sicurezza idrica

Ecco come funziona la "diga" sulla Parma

A "lezione" dai tecnici dell'Aipo

«Cancelli aperti» alla cassa
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A vederla ora, con una Parma quasi prosciugata e un letto del torrente nascosto a monte e a valle da una rigogliosa vegetazione, la diga della cassa di espansione non rende certo l'idea della sua importanza per la salvaguardia della città dalle piene. Ma ha comunque suscitato l'interesse e la curiosità di un centinaio di parmigiani che hanno approfittato dell'operazione «cancelli aperti» voluta dall'Aipo (l'ex Magistrato per il Po diventato Agenzia interregionale) per venire a conoscere questa imponente infrastruttura pensata negli anni Ottanta, iniziata a costruire a metà degli anni Novanta e poi inaugurata ufficialmente nel 2005, dopo l'accelerazione al suo completamento provocata dalla «grande piena» del Po e dei suoi affluenti del novembre del 2000.

Le paratoie e l'invaso
A guidare i visitatori nella conoscenza di questa complessa realtà idraulica che da qualche anno è anche sotto il controllo del «servizio dighe» nazionale per quanto riguarda il suo stato di mantenimento e di funzionamento. Molte le curiosità «svelate» durante una mattinata che aveva ben poco a che spartire con l'iconografia del classico panorama ottobrino: sole, caldo e terreni ancora secchi con un piccolo rigagnolo d'acqua. Ad esempio, la capienza dell'invaso, che nell'ancora breve storia della cassa di espansione è stato riempito appieno una sola volta: il 13 ottobre del 2014, appunto. E, come hanno spiegato i tecnici dell'Aipo, «va detto e sottolineato che quel giorno, se la cassa di espansione non ci fosse stata, a finire sott'acqua sarebbbe stata tutta la città e non solo i quartieri Montanara e Molinetto, perché la piena della Parma da sola avrebbe saturato la capienza dell'alveo, ma in più c'è stata in contemporanea quella del Baganza».

Le paratoie e la diga
Molto spettacolare è la passeggiata sopra alla diga, un colosso di cemento alto circa 15 metri che al suo interno «ha anche tunnel nei quali si entra per controllare periodicamente lo stato di funzionamento delle paratoie e per capire anche lo stato della struttura». Dall'alto della diga si vedevano ieri anche i lavori di taglio delle piante all'interno dell'immenso invaso che si trova a monte della diga di contenimento. Le paratoie, che nell'ultimo anno sono rimaste in pratica «disoccupate» («l'ultima piena che ne ha richiesto un utilizzo - ricordano i tecnici Aipo - c'è stata a novembre 2016. Da allora non c'è più stata la necessità di metterle in funzione». Ma ai visitatori è stato ricordato che comunque le paratoie vengono periodicamente mosse per evitare inopportuni blocchi nel momento delle emergenze. E ad esempio si è saputo che il controllo è gestito con i computer da una postazione all'interno del capanno che si trova a fianco dell'accesso, e che alla base delle scelte del flusso d'acqua che si fa «passare» (fino a un massimo di 700 metri cubi al secondo, ma con una riduzione anche a 80) ci sono calcoli matematici, abbinati però all'esperienza degli incaricati.

Una struttura «modello»
La cassa della Parma è un «modello» a livello italiano e anche europeo per la gestione dell''emergenza-piene. E il prossimo arrivo della «gemella diversa» progettata per il Baganza «renderà ancora più efficiente anche questa sulla Parma». Che, per inciso, la «patente» di utilità se l'è già guadagnata sul campo e che ieri è stata «promossa» da chi ne ha approfittato per conoscere meglio questo «gigante idraulico».


  Le caratteristiche  

Contiene 11 milioni di metri cubi di acqua

La cassa di espansione sul torrente Parma è stata inaugurata nel 2005 e da allora controlla il sistema delle piene per diminuire il flusso dell'acqua che arriva nel tratto a valle della diga tramite un sistema di paratoie movibili. L'invaso che si triva a monte della diga e che è circondato da un sistema di argini alti fino a 14 metri rispetto al piano-campagna che si trova ai suoi lati può contenere fino a 11 milioni di metri cubi d'acqua, livello finora raggiunto solo a ottobre del 2014 in occasione dell'esondazione del Baganza in città. Quel riempimento evitò la tracimazione anche della Parma nel tratto cittadino a valle della confluenza con il Baganza e salvò anche Colorno da un'alluvione pressoché certa. La struttura della diga con paratie mobili è stata scelta anche per la futura «cassa» sul Baganza, che avrà un costo di 55 milioni di euro, sarà realizzata nella zona di Casale di Felino e dovrebbe essere ultimata entro il 2022.

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