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Oggi a Reggio la Festa del Tricolore - Il presidente Napolitano atterrato al Verdi

Oggi a Reggio la Festa del Tricolore - Il presidente Napolitano atterrato al Verdi
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è atterrato ieri sera alle 18,50 all'aeroporto Verdi. Ad accoglierlo, il prefetto Luigi Viana, il comandante dei carabinieri Paolo Cerruti e i vertici della Questura.
Il presidente è subito partito alla volta di Reggio Emilia, dove oggi si tengono le celebrazioni ufficiali per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia e si festeggerà il 214esimo anno del Tricolore.

Il primo impegno è alla cerimonia dell’alzabandiera in Piazza  Prampolini, poi il presidente visiterà la Sala del Tricolore e,  nella Sala civica del Palazzo municipale, assisterà alla consegna  della copia del primo Tricolore ai sindaci di Torino, Firenze e  Roma, mentre ad alcuni studenti delle scuole reggiane è destinata  la copia della Costituzione in rappresentanza di tutti gli  studenti. Il capo dello Stato inaugurerà quindi la mostra "La  bandiera proibita. Il tricolore prima dell’Unità" allestita a  Palazzo Casotti, e visiterà il museo a cielo aperto "Le strade  della bandiera. Reggio Emilia città del Tricolore".  Per la celebrazione ufficiale, al Teatro municipale "Valli", sono  previsti i saluti del sindaco, dei presidenti della Provincia e  della Regione, la prolusione del professore Alberto Melloni e  l'intervento del capo dello Stato; a seguire, un concerto  dell’Orchestra Sinfonica nazionale della Rai diretto da Michele  Mariotti. 

Nel pomeriggio è in programma la visita al Museo Cervi di  Gattatico, sede dell’Istituto Cervi e dell’Archivio Emilio Sereni.  In serata l’arrivo a Forlì, dove il presidente Napolitano  incontrerà in Comune gli amministratori locali.  Sabato 8 gennaio, dopo una deposizione di una corona presso il  monumento a Aurelio Saffi, il capo dello Stato interverrà al  Teatro "Diego Fabbri" ad un incontro con le istituzioni e la  cittadinanza caratterizzato dalla presentazione, da parte del  sindaco Roberto Balzani, del racconto per voci, suoni e immagini  "Come fu che la Romagna divenne italiana. Un territorio e il suo  debito con il Risorgimento".  Nel pomeriggio, a Ravenna, è prevista la partecipazione di  Napolitano, nella sala Preconsiliare del Comune, alla  commemorazione delle figure di Benigno Zaccagnini e Arrigo  Boldrini da parte di Sergio Zavoli. Quindi il presidente  parteciperà al Teatro "Alighieri" al convegno "Ravenna e l’Unità  d’Italia: 150 anni di una passione popolare" con gli interventi  del sindaco, dei presidenti della Provincia e della Regione e la  prolusione del professore Sauro Matterelli.  La visita del capo dello Stato si concluderà alla sede della  Cooperativa Muratori e Cementisti per il 110^ anniversario di  fondazione della Cooperativa. 

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  • Paolo Reggiani

    07 Gennaio @ 14.39

    Ecco che si è persa un’altra occasione di commentare con realismo gli avvenimenti. La Gazzetta ha sottolineato il passaggio del Presidente Napolitano per la città: poteva atterrare a Bologna che dista da Reggio una cinquantina di chilometri. L’aver scelto Parma significa che è stata data importanza ad un aeroporto che alcuni si chiedono perché ci sia (vi è una sorta di polemica sugli aeroporti minori). Anche questo piccolo dettaglio non va bene per i lettori? L’unico commento apparso (finora) direbbe di sì. Il “me ne frego” ha una rilevanza storica ben nota e che al suo epilogo è costata all’Italia le immani distruzioni di una guerra. Forse un po’ di conoscenza della storia non farebbe male prima di cercare, anche se nel piccolo, di ripeterne gli errori. È stata quella mentalità a portarci all’abisso da cui siamo risaliti grazie a tanta gente a cui quelle parole erano estranee sentendosi una squadra comune a livello nazionale in cui tutti hanno collaborato, altroché fregarsene ed irridere ad una citazione del giornale giusta e doverosa rispetto all’autorità massima del nostro Stato. Il nostro Tricolore, mistificato e beceramente offeso da un ben noto politico e la sua cricca mentre si riempiono le tasche dei soldi della “Roma ladrona” (stanno quindi reggendo il sacco secondo il loro dire) sarebbe bene amarlo nella sua funzione di simbolo della nostra nazione, conoscerlo, rispettarlo ed usarlo spontaneamente e non perché qualche legge impone di esporlo e lasciarlo sporco e stracciato come se ne vedono troppi. È stato ideato a Reggio Emilia: questa è realtà storica ed è giusto che lì venga ricordato e tutti dovremmo celebrare il giorno in cui è avvenuto e non come parmigiani, modenesi, salernitani ma italiani. Tutti ci invitano ad imitare gli altri paesi, bene allora si guardi al rispetto che c’è altrove per il proprio simbolo, la bandiera, quanto è amato, quanto appartiene a ciascun abitante della nazione, come ogni occasione è valida per esporlo ed identificarvisi. Da noi in pochi conoscono davvero la propria bandiera, la sua storia, che cosa ha rappresentato e può rappresentare per tutti. Già noi siamo “superiori”, si liquida tutto con un “e chi se ne frega” e stoltamente ridiamo quando qualcuno (il politico di prima) dice di “buttarla nel c...” e senza i miei puntini di sospensione alla volgarità della parola. Insieme alla bandiera non si è reso conto di aver buttato anche lui e tutti noi nel c... O forse se ne è reso conto conoscendoci.

