti). La giornalista reggiana traccia un quadro del radicamento della criminalità organizzata calabrese in Emilia-Romagna. Economia e società.
In questi giorni in cui Parma riflette e si interroga sul problema, le descrizioni di come lavora la criminalità organizzata colpiscono in modo duro. Sara Di Antonio ha intervistato magistrati e avvocati, ha consultato atti giudiziari e ha ripercorso le cronache locali. Anziché proporre un saggio, ricorre alla soluzione stilistica del racconto in prima persona. Così in «Mafia. Le mani sul Nord» parlano un pubblico ministero di provincia, un giovane 'ndranghetista che abita a Reggio Emilia e uno spregiudicato avvocato di Parma. Personaggi inventati che illustrano i veri aspetti del problema.
Il libro è stato presentato a Bologna e a Reggio Emilia. Ha una prefazione di Antonio Nicaso e una postfazione di Enrico Bini, presidente della Camera di commercio reggiana, molto impegnato nel denunciare il radicamento (non la mera «inflitrazione») della malavita.

IL DIFFICILE LAVORO DEI MAGISTRATI. I ricordi di vita quotidiana del pm di provincia scaturiscono dalle interviste a diversi magistrati delle procure dell'Emilia-Romagna. Il pm del libro parla di camionisti «letteralmente costretti a viaggiare con la cocaina fino alla destinazione pattuita qui al Nord. Se non accetti, non lavori. Servizio completo, come richiede la 'ndrangheta», che rifornisce i locali. Il pm vorrebbe occuparsi più diffusamente di mafia ma non può: è costretto a perseguire clandestini e reati meno gravi. Se indagasse su certi professionisti, dice, «mi accuserebbero, già lo so, di essere un magistrato talebano». Comunque «la gente è terribilmente indifferente» di fronte all'idea che la mafia sia presente in Emilia.

GIOVANE E MAFIOSO. Il racconto del giovane 'ndranghetista non nasce da un'intervista diretta ma dall'analisi di intercettazioni e testimonianze degli anni passati, dalle quali emerge la personalità degli affiliati. «Non siamo venuti qua per sparare. Siamo venuti per affari. Siamo la 'ndrangheta e rappresentiamo la fornitura di servizi a basso costo per l'economia e la politica», dice l'immaginario ventenne cutrese che abita a Reggio. Spiega di non aver scelto di essere 'ndranghetista: semplicemente è nato in una famiglia del genere. Comunque ha dei valori: la famiglia, l'appartenenza a una comunità, una marcata religiosità. Il giovane non dimentica i benefici derivanti dal settore edilizio e svela in che modo si ripulisce il denaro: si va da un'azienda connivente con 20mila euro in contanti «e loro te ne danno ventiduemila firmandoti un assegno. In alcuni casi, facciamo pure la fattura». Il pizzo? C'è chi ha pagato spontaneamente le cosche, per evitare problemi al Nord o per non inimicarsi le fazioni delle guerre di mafia al Sud.

IL CATTIVO «COLLETTO BIANCO» PARMIGIANO. Il personaggio dell'avvocato Casali di Parma è il simbolo di quei professionisti che commettono «White collars crimes». I reati dei colletti bianchi sono i più subdoli: si tratta di persone all'apparenza rispettabili e benestanti, che però non esitano a fare affari grazie alle cosche. Avvocati, ma anche commercialisti disposti a consigliare artifici contabili e paradisi fiscali (come la fidanzata di Casali). Sara Di Antonio spiega che questo aspetto, ad esempio, è emerso nell'inchiesta sulla bomba all'Agenzia delle Entrate di Sassuolo. Si è scoperto che la criminalità organizzata si appoggiava a un commercialista svizzero, che aveva fatto parte anche del cda di un importante istituto di credito elvetico.
Nel racconto, Casali pensa al discorso dell'ex prefetto Paolo Scarpis, che disse «non risultano indagini che riguardino mafia, camorra o 'ndrangheta». Ma poi cita una «famiglia di calabresi, quelli che svuotavano i supermercati parmigiani. Sono andato a casa loro per un colloquio». Nel salotto c'era parte della refurtiva. La famiglia non voleva restituire alcunché ed ecco la strategia di Casali: «Diremo che siete cleptomani». L'avvocato Casali non è come il defunto padre, che era un legale di successo, con chiari valori morali: «Se avessi rinunciato alla gestione dei clienti 'ndranghetisti, sarei forse più pulito, ma insoddisfatto. Non si gioca a scacchi con il buon cuore». 
Nel suo racconto Casali cita Salsomaggiore: ci va per incontrare «un cliente non di Parma» e che comunque lì è in buona compagnia. Tra l'altro - si dice nel libro - in passato c'è chi ha pagato una sorta di pizzo sotto forma di cene e pernottamenti in albergo gratis per i boss. Nella fase preparatoria, Sara Di Antonio, per documentarsi, ha ripercorso in particolare la vicenda dell'assassinio di Giuseppe Carceo del 1999.

