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Poveri in aumento: giovani e famiglie rischiano di più

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 Margherita Portelli

Come funamboli in bilico tra stabilità e vuoto: ecco i nuovi poveri. Il Rapporto 2010 su povertà ed esclusione sociale in Italia, «In caduta libera», curato da Fondazione Zancan e Caritas italiana, è stato presentato giovedì sera al Seminario Minore e racconta di un contesto sociale sempre più traballante.
 Crescono i poveri, che in Italia arrivano a quota 8 milioni e 300 mila (+3,7%), e aumentano esageratamente i «quasi poveri», o impoveriti, ovvero quegli individui che, pur non essendo poveri, vivono in una situazione di forte fragilità economica. Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di una serie di beni e di servizi, precedentemente ritenuti necessari: le persone a rischio di povertà, quindi, tenendo conto dei dati della Comunità Europea, rappresenterebbero l’11% della popolazione italiana. A Parma i centri di ascolto della Caritas Diocesana tra il 2009 e il 2010 hanno accolto 1252 persone, circa lo 0,40% della popolazione: di questi circa il 44% sono italiani, mentre il restante 56% è rappresentato da stranieri. Ma a cosa è dovuto l’impoverimento?
 «Assistiamo a un aumento della disoccupazione che nel 2010 ha raggiunto l’8,5% - spiega monsignor Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan -. Poi ci sono i precari, due milioni di giovani "invisibili", e i cassintegrati: si calcola che nell’ultimo anno le ore di cassa integrazione abbiano superato il miliardo. Un aggravio ulteriore è rappresentato dalla mancanza di servizi adeguati». Altrettanto preoccupante la situazione della povertà rapportata alla famiglia: «La famiglia è la principale vittima della povertà e della crisi - continua monsignor Pasini -: quanto più essa cresce tanto più si impoverisce. E non si può trascurare il fatto che l’Italia sia il penultimo paese al mondo per tasso di natalità».
L'errore del nostro paese? «Puntare più su aiuti economici che sulla costruzione di servizi - spiega -: non bisogna dare soldi, ma creare servizi. Guardiamo all’Europa: in Italia la riduzione della povertà in risposta agli sforzi profusi è dell’1,7%, nel Regno Unito del 45% e in Germania del 47%. Questo perché in quei paesi si investe principalmente in servizi. Si basti pensare che in Italia la spesa per assistenza sociale nel 2008 è stata di 49 miliardi di euro, l’86% dei quali impiegati per garantire interventi economici e sono un 14% per attivare servizi più duraturi».
Nella nostra città sono sempre di più le persone che si rivolgono a Caritas: «Il problema più frequente di coloro che vengono da noi è la casa - spiega Maria Cecilia Scaffardi, presidente della Caritas Diocesana di Parma -. C'è chi non ha dimora (49 le persone che si sono rivolte a noi nell’ultimo anno) e chi non riesce più a far fronte all’affitto o alle utenze». Un’esortazione, infine, è arrivata dal vescovo di Parma monsignor Enrico Solmi: «Ci sono scelte valoriali che devono essere fatte, che abbiano un carattere gerarchico ed educativo. Mettere al centro la persona significa mettere al centro i poveri».
 

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  • paola

    20 Novembre @ 17.00

    bisogna aiutare quelli meno fortunati.grazie ai volontari.

    Rispondi

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