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Il vescovo "chiama" i parmigiani a mettersi al servizio degli altri

Il vescovo "chiama" i parmigiani a mettersi al servizio degli altri
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Nel giorno del patrono, il vescovo richiama i parmigiani a lavorare per gli altri in modo disinteressato. Nell'omelia della messa di Sant'Ilario, Enrico Solmi critica anche l'aborto - le cui classifiche vedrebbero Parma ai vertici in regione - ed esorta imprenditori e artigiani a non lasciare nulla di intentato pur di continuare a dare lavoro.
Ecco il testo dell'omelia: 

Parma non è solo una bella città, un punto da cercare su un atlante o una voce in una guida turistica, non è neanche soltanto un marchio di eccellenza, ma è il meraviglioso e complesso intreccio di un mondo di persone e di cose, di storia e di attualità, di scelte e di futuro. Parma è la gente che l’ha vissuta e che oggi la abita e che qui cerca il futuro suo e della propria famiglia. E’ la gente che fa Parma, città aperta ai giovani, a chi viene da lontano, al nuovo.
La città non è un contesto esterno, ma l’ambiente vitale che noi creiamo, volto alla crescita di ognuno. E’ la trama di un tessuto antico e nuovo, originato dall’infinità di fili che sono le persone e le storie di donne e di uomini che hanno da tempo composto un ordito, che oggi si deve rinnovare, perchè ogni essere umano e ogni famiglia riesca a sviluppare le proprie potenzialità e, nel realizzare se stessi,  irrobustire e impreziosire questa trama.
La città è anche il telaio comune sul quale fare risaltare la persona umana che è, nello stesso tempo, il disegno finale e il criterio di giudizio per valutare l’opera.
La persona è corpo e anima insieme, esigenza di spirito e richiamo alla terra, è sempre fine e mai mezzo, è intrinseca relazione con l’altro e aperta al Tu che la trascende, che, secondo la fede di chi crede in Cristo Signore, l’ha creata e redenta.
La persona ha il volto della gente che vive Parma.
Sono i bambini che attendono di nascere. Sono sempre meno e a forte rischio di non vedere la luce. Uno su quattro non ce la fa, viene abortito e ci mette in vetta alla tragica classifica della nostra regione. Non possiamo dimenticare questi piccoli, insieme alle loro mamme, a volte meno colpevoli di chi, individuo o struttura, induce a questo atto o non pone in essere tutte le concrete possibilità, perché quel bambino concepito venga al mondo. Accompagniamo le coppie perché possano scegliere, con generosa responsabilità, di trasmettere la vita, sviluppando una premurosa e tenace ragnatela di rapporti, di sostegni e di condizioni favorevoli, perché nessuno più a Parma ricorra all’aborto.   

Sono i giovani che aspettano una prospettiva non precaria di impegno, un futuro nel quale poter mettere a frutto le loro abilità e quanto hanno studiato per ricoprire il ruolo che a loro spetta, grazie al felice concorso dei propri meriti e di una società che fa volentieri loro posto, offrendo con il lavoro, la sicurezza economica, la casa e la possibilità di fare famiglia e di aprirsi alla vita, bene essenziale e condizione di qualsiasi altro bene. La mano leale della società deve incontrarsi  con la forte stretta della responsabilità dei giovani e la volontà di guardare in alto, liberandosi da orizzonti stretti  e traguardi avvilenti. Nessuno può scaricare sugli altri la responsabilità che è propria, ma con coraggio diventare fautore di un futuro che ci sarà soltanto con il contributo insostituibile di ognuno.

Sono gli anziani che aumentano sempre più in numero assoluto e in proporzione, per il gioco concomitante di una vita che - ringraziando Dio - si allunga e di culle sempre più vuote. Spesso vivono da soli o in situazioni di non completa sufficienza, con la necessità di un progressivo aiuto. Sentono il bisogno e la nostalgia di una famiglia, la loro, o di un grembo domestico anche nelle strutture pubbliche, animate e servite da persone motivate a interpretare l’assistenza come missione e sostenute da tempi e ritmi di lavoro che la consentono e la facilitano.  

Sono imprenditori e artigiani che non trascurano nulla per continuare a dare lavoro; sono i lavoratori che creano rapporti solidali perché tutti lo possano mantenere, sono anche quelli che   rischiano di perdere l’occupazione e lottano per conservarla o che vivono nella precarietà di un futuro incerto o che, purtroppo, non l’hanno più.
Sono le famiglie e le persone che non ce la fanno. La crisi economica causata, anche, dall’ingiustizia che è negazione egoistica del valore dell’altro, ancora morde e mette alle corde intere famiglie che arrancano o non riescono ad arrivare a fine mese. Viene meno, allora, quanto serve per una vita dignitosa e si precludono opportunità vere di crescita, in particolare, per i figli. Sono le famiglie che si rompono e imboccano, così, la strada della precarietà economica che si somma alla povertà delle relazioni più intime, creando situazioni di dolore acute, che rischiano di evolvere in gesti disperati. 
Sono i poveri che abbiamo tra noi, di vecchia o nuova appartenenza alla nostra città, o anche quelli che passano per Parma. Cercano aiuto, anche solo per sopravvivere, un letto, un cambio d’abiti, una doccia calda, biancheria pulita…

Mettersi al servizio
La festa di sant’Ilario chiama a lasciare le sponde di noi stessi, per mettere davanti a noi Parma. Un Patrono entra nella tradizione della città, perché ne ha cercato il bene, si è staccato da sé per essere al servizio degli altri.
Parma esige, allora, un grande disinteresse! Pretende di non essere mai usata per un tornaconto o per un fine particolare, ma chiede persone che accettano di calarsi nella sua terra, nel suo humus, come il seme che accetta di scomparire per germinare e maturare frutti per tutti. E’ il silenzio e la pazienza della neve che fa crescere il grano, ben diverso dallo scoscio violento del temporale, che fa rumore e poi scivola via.  Lasciarsi scendere nelle zolle della nostra storia e sciogliersi nel servizio è il primo carattere di chi cura la crescita degli altri.
Parma ha bisogno di persone dal profilo umile e alto che si espongono per servire. Di uomini  e donne che incarnano l’apparente paradosso tra l’identità di chi serve e il tirarsi indietro per lasciare spazio all’altro perché maturi e trovi il suo posto; tra l’indicare la strada secondo la mappa inscritta nella coscienza dell’uomo e la libertà di una  ricezione anche sofferta, ma creativa, che si indirizzi al bene; tra la proposta chiara di un itinerario definito e la pluralità delle scelte e del vivere nel quale necessariamente si declina la società parmigiana di oggi.
Servizio multiforme. Parte dalle case: i genitori generano ed educano con atti e atteggiamenti intrinseci l’uno all’altro. La responsabilità di trasmettere la vita, infatti, richiede l’impegno ad educare che, di nuovo, genera la “vita buona”, alla quale la persona umana tende per la dignità di cui è insignita.
Servizio che si allarga a tutti i cittadini per divenire custodi di ogni persona che sta loro a fianco o che incontrano anche per caso, perché la coscienza umana sollecita a prendersi a cuore la vita di ognuno.
Servizio che  si determina in modo proprio nelle responsabilità di chi coopera alla   crescita di un’altra persona come gli insegnanti, i leaders di gruppi e movimenti, gli allenatori sportivi… fino a coloro che possono influenzare, con il proprio ruolo, la crescita delle nuove generazioni.
Servizio offerto anche dagli amministratori pubblici e dai politici. Uomini  e donne chiamate a rendere conto alla storia della nostra città per  coniugare insieme l’appartenenza a una corrente politica con il bene di tutti; la necessaria competizione con il rispetto della persona dell’avversario; lo stile di vita personale con l’alto mandato di cui sono insigniti, rendendo non solo percorribile, ma anche attraente il ministero della politica.

Trama invisibile
Non sono le idee chiuse o i compromessi  che possono dare speranza e alzare lo sguardo  oltre la situazione difficile che anche Parma oggi vive, come del resto, tutto il nostro Paese. Si sente forte il bisogno di uscire dalla crisi, non solo con provvedimenti sull’immediato, ma anche con un forte appello ad  idealità alte, incarnate in persone sincere, oneste delle quali potersi fidare. Abbiamo bisogno che ognuno tiri fuori dal suo bagaglio la parte ideale che lo anima o che si interroghi seriamente se più non la trova. Non importa se si accentuano valori anche diversi tra loro, importa che ci siano ancora, che si rinnovino e che siano offerti con la mano aperta e tesa di chi non ha nulla da nascondere o da trattenere.
Lo chiede la gente che tesse ogni giorno la trama, lodevolmente invisibile, di laboriosità,  di prossimità e di solidarietà. Dove va a Parma chi è nel bisogno e chi ha bisogno? Non mancano efficaci iniziative e strutture, ma credo che, prima di tutto, possa ancora andare dalle persone e dalle famiglie vicine.  La gente di Parma è ancora in grado di superare l’onda dell’individualismo che premia solo chi è forte, del liberalismo sfrenato che fa saltare tutele, garanzie e sostegni e della secessione da un’unità che, prima di tutto, è su valori e scelte condivise. Parma può risalire la china di questa tendenza con il cuore aperto e le mani generose della gente che sa ancora voltarsi indietro a riconoscere chi è nel bisogno e, insieme, tentare di guardare avanti.
Parma vuole essere solidale e unita rifiutando la forbice tra la città che appare e la città reale. Non ha paura a presentare con il diritto di cose belle, di progetti e di realizzazioni, anche il rovescio di errori e di mete non raggiunte. Guarda in faccia, con serena responsabilità, ad una realtà che, come è di ogni cosa, ha margini di miglioramento.
Le istituzioni civili, culturali, politiche e associative sentono certamente questo appello e sono in grado di mettersi al servizio di una città che vuole essere solidale al suo interno e aperta al mondo. Una sfida in particolare per i giovani. Questo può e deve essere il mandato per una generazione di donne e uomini nuovi che accettano nella cultura, nella politica, nell’impegno sociale di mettersi al servizio di Parma, perchè ogni persona e ogni famiglia possa scegliere, accogliere e sostenere il “ben – vivere” della nostra città, rinvigorendo lo spirito di una democrazia autentica.

Il servizio della Chiesa
La chiesa è la comunità della gente di Parma che ha professato e professa la fede in Cristo Signore. Nulla le è estraneo  e vuole essere trama vitale di questo tessuto e spendersi per tessere i fili della comunione e della solidarietà. Così è il suo essere, così è il suo mandato che le rinnova Colui che ci ha chiamati amici e che è venuto per servire e non per essere servito. La Beata Anna Maria Adorni, con l’impegno nelle carceri e la promozione della donna, il Beato Guido Maria Conforti, con l’apertura alla famiglia che è il mondo, testimoniano una Chiesa che ancora vuole essere - come il crocefisso - seme che si lascia seppellire nella nostra terra per portare frutti.    

(foto d'archivio)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Maria Chiara

    14 Gennaio @ 08.31

    Questo è un grande Vescovo, peccato che i pregiudizi sulla Chiesa inpediscano a tanti di ascoltarlo col cuore invece che con le orecchie!

    Rispondi

  • luca

    13 Gennaio @ 22.21

    da che pulpito viene la predica..... mi entra da una parte e mi esce dall'altra..... con il sottoscritto,è come parlare con un muro....

    Rispondi

  • massimo

    13 Gennaio @ 21.10

    E se la chiesa pagasse l'ici...tanto per iniziare...i soldi dell'ici..andrebbero nelle casse dello stato e successivamente verrebbero spesi per creare servizi ed incentivare l'economia. Non mi vengano con la storia delle mense....e delle opere di carità ...con i soldi delle offerte, le 6 per mille ....ci mangerebbero tutti gli italiani

    Rispondi

  • Giorgio Ossimprandi

    13 Gennaio @ 19.54

    Belle parole,ma purtroppo pochi esempi !

    Rispondi

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