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Sempre più donne a «scuola» di autodifesa

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di Daria Beverini

L’importante è imparare a riconoscere le situazioni a rischio e ad evitarle. Un parcheggio sotterraneo, una strada poco frequentata, magari la sera tardi, quando si rientra a casa: sono situazioni frequenti ma che, in qualche caso, in particolare per una donna, possono rivelarsi pericolose.

«Situazioni da evitare»
«L'importante è saper riconoscere le situazioni da evitare - conferma Gabriele Cabrini, istruttore del metodo Difesa donna, antiaggressione femminile -. Per questo i corsi partono sempre da un lavoro teorico-verbale. Non si può pensare di poter trasformare una donna in un soldato».

Sempre più donne ai corsi
Forse per colpa dei recenti fatti di cronaca, forse semplicemente per paura di incappare, prima o poi, in situazioni a rischio, sono diverse le donne che, negli ultimi anni, hanno scelto di iscriversi a corsi di difesa personale. Un numero decisamente più alto rispetto a quello di qualche anno fa: «Il numero delle iscritte ai corsi è notevolmente aumentato negli ultimi anni - continua Gabriele Cabrini -. Si tratta di una preparazione prima di tutto verbale. L’uso della forza viene sempre dopo una serie di avvertimenti e accorgimenti. Quando, ad esempio, si viene avvicinate da uno sconosciuto in un luogo isolato, come un parcheggio sotterraneo, raccomando sempre di mantenere quella che io definisco “distanza vitale”, cioè la lunghezza delle due braccia della donna. Se questa soglia viene superata, allora ha senso ricorrere alle tecniche di difesa fisica».

L'aspetto psicologico
E' l’aspetto psicologico a farla da padrone in questo genere di corsi. La tecnica viene solo dopo: «La prima cosa è la prevenzione, ovvero l’evitare di mettersi nelle condizioni di un’eventuale aggressione - aggiunge Andrea Bisaschi, presidente dell’associazione Bisaschi Self Defence, le cui iscrizioni femminili sono addirittura raddoppiate rispetto a tre anni fa -. Un atteggiamento impaurito fa di una donna una preda facile. Se ci si sente osservate da uno sconosciuto, ad esempio, è meglio spostare lo sguardo da un’altra parte, con sicurezza ma non con aria di sfida. Oppure rispondere a un’eventuale domanda con tono sicuro, deciso, senza tremore nella voce. Se la percezione è quella di essere seguite, è meglio chiedere aiuto a una persona singola: se lo si chiede in modo generico, il rischio è che chi recepisce la richiesta pensi che sarà qualcun'altro a prestare soccorso. In caso di aggressione, inoltre, la scelta peggiore è l’immobilismo: qualsiasi tipo di reazione va bene, l’importante è farlo nel più breve tempo possibile, creando nell’aggressore uno shock psicologico».

Conta l'atteggiamento
Azioni considerate banali come scendere dalla macchina con le chiavi di casa già in mano possono in realtà trasformarsi in un buon modo per tutelarsi e difendersi da eventuali situazioni di pericolo.  «E' l’atteggiamento di difesa che deve essere appreso, prima della tecnica - conclude Dario D’Amico, presidente dell’associazione sportiva parmigiana Real Defence System -. Tutti hanno il diritto e il dovere di difendersi. E’ vero, il numero delle iscritte è aumentato, ma è ancora troppo basso».

.Fecci: «Ma Parma non è una città pericolosa»
«In altri centri della regione livelli di criminalità più alti»
Le iscrizioni da parte di donne ai corsi di autodifesa sono in crescita, soprattutto negli ultimi anni. Eppure, questo non significa che la nostra sia diventata una città pericolosa: «Parma è una città abbastanza sicura- commenta l’assessore comunale alla Sicurezza Fabio Fecci-. Certo non si può più considerare un’isola felice, ma ci sono realtà nella nostra regione dove i tassi di criminalità hanno raggiunto picchi nemmeno paragonabili ai nostri. Inoltre, a Parma i cittadini sono molto sensibili a questi temi, perché ben abituati nel corso degli anni. Anche per questo credo che la percezione di insicurezza avvertita sia superiore al tasso di criminalità reale e questo potrebbe aver influito sull'aumento di iscrizioni a corsi di autodifesa da parte di donne negli ultimi anni». «Come assessorato alla Sicurezza - prosegue Fecci - abbiamo messo in campo alcune iniziative contro la violenza sulle donne, come la creazione di un nucleo antiviolenza per donne e minori all’interno della polizia municipale, che dal 2008 ha già seguito e risolto oltre una ottantina di casi, e la realizzazione di un dispositivo personale di sicurezza, che rilanceremo nel 2011 e che permette, attraverso la pressione di un pulsante, di inviare in caso di aggressione un allarme alla centrale operativa e di essere localizzati su una mappa, facilitando l’intervento della pattuglia». 


 

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