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Lavoratori dello spettacolo in sciopero: presidio davanti al Regio

Lavoratori dello spettacolo in sciopero: presidio davanti al Regio
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"La cultura è un bene comune e primario come l'acqua: i teatri, le biblioteche, i musei e i cinema sono come tanti acquedotti". Le parole di Claudio Abbado riecheggiano nell'altoparlante. Frasi firmate dal direttore d'orchestra che sono accompagnate da musica e da cartelli dei lavoratori dello spettacolo che oggi hanno scioperato contro i tagli alla cultura.
Una cinquantina di persone si sono date appuntamento davanti al Teatro Regio per dare voce alle loro ragioni.  Sarte, ballerini, scenografi, maschere, direttori d'orchestra: ognuno questa mattina ha portato la sua storia e le sue idee appoggiando virtualmente l'elenco proposto da Abbado alla trasmissione di Raitre "Vieni via con me".  Alcuni hanno distribuito volantini, altri hanno mostrato cartelli ("Sono una sarta teatrale del Teatro Regio e sono senza contratto"). 
Lo sciopero nazionale è stato indetto da Slg-Cgil, Fist-Cisl e Uilcom - Uil a cui hanno aderito anche associazioni come Anica e Agis. I sindacati chiedono "l'approvazione delle leggi quadro di sistema dello spettacolo dal vivo e cineaudiovisivo, la conferma del rifinanziamento per il prossimo triennio degli incentivi fiscali alle imprese del settore cinematografico e chiedono di riportare il Fondo unico dello spettacolo al livello del 2008, vale a dire a circa 450 milioni di euro. La situazione è infatti molto grave, quest'anno gli stanziamenti per il Fus potrebbero scendere a 262 milioni di euro, contro i 408 del 2010, e questo porterebbe ad una crisi non più controllabile nel settore".


MOTTA (PD): "BASTA TAGLI ALLA CULTURA
" - «Le motivazioni dei lavoratori del mondo dello spettacolo che oggi hanno deciso di mobilitarsi contro le politiche del governo, non possono che trovare la mia condivisione e il mio sostegno». Così la parlamentare parmigiana Carmen Motta (Pd) in una nota stampa. «Il Partito Democratico è da tempo impegnato nel sostenere i 250.000 lavoratori che hanno deciso di fermare la propria attività artistica per protestare contro i pesanti tagli imposti dal governo con la manovra finanziaria: le misure previste dal governo Berlusconi, riducono infatti al minimo storico il Fondo Unico per lo Spettacolo (-36.6%), colpendo in modo indiscriminato un settore produttivo che, nell’ultimo biennio, ha già perso 150.000 giornate lavorative, a scapito soprattutto dell’occupazione giovanile e femminile». «La Costituzione, all’art. 9, assume la cultura come valore fondamentale ed impegna la Repubblica a promuoverne lo sviluppo; malgrado ciò, a differenza degli altri governi europei che pur in tempi di crisi stanno investendo risorse per sostenerla, il governo italiano nega i dovuti finanziamenti e assesta un colpo mortale alle produzioni artistiche, palesando un disegno politico di privatizzazione della cultura. Il mondo della cultura è ancora in attesa dei contratti collettivi nazionali di lavoro, dell’approvazione delle leggi quadro di sistema, della legge sulla tutela sociale dei lavoratori, del rifinanziamento degli incentivi fiscali già esistenti per il prossimo triennio, chiede la non delocalizzazione delle produzioni ed il ripristino di 450 milioni di euro sul FUS. Parma è ricca di enti ed istituzioni artistiche di assoluta eccellenza nazionale ed internazionale: proprio per questo le ripercussioni dei tagli del governo incideranno negativamente sullo sviluppo futuro della nostra comunità. In questo senso le rivendicazioni dei lavoratori dello spettacolo sono rivendicazioni di tutti e vanno sostenute e condivise con la massima determinazione».
 


 

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  • Luigi Boschi

    23 Novembre @ 00.15

    Se i tagli alla cultura devono essere fatti, non possono essere effettuati perseguendo le masse artistiche e i tecnici, cui deve essere richiesta qualità (non ulteriori sacrifici economici), ma eliminando le super remunerazioni e i benefit di tutti i dirigenti e sovrintendenti a cui deve essere richiesta competenza. I fannulloni di Brunetta sono proprio i suoi dirigenti che hanno messo a sacco la cultura italiana, creato buchi spaventosi, ricevuto consulenze e pluri incarichi. LB http://www.luigiboschi.it/?q=node/37461

    Rispondi

  • Giorgio Ossimprandi

    22 Novembre @ 22.23

    La cultura,dovrebbe finanziarsi col ricavato di ciò che nella "cultura" si è seminato!

    Rispondi

  • sabcarrera

    22 Novembre @ 12.42

    Scommetto che acnhe Abbado si arabbia se l'draulico non viene subito a riparargli una perdita d'acqua. Un senso di proporzione nell'arte è essenziale. Ci sono dei settori dello spettacolo che fanno cassa, perché non si dimostrano solidali con altri che non trovano spazio. Il cittadino ha già molto da fare non chiediamogli anche di mantenere questi.

    Rispondi

  • Sergio

    22 Novembre @ 11.44

    Un grande abbraccio a tutti i lavoratori del Teatro Regio. A quelli che non guadagnano 1000 Euro al giorno (piu' casa piu' auto), a quelli che hanno un diploma in uno strumento, a chi fa vivere il teatro. Agli altri, assunti da chi so io, non serve un abbraccio.

    Rispondi

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