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Il progetto di Luigi: da Pechino all'Emilia in bici. "Fermato dalla burocrazia, ma presto ritenterò"

Il progetto di Luigi: da Pechino all'Emilia in bici. "Fermato dalla burocrazia, ma presto ritenterò"
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di Andrea Violi

Luigi Politi ha un'idea che frulla nella testa da qualche anno. Vorrebbe andare da Pechino a Piacenza in bicicletta. Vorrebbe cioè girare l'Asia in bici e arrivato in Turchia (via Iran) vorrebbe varcare il Bosforo e pedalare fino all'Emilia. Un'idea da pazzi, si può pensare. Un'idea affascinante e praticabile, pensa lui. Praticabile grazie a uno sponsor e a un compagno di viaggio disposti a seguirlo nelle tappe, in un percorso di migliaia di chilometri.
Luigi ha 26 anni, una laurea triennale in Scienze internazionali e istituzioni europee conseguita a Milano e un'esperienza di studio-lavoro di un paio d'anni in Cina. È nato a Piacenza ma suo padre è originario di Busseto; altri parenti vivono a Parma. Lui vive a Milano, quando non è all'estero. Ama la bicicletta e - evidentemente - le imprese ardite.
Incontriamo Luigi Politi nella redazione di Gazzettadiparma.it. È in contatto con il nostro sito da quando, nel dicembre 2008, inviò notizie e foto su un attentato a Kunming, nello Yunnan, regione della Cina meridionale. Tornato da poco, Luigi appare come un giovane estroverso e creativo. La spedizione su due ruote - dice - sembrava a buon punto, ma è andata a monte a causa di una serie di traversie burocratiche: mesi di moduli, telefonate e richieste inevase. Ma l'intenzione di tradurre l'idea in pratica rimane. Il giovane assicura: «Ci riproverò di sicuro; forse l'anno prossimo, anche se tutto potrebbe slittare al 2012».

LA PASSIONE PER LA CINA. Ora che è tornato a casa, Luigi dice che potrà “ricaricare le batterie", a partire dalla buona tavola. «Ora mangerò tanto prosciutto!», dice scherzando... La Cina però a Luigi Politi piace. La passione è nata nel 2008, quando è andato a Pechino per uno stage di tre mesi in una rivista di arredamento. «Ho girato il Paese per interviste ad aziende italiane: parlavo inglese e italiano - spiega il giovane -. Fra ottobre 2008 e luglio 2009 sono tornato per studiare la lingua cinese a Pechino: l'Università è molto seria. La lingua cinese ha una grammatica estremamente semplice: ho trovato molto più difficile il tedesco... Poi ho conosciuto una ragazza dello Yunnan e mi sono trasferito lì, nella capitale Kunming. C'è una forte comunità italiana: almeno una trentina di persone che ci vivono stabilmente. Ci sono altri gruppi di stranieri, compresi studenti e qualche turista. Kunming non è inquinata come Pechino... Si trova a 2mila metri d'altitudine e ci si vive bene: la vita costa poco e c'è tranquillità, rispetto alle altre grandi città cinesi. Un proverbio locale recita: “Il cielo è alto, l'Impero è lontano”... Rende l'idea».
Per questi aspetti la Cina è stata una scoperta, anche se per altri Luigi ha constatato da vicino i difetti del Paese: la rigidità del regime, la vita dura di chi lo contesta, la contraddizione di avere un apparato statale comunista ma una società di fatto capitalista come negli altri Paesi (o forse più). 

DALLA CINA ALL'ITALIA IN BICICLETTA: UN PERCORSO A OSTACOLI. «Fra i mille progetti cui ho pensato quand'ero in Cina c'è quello delle bici...». Luigi sospira, guarda verso le vetrate su via Mantova. Pensa per un attimo, poi riprende il racconto: «Ho iniziato a mandare e-mail a produttori di bici elettriche cinesi, ma senza successo... Dopo un anno, navigando in internet mi è venuto in mente di riprovarci scrivendo in inglese... E mi ha risposto la Ezeebike, che ha sede a Shanghai e costruisce bici con pezzi di qualità, vendendo all'estero. Era luglio. Dopo 36 ore di treno ho incontrato l'imprenditore, Wai Won Ching, che ha accettato di sostenermi». Doveva partecipare un amico spagnolo di Luigi, che però ha rinunciato, cedendo il posto all'irlandese Robert.
Trovato lo sponsor, la parte più difficile è fatta, giusto? Niente affatto, il «bello» - si fa per dire - doveva ancora cominciare... Perché è entrata in campo la burocrazia. Le tappe della spedizione: Cina (da Pechino allo Xinjiang Uigur) - Kazakhistan - Kirghizistan - Uzbekistan - Turkmenistan - Iran - Turchia - Europa dell'Est - Italia. L'arrivo è fissato a Piacenza, magari passando per Parma.
«Abbiamo contattato ambasciate e consolati per ottenere i visti - continua Politi -. Robert mi ha raggiunto a Pechino. Abbiamo ottenuto il visto kazako e quello uzbeko, ma non quello l'Iran: sul passaporto del mio amico compariva un visto di Israele e non è garantito l'accesso alla frontiera. Un altro problema è il Turkmenistan: dopo 5 giorni di solo passaggio nel Paese, rischi l'arresto». Progetto sospeso.

Il racconto è affascinante per alcuni aspetti, disarmante per altri. Sorgono anche i dubbi, legittimi: se i visti fossero arrivati, con quali bagagli avrebbero viaggiato i ragazzi? Non hanno paura per la propria incolumità? Non è un'impresa “esagerata” in termini chilometrici? «No - ribatte il 26enne piacentino -. Un gruppo di Venezia è andato a Pechino in bici, hanno anche un sito... Se loro avevano qualcuno che li seguiva, io e Robert avremmo Ching, presente ad ogni tappa. Quanto allo zaino, probabilmente partiremmo con pochi vestiti, cambiandoli durante il tragitto. Il peso maggiore è la batteria di ricambio, d'altronde. Con le nostre bici elettriche si possono percorrere centinaia di chilometri al giorno. Quanto alla sicurezza... Non è la criminalità a spaventarmi ma la scarsa sicurezza stradale».
Certi dettagli della spedizione forse restano pianificare. Si nota anche la somiglianza con il recente viaggio dei veicoli senza conducente del VisLab. Impresa che però Luigi ammette di non conoscere.

"LO FARO' DI SICURO. QUANDO? DECIDEREMO L'ANNO PROSSIMO, DAVANTI A UNA BIRRA". Per non cedere del tutto alla sorte avversa, Luigi e W. W. Ching hanno fatto una sorta di «prova generale», solcando le strade della Cina da Pechino a Turpan, città dello Xinjiang Uigur. Le bici ora si trovano lì, in attesa di varcare la frontiera.
Dovranno aspettare almeno diversi mesi, però. Per il momento Luigi Politi resta in Italia: è pur sempre un laureato alla ricerca di un impiego. Collabora con un'agenzia di viaggi di Roma, ma ha in programma anche un colloquio a Milano. «Se avrò nuovi impegni di lavoro, non potrò prendermi due mesi e mezzo circa per questo viaggio - spiega -. Ho appuntamento con l'imprenditore di Ezeebike in Irlanda, all'inizio del 2011, per discutere su quando fare il viaggio. Ci incontreremo in un pub e decideremo. Davanti a una Guinness».

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  • dario

    22 Dicembre @ 20.58

    luigi il tuo progetto mi sconfinfera, ma ricorda... non dire gatto finchè non ce l'hai nel sacco!

    Rispondi

  • PAOLO

    22 Dicembre @ 09.40

    Se questo giretto lo dovesse fare per lavoro, sarebbe già dai sindacati a denunciare il datore di lavoro, mha ...........

    Rispondi

  • andrea

    21 Dicembre @ 22.12

    ma questo non ha proprio niente altro da fare

    Rispondi

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