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Alex Orlowski, il regista parmigiano che gira il mondo ai 135 all'ora

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Francesca Lombardi

Alessandro "Alex" Orlowski, quando parla italiano, non ha più segreti geografici. Basta una parola: non più protetto dai segreti del web, il film-maker cosmopolita diventa il regista  parmigiano. Quella cadenza dalle vocali lunghe e aperte, infatti, è ancora, nonostante i tanti anni fuori dal ducato, profondamente sua.
Orlowski, quando è andato via da Parma aveva 26 anni. Aveva scelto Milano. Poi è arrivato il tempo di Londra, dove ancora oggi ha la residenza, e dopo ancora quello di Barcellona. In mezzo, un sacco di spostamenti un po' ovunque per videoclip di gruppi musicali e per tanti spot pubblicitari. Ora che di anni ne ha 43, fra pubblicità, corti e progetti di lungometraggi, gira il mondo con le sue lezioni sui video virali (video che girano in rete) di cui è stato definito il “guru”. Una delle ultime - organizzata dall'Archivio Giovani Artisti con la collaborazione del Comune - l’ha tenuta a Parma, davanti ai ragazzi del Toschi; in quella città in cui, dopo tanti anni, ha voglia di realizzare progetti.
“Parma è una nazione a sé – dice seduto al tavolino di un bar davanti a un’Averna (“mi ricorda l'Italia”)– dove convivono la cultura dell’effimero e quella underground. Passeggiando per strada puoi incontrare un poeta e pittore straordinario, poi girare l’angolo e vedere un coglione che passa sfrecciando con il macchinone”. E’ qui, dice, che da ragazzo ha coltivato la passione per la fotografia, il cinema e la musica. Al “Delta di Venere” (ex “Onirica”), al D’Azeglio e all’Astra ha conosciuto registi sconosciuti in Italia "come poteva essere all’epoca Spike Lee". E se gli chiedi se si è mai sentito abbandonato dalla sua città risponde di no, che Parma per lui è come la maestra delle elementari, “che ti insegna tanto, ma non ti aspetti che ti chiami quando diventi grande”. E poi qui ora ha un sacco di progetti, e uno di questi è girare un cortometraggio (“ho già visto alcuni soggetti interessanti”).
Mentre racconta di sé e degli altri –dei miti, dei collaboratori, dei luoghi, delle persone “vere” – passa da una finestra all’altra del Mac, annota appuntamenti, chatta, cerca spunti dalla sua biografia, mostra video su YouTube. “Cosa farei se non avessi computer e collegamento alla rete? Beh, prenderei una penna e comincerei a fare le cose come si facevano una volta. Le tecnologie però se ci sono vanno sfruttate”.  Orlowski è un tipo virtual-pragmatico: sulla rete c’è, ma per fare. Del resto, con le mani in mano non ci è mai stato: da ragazzino ha iniziato a lavorare per la Ampex - vendeva tecnologie video – dove ha imparato il montaggio. Poi, sempre giovanissimo, ha capito che poteva unire la passione per l’immagine con quella per la musica e ha iniziato a girare videoclip. Prima per gli Afrika Bambaata (“Just get up and dance”), poi per gli Articolo 31,  Sangue Misto ("Senti come suona"),  99 Posse ("Scatenateve guagliu"), Bluvertigo (“Io odio”),  Timoria (“Sangue impazzito”), Csi ("Cupe vampe"). Dal '91 al '95 ha collaborato con Videomusic, per cui ha girato i live di Red Hot Chili Peppers, Emerson Lake & Palmer, un documentario su Ligabue. "Quando ho capito che in Italia ero il numero uno (sorride, ndr), mi sono affacciato al mondo del black metal svedese e norvegese e al punk hardcore della Cornovaglia". Nel 1995 si è trasferito a Londra, dove ha dato vita a una casa di produzione, girato video per l'etichetta "Mo'Wax" e vinto premi. Da lì sono cominciate le proposte per gli spot, con budget che finalmente gli permettono di esprimersi al meglio. Dopo aver girato una 70ina di pubblicità per aziende come Seat, Peugeot, Telecom Italia, Vodafone, Energie Jeans, Konica Minolta, ha iniziato a produrre video virali pensati espressamente per il web. "Oggi quello che conta è trovare fan, non clienti. E i fans si cercano anche con i video che girano in rete. Questo vale anche per la politica: Obama, per esempio, ha cercato fans, non supporters".
Ora sono i viral-video che occupano gran parte del suo tempo. Ma lo spazio per la progettualità “altra” e per il futuro non manca mai nell'agenda virtuale di Orlowski, che aspira le ispirazioni di un attimo per farle sue. "A che velocità vado? Diciamo ai 160 all'ora, anzi diciamo ai 135 così non prendo la multa". "Ma a 135 km/h la multa si prende lo stesso". "No, perché i contachilometri hanno 5 km/h di margine”.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Claudio Mezzadri

    23 Novembre @ 12.51

    Approfitto dello spazio commenti per fare pubblicamente i complimenti all'ex compagno di classe e di scorribande "Fiftyane" quando avevamo 14 anni.. l'aver la testa perennemente impegnata da frizzi (non il presentatore) lazzi e cazzeggi vari, evidentemente, non ha impedito di conseguire ottimi frutti, crescendo...almeno nel tuo caso. Sempre detto, il 67 è un ottima annata. Scherzi a parte, complimenti sinceri. Claudio

    Rispondi

  • alex orlowski

    23 Novembre @ 00.55

    ringrazio la giornalista .

    Rispondi

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