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Termovalorizzatore, il Tar "boccia" il Wwf

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L'iter per la realizzazione del termovalorizzatore andrà avanti. Il Tar ha respinto, con  sentenza sul merito,  il ricorso presentato dal Wwf, l'associazione che chiedeva la sospensiva della delibera del 15 ottobre 2008, firmata dalla giunta provinciale, sulla valutazione d'impatto ambientale del progetto.
Già nel luglio del 2009 il Tar aveva respinto la richiesta di sospensiva. Gli ambientalisti contestavano alla Provincia  una «tardiva deliberazione della valutazione di impatto ambientale» e  una «lesione del principio del giusto procedimento, per essere stato il progetto (del Pai, il Polo ambientale integrato comprensivo di un inceneritore ndr)  presentato (…) nella sua versione definitiva solo cinque giorni prima dell’approvazione da parte della Conferenza di servizi, così impedendo un’effettiva partecipazione ai vari soggetti interessati». Altra doglianza era imperniata sulla presunta insufficienza delle misure preordinate al contenimento dell’inquinamento atmosferico, ad avviso della ricorrente destinato ad incrementarsi in modo significativo per effetto delle emissioni derivanti dal nuovo impianto, disattendendo  in tal modo disattese le prescrizioni del «piano provinciale di tutela e risanamento della qualità dell’aria». «Trattandosi, tuttavia, di questione legata non all’esistenza in sé degli strumenti di intervento previsti, ma all’adeguatezza degli stessi rispetto all’obiettivo della protezione della qualità dell’aria nella zona interessata dalla localizzazione dell’impianto da installare - si legge nella sentenza -  il Collegio è dell’avviso che, in assenza di macroscopiche incongruenze, il sindacato giurisdizionale invocato si risolverebbe in una inammissibile verifica del merito delle scelte operate da organi dotati di potere tecnico-discrezionale, tanto più che, per la molteplicità delle misure mitigatrici e delle opere di compensazione nella circostanza previste e per la varietà delle condizioni ambientali e delle esigenze territoriali da prendere in considerazione, non risulta neppure possibile avvalersi di accertamenti meramente tecnici». 
Quanto alla denunciata carenza del parere comunale in merito all’«autorizzazione integrata ambientale»  e in ordine alla compatibilità ambientale del progetto, «occorre considerare che in sede di Conferenza di servizi risulta espresso il parere favorevole del Comune di Parma». Quanto, ancora, all’addotto sovradimensionamento dell’impianto, il Tar ritiene che «in assenza di parametri certi (non mere previsioni) circa l’entità dei rifiuti da trattare e in difetto di macroscopiche incongruenze nelle scelte operate, la censura investa profili di merito dell’azione amministrativa, estranei come tali al sindacato esercitato dal giudice amministrativo in sede di giurisdizione generale di legittimità». In merito alla denunciata assenza di una specifica analisi dei rischi di contaminazione delle produzioni agrozootecniche in conseguenza delle emissioni inquinanti dell’impianto – anche in ragione della necessità di escludere la localizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti nelle zone interessate da produzioni agricole di particolare qualità e tipicità –  il Tar  osserva «come la ricorrente valuti inadeguato lo “studio” in proposito redatto dal C.R.P.A. di Reggio Emilia, che si sarebbe limitato a descrivere lo stato attuale delle aree circostanti e di talune matrici alimentari ivi esaminate, senza effettuare alcuna reale stima degli effetti inquinanti dell’impianto e senza quindi consentire un adeguato apprezzamento della compatibilità dell’impianto stesso con le produzioni agricole della zona. Sennonché, nel proporre una simile questione, la ricorrente richiede al giudice un inammissibile sindacato di tipo tecnico-valutativo su di uno studio che non risponderebbe alle esigenze che lo avevano giustificato, e soprattutto non tiene conto delle circostanza che le relative prescrizioni riguardano la fase pianificatoria anteriore, mentre – come è pacifico tra le parti – il “piano provinciale per la gestione dei rifiuti” non recava preclusioni alla localizzazione di che trattasi (con rinvio delle ulteriori verifiche alla fase attuativa), pur dovendo naturalmente la procedura di Via introdurre ogni misura utile alla salvaguardia del comparto agricolo».
 Quanto, poi, alla contestata   lesione del principio del «giusto procedimento» – per essersi provveduto alla rielaborazione del progetto in prossimità della determinazione conclusiva della Conferenza di servizi ed essersi in tal modo impedita un’effettiva partecipazione degli interessati secondo il modulo procedimentale disegnato dalla legge regionale del 1999 – il Tar osserva che «l’integrazione della documentazione e degli elaborati progettuali è ipotesi espressamente regolata dall’articolo 13 della legge regionale numero 9 del 1999, senza che sia tuttavia prevista una nuova fase di pubblicità degli atti e di presentazione di osservazioni da sottoporre al vaglio della competente autorità amministrativa».

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