PERCHÉ UN LIBRO SULLA MAFIA AL NORD. Sara Di Antonio ha lavorato a questo libro nei primi 6-7 mesi del 2010. «Ho avuto la fortuna di conoscere persone da anni impegnate nella lotta alla 'ndrangheta, come il pm Nicola Gratteri, lo storico Antonio Nicaso, il presidente Bini - spiega Sara Di Antonio, intervistata da Gazzettadiparma.it -. A Reggio c'erano allarmi sulla criminalità nella nostra economia e ho deciso di raccogliere questa sollecitazione».
La Di Antonio ha potuto scoprire aspetti per lei inediti: «Ad esempio, si collega sempre la 'ndrangheta con una presenza nelle speculazioni edilizie o nel narcotraffico, ma ci sono attività anche nel gioco, sia lecito sia illecito. È più difficile scoprire la 'ndrangheta nella quotidianità».
Un messaggio che si coglie fra le righe: la presenza della mafia e il suo potere sono sottovalutati, in Emilia. «A volte non si vuole ammettere che questo radicamento ci sia - dice Sara Di Antonio -. Finora rispetto ad altre regioni, come Lombardia e Liguria, l'Emilia è rimasta un po' indietro. Ha amato cullarsi anche con alcuni luoghi comuni: l'idea di avere anticorpi, di essere resistente a determinati processi. Inizia però ad esserci una certa sensibilità, c'è la voglia di informarsi e di sapere». Per questo Sara si dice «assolutamente ottimista» per il futuro.

"REAGIRE E' UN ATTO D'AMORE". Vuole essere ottimista anche il presidente della Camera di commercio di Reggio Enrico Bini, che firma la parte finale: «Atto d'amore». «Le parole sono importanti e fanno paura», dice Bini. Lui ha denunciato la criminalità organizzata nel Reggiano per fare «un vero e proprio atto d'amore - spiega -. Amo la mia città, amo questo territorio che sulla legalità, sull'uguaglianza e sull'accoglienza ha fondato una società capace (...) di vivere una vita da persone libere». Combattere la 'ndrangheta «non significa essere eroi, anzi. Significa cambiare prospettiva, rendersi conto che la legalità coincide con il bene comune». Dopo questo cambio di prospettiva, la lotta alla mafia diventa «una semplice questione di piccoli gesti quotidiani». 
 

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  • GAB

    17 Novembre @ 16.01

    Perchà Maroni si è sentito così coinvolto anche se non è stato fatto il suo nome? (come ministro - m minuscola - aveva pure lui denunciato le infiltrazioni al nord qualche mese or sono) Perchè Maroni si è inalberato per cose abbastanza note? Sta accentrando l'attenzione su di sè (tipico atteggiamento pdl lega) per evitare che si prosegua? Se è sicuro... denunci pure ma con Saviano anche tutti i cittadini onesti !

    Rispondi

  • valerio

    17 Novembre @ 15.59

    Nella reazione così indignata del Sig. Maroni (...NON TOCCATE LA LEGA!!!....) intravedo quasi un suo gettare la maschera. Cioè, come se la LEGA fosse uno Stato dentro lo Stato. E' inutile che lui e altri leghisti facciano gli ITALIANI e poi indossino contemporaneamente la fascia tricolore e il fazzoletto verde. Il loro chiaro obiettivo è prima il federalismo e successivamente il secessionismo. E anche in questo caso, mi pare che il Leghista/Ministro Maroni difenda accanitamente prima lo Stato Lega (al di sopra di ogni sospetto...) poi, solo poi l'Italia.

    Rispondi

  • francesco brundo

    17 Novembre @ 15.38

    Il che ne dica il Ministro Maroni, smentito dalla DIA, anche la mafia appalta i lavori pubblici e altro, questo è il proseguo che il potere politico ha con la mafia o altra denomiazione di origine incontrollata ! Ha iniziato la DC, e i democristiani sparsi in qualsiasi schieramento, proseguono il " lavoro pubblico " fatevela finita di prenderci per i fondelli, prima o poi le bugie si pagano ! lavoriamo per pagare le tasse per darli alle poi mafie.

    Rispondi

  • bees

    17 Novembre @ 14.27

    è inutile che _Maroni si offenda....reazione NORMALE avrebbe previsto un ministro che appurasse se questa fosse la verita'. E questo "segreto" della mafia nel nord che fa incetta di appalti PUBBLICI è il segreto di pulcinella. C'è davvero ancora qualcuno, oltre a Maroni, che non l'ha capito? O si è scemi o collusi. Punto

    Rispondi

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