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Quando i muri «parlano»: slogan di vernice in tutta la città

Quando i muri «parlano»: slogan di vernice in tutta la città
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Parole scritte per scomparire, cancellate con la vernice dai muri. Sono poche le scritte sopra pietre e cemento, in città, in questi giorni. Le superano di numero i graffiti che sembrano geroglifici, quelli con poche lettere disegnate con la bomboletta sugli edifici per marchiare il territorio. «Muri puliti popolo spento» dice una scritta che compare all’ingresso di vicolo Santa Maria, dalla biblioteca Civica. Le pareti attorno alla zona universitaria di via D’Azeglio sono le «pagine» privilegiate per chi vuole scrivere slogan di vernice: «Lega la Lega», «Per gli sbirri Terzigno è disco samba», «Basta cemento» (...)
 
Frasi scelte per colpire in pochi istanti, per restare nella memoria il più a lungo possibile, anche se cancellate, come la frase «Balbo t'è pasè l’Atlantic mo miga la Perma» sul Lungoparma. Oggi, tolta quella - che tante discussioni sta suscitando, come   testimoniano gli interventi dei lettori - all’altezza del ponte Verdi ne resiste una dal tenore diverso e indecifrabile «Parma antifa belongs to me», che in italiano suona pressappoco: la Parma antifascista appartiene a me. (...)

Sulla Gazzetta di Parma in edicola oggi trovi l'articolo completo con tutti i dettagli e gli approfondimenti:

1) "Oggi non c'è più fantasia. Ci siamo impoveriti" (Parla Roberto Spocci, direttore dell'Archivio storico comunale)
2) "Chi l'ha scritto? Autore cercasi (Appello all'autore della scritta W ADORNI che da oltre quarant'anni campeggia sul sovrappasso ferroviario di via Emilia Ovest)

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  • mario

    31 Dicembre @ 00.49

    a casa loro non possono... se no si prendono degli sberloni.. meglio imbrattare i muri degli altri in modo anonimo (anonimo per tutti tranne per gli amichetti a cui devono far vedere quanto sono fighi, anzi no.. STILOSI)... ... "ai miei tempi" significherebbe? l'anno scorso?

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  • Marco Valesi

    30 Dicembre @ 22.35

    I Muri vivi di Parma di Marco Valesi Con il progetto, dal titolo provvisorio “I muri vivi di Parma”, si pretende proporre uno studio, estetico-contenutistico, della relazione cittadino-citta’, usando come spazio interpretativo i muri di Parma. Partendo, infatti, dal presupposto che l’interagire (attraverso scritte, colori, immagini, stickers…) con gli spazi fisici della urbs è una storica e necessaria manifestazione sociale (le pitture rupestri di Lascaux risalgono ad un periodo tra il 13.000 ed il 15.000 avanti Cristo), il progetto contribuisce ad arricchire il confronto-scontro tra scenari, soggetti urbani, e queste nuove forme di espressione, facendo tesoro delle esperienze di successo già realizzate in altre realtà ed arricchendole con una componente partecipata particolarmente connaturata al territorio di Parma. Sono i parmigiani che vivono, osservando, la citta’, infatti, ad essere trasformati, direttamente o indirettamente, negli artefici della metamorfosi urbana: da spazio anonimo a luogo di condivisione, progettazione e dialogo. Se negli anni ‘80 gli spazi urbani si animarono “sotto i colpi” di Keith Haring e di Jean-Michel Basquiat, oggi artisti come Banksy, Blek le Rat, Blu, e soprattutto chiunque abbia l’esigenza o la necessita’, questa e’ la forza della street art-soprattutto attaverso la riproducibilita’ dello stencil- puo’ diventare il portavoce di idee e tendenze, le piu’ diverse possibili, nelle quali riconoscersi o no. Credo che i “muri vivi” di Parma (che tra l’altro diede i natali a Francesca Alinovi, tra le piu’ importanti critiche nel campo dei graffiti, murales e urban art in generale, che aveva saputo coglierne ante litteram il significato socio-politico), abbiano dato, e continuino sempre i piu’a dare, spazio e voce, cosa che non spesso viene concessa, ad idee. Che la stessa sia di disagio, di protesta, di rifiuto, e’ importante ma non centrale nell’analisi della stessa. Liquidare il tutto con l’idea di vandalismo e’ certamente limitante, e’ utile invece leggere le immagini come esempio di espressione artistico-comunicativa, ormai riconosciuta ed accettata pure dai piu’ grandi musei e dalle piu’ importante gallerie del mondo, portatrice di un messaggio. Per evitare che la città escluda certe voci dal proprio sistema di vita, e’ necessario saper “ascoltare” questi nuovi messaggi, in continua tensione fra libertà e repressione. “I Muri vivi di Parma” seguendo questa logica si propone di creare un dialogo, diverso, fra cittadini e città utilizzando un mezzo e un linguaggio diversi da quelli usati fin ora: una riflessione sulla storia della città capace di leggere che, di fronte alla alienazione delle citta’, colorati ed intensi interventi narrativi potrebbero trasformare l'esistenza di tutti educando i cittadini ad una nuova estetica. Le foto che il progetto presentera’ sono solo una parte dei “muri vivi” di Parma ed esprimono concetti diversi, tutti accomunati pero’ dall’esigenza di arrivare direttamente, senza filtri, alla gente per provocarne una reazione. E come se parlassimo di una storia da vedere, di spazi urbani della mente. I muri si animano di una creativita’ imprevedibile e imprevista e la pittura assume una dimensione sociale, coinvolgendo una comunita’. “I muri vivi di Parma” come rivoluzione estetica del quotidiano, come radicale trasformazione della nostra citta’.

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  • valerio

    30 Dicembre @ 16.50

    Più che notizie inutili, queste sono notizie che "mitizzano" e portano all'emulazione di simili gesti.Mi spiace dirlo ma i media facendo questi articoli fanno un brutto servizio alla società. Così si passa il messaggio (forse inconscio ma poco responsabile) che tutto sommato scrivere e sporcare muri e superfici privati o della collettività sia un "lecito esprimersi". Certo, si fa un grosso favore agl'imbianchini che devono ritinteggiare...ma i danni chi li paga? E non mi si venga a dire che i muri non scritti sono indice di scarsa fantasìa perchè in questo caso "fantasìa" fa rima con "idiozìa"!

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  • fef

    30 Dicembre @ 16.34

    la scrittura sui muri è la più antica forma d'arte attribuita all'uomo, io dico che indicessero dei concorsi nelle scuole (come fece l'itis ai miei tempi) per decorare i muri di quegli orrendi muri bianchi dei sottopasso della tangenziale sarebbe un grosso segnale di civiltà, innovazione culturale ed educazione. ad amsterdam hanno fatto una cosa simile per le migliaia di parabole sui balconi delle case popolari....risultato un colpo d'occhio davvero bello......ma siamo in italia, meglio fargli pulire i muri con la lingua.........

    Rispondi

  • luca

    30 Dicembre @ 12.59

    Il problema e' che i muri di casa loro sono gia' pieni !!! Sin che noi genitori permettiamo ai figli di scrivere sui muri casalinghi per gioco...cosa pensate che possa succedere quando saranno grandi !!!??? E' solo una questione di educazione...Chi scrive sui muri non ha nesuuno rispetto per qualsiasi cosa !!! Dimenticavo...mi figlia non ha mai scritto sui muri di casa !!!

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