    Rispondi

  • Paolo Reggiani

    07 Gennaio @ 10.13

    Ecco che si è persa un’altra occasione di commentare con realismo gli avvenimenti. La Gazzetta ha sottolineato il passaggio del Presidente Napolitano per la città: poteva atterrare a Bologna che dista da Reggio una cinquantina di chilometri. L’aver scelto Parma significa che è stata data importanza ad un aeroporto che alcuni si chiedono perché ci sia (vi è una sorta di polemica sugli aeroporti minori). Anche questo piccolo dettaglio non va bene per i lettori? L’unico commento apparso (finora) direbbe di sì. Il “me ne frego” ha una rilevanza storica ben nota e che al suo epilogo è costata all’Italia le immani distruzioni di una guerra. Forse un po’ di conoscenza della storia non farebbe male prima di cercare, anche se nel piccolo, di ripeterne gli errori. È stata quella mentalità a portarci all’abisso da cui siamo risaliti grazie a tanta gente a cui quelle parole erano estranee sentendosi una squadra comune a livello nazionale in cui tutti hanno collaborato, altroché fregarsene ed irridere ad una citazione del giornale giusta e doverosa rispetto all’autorità massima del nostro Stato. Il nostro Tricolore, mistificato e beceramente offeso da un ben noto politico e la sua cricca mentre si riempiono le tasche dei soldi della “Roma ladrona” (stanno quindi reggendo il sacco secondo il loro dire) sarebbe bene amarlo nella sua funzione di simbolo della nostra nazione, conoscerlo, rispettarlo ed usarlo spontaneamente e non perché qualche legge impone di esporlo e lasciarlo sporco e stracciato come se ne vedono troppi. È stato ideato a Reggio Emilia: questa è realtà storica ed è giusto che lì venga ricordato e tutti dovremmo celebrare il giorno in cui è avvenuto e non come parmigiani, modenesi, salernitani ma italiani. Tutti ci invitano ad imitare gli altri paesi, bene allora si guardi al rispetto che c’è altrove per il proprio simbolo, la bandiera, quanto è amato, quanto appartiene a ciascun abitante della nazione, come ogni occasione è valida per esporlo ed identificarvisi. Da noi in pochi conoscono davvero la propria bandiera, la sua storia, che cosa ha rappresentato e può rappresentare per tutti. Già noi siamo “superiori”, si liquida tutto con un “e chi se ne frega” e stoltamente ridiamo quando qualcuno (il politico di prima) dice di “buttarla nel c...” e senza i miei puntini di sospensione alla volgarità della parola. Insieme alla bandiera non si è reso conto di aver buttato anche lui e tutti noi nel c... O forse se ne è reso conto conoscendoci.

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  • stefano

    07 Gennaio @ 09.09

    Io sono contrario quando i lettori scrivono "chi se ne frega!", però qui non si può dire altro. E' una notizia da mettere così in risalto se Napolitano è passato per iil nostro aereoporto? Credo di no perchè le celebrazioni sono poi reggio emilia (lega pro). Scriviamo allora che Berlusconi è passato per l'autogrill di cortile San Martino, che Veltroni è andato a mangiare da Pepen e che Fini è andato con sua moglie al Cinecity E comunque ci tengo a dire che di queste celebrazioni non mi importano niente in quanto mi sento cittadino del Ducato di Parma Piacenza e Guastalla. W il Ducato, w Maria Luigia.

    Rispondi

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