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Rappresentante degli studenti propone: "Architettura in Oltretorrente"

Rappresentante degli studenti propone: "Architettura in Oltretorrente"
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A 11 anni dalla sua nascita, la Facoltà di Architettura non ha una sede adeguata e i suoi studenti sono «senza fissa dimora»: sono costretti a seguire le lezioni in diversi luoghi. Un problema da risolvere in fretta. Lo dice Antonio Giulio Loforese, rappresentante degli studenti di Architettura, che ci ha inviato una lettera per sollevare il problema a nome dei ragazzi iscritti alla Facoltà. Loforese chiede se ci sia la volontà, da parte degli organi che governano l'Ateneo, di trovare una soluzione. Loforese avanza anche una proposta: la Facoltà di Architettura potrebbe essere ospitata nell'Ospedale Vecchio, in base a un'idea di "Oltretorrente come Campus universitario" che, secondo il rappresentante studentesco, porterebbe vantaggi agli iscritti, data la vicinanza con altre Facoltà.

Ecco il testo della lettera-comunicato:

La Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Parma, ha ormai compiuto 11 anni e di certo per il suo anniversario non le è stata regalata una “sede” nell’importante scenario architettonico che un tempo fu del Petitot ma le dovrebbe essere attribuito un record nazionale per il tempo trascorso senza “fissa dimora”.
“Aule rosse, Istituto Rondani, Facoltà di Farmacia, Cascina Ambolana, Centro Santa Elisabetta, Facoltà di Ingegneria didattica e scientifica, Plesso di S.Francesco ed aule al Parco” questa è la risposta che gli studenti di Architettura pronunciano, con non poca rassegnazione e sconforto, alla domanda: “dove fate lezione?”.
Ormai quello della nostra Facoltà, si può affermare con certezza, è l’unico caso, in Italia e all’estero,  in cui ad una Facoltà di Architettura non corrisponda una sede che sia “fiera espressione” del proprio linguaggio architettonico culturale alla luce di quelle che sono le importanti preesistenze e testimonianze storiche del contesto circostante. Risulta quasi demoralizzante pensare, soprattutto per uno studente o per un docente, alle sedi di Facoltà Italiane come ad esempio Ferrara, Milano, Genova, Napoli o Torino, dove gli studenti vivono felicemente la propria dimensione universitaria rapportandosi con lo straordinario “Palazzo del Valentino”.  Ciò influisce ovviamente su di una serie di fattori che diventano caratterizzanti ed influiscono persino sul rendimento e sul risultato didattico finale, tanto da considerarsi, per quanto riportato dalle classifiche ufficiali, ai primi posti per qualità e rapporto di domanda ed offerta.
Il problema è ormai sintomatico di un disinteresse diffuso, tanto da non comprendere come sia necessario di questi tempi pianificare, alla luce della “riforma” dell’Istruzione, una soluzione precisa che rispetti determinati parametri di qualità per poter affermare il proprio carattere e la propria indiscutibile identità determinata dai meriti acquisiti e riconosciuti a livello locale e nazionale. Il momento, bisogna ammetterlo, è delicato ma decisivo, soprattutto quando si parla di resettare e riformulare lo “statuto di Ateneo” e ridistribuire all’interno del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico titoli ed incarichi prefissando obbiettivi condivisi e condivisibili.
La domanda che scaturisce spontaneamente è: “C’è la volontà non solo politica ma anche all’interno dell’Amministrazione di Ateneo affinché questo problema venga posto tra gli obbiettivi condivisi e condivisibili… magari a breve termine?”. Le soluzioni al problema sono molteplici e perseguono lo stesso fine, previsto anche dal precedente ma ancora attuale “Statuto”, e cioè quello di poter svolgere l’attività didattica in strutture adeguate che facciano fronte alle diverse esigenze logistiche previste, tra le quali: spazi adeguati per svolgere l’attività di laboratorio di Progettazione e Rappresentazione, spazi espositivi temporanei e permanenti, una biblioteca di Facoltà (ad oggi unita con quella di Ingegneria ed alla quale sono rivolti diversi dispiaceri da parte degli studenti), spazi ricreativi e di confronto culturale, aule per assemblee ed incontri multidisciplinari, aule per la didattica genericamente intesa ed aule per elaborazioni digitali. Forse nel raccontare come una sede per una Facoltà di Architettura dovrebbe essere ho perso la cognizione spazio – temporale ma è certo che conosciamo le nostre necessità e non possiamo più rimanere inascoltati.
Un’interessante soluzione sotto il profilo qualitativo, simbolico e culturale è offerta dall’attuale tema: “Oltretorrente come Campus Universitario” elaborato dal Prof. Arch. Carlo Quintelli e condiviso da molti studenti, docenti e non solo. In particolare il tema risulterebbe, a detta di molti, di particolare economicità perché riguarderebbe la riqualificazione funzionale dell’Ospedale Vecchio, spogliato ormai della sua funzione di Archivio Storico. In questo modo si entrerebbe in relazione con le altre Facoltà, che rendono viva l’attività culturale intorno a via D’Azeglio, come Economia e Lettere, ed in oltre con la “Biblioteca Civica” meta di quotidiano pellegrinaggio dei giovani architetti. Tra i motivi di questa soluzione ce ne sono due di particolare importanza per gli studenti e riguardano entrambi la mobilità infatti in questo modo gli studenti dell’ampio bacino di utenza, Reggio Emilia, Modena, Cremona, Carpi… potrebbero risparmiare notevolmente in tempo e denaro per il trasporto ed in oltre si incentiverebbe l’utilizzo di mezzi di trasporto collettivi.
E’ inutile dire quale sia il valore che acquisterebbe la Facoltà e con essa l’intera città, basti pensare all’importanza rivestita nel tempo da questo, a volte sottovalutato, episodio architettonico  Sia chiaro che rivolgere le proprie speranze e le proprie aspettative nei confronti della struttura “abbandonata” all’ingresso del Campus è strategicamente sbagliato, poiché non si soddisferebbero le esigenze prima elencate ed inoltre si continuerebbe a lasciare la questione in sospeso, considerata la funzione polifunzionale della struttura. Tuttavia risulterebbe scomodo per l’Ateneo continuare a pagare affitti esorbitanti per strutture in cui svolgere la quotidiana attività didattica, visti i “tagli” previsti dalla riforma, quindi si dovrebbe far fronte al problema nel minor tempo possibile interrogando le diverse parti in causa e fortemente interessate.

 

 

 

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  • actw

    25 Gennaio @ 20.38

    Che la sede al campus venga finita e' impossibile Anni di abbandono alle intemperie (senza tetto) hanno reso la struttura inservibile quindi potra solo essere abbattuta

    Rispondi

  • studente di architettura

    24 Gennaio @ 17.25

    ma perchè non completare i lavori della struttura al campus...tutti soldi pubblici sputta...ti!!\r\nche vergogna e a fianco stanno costruendo una nuova sede per le scuole medie..

    Rispondi

  • Francesco

    24 Gennaio @ 15.36

    Finalmente una proposta intelligente e dignitosa per l' Ospedale di Santa Maria della Misericordia ! Un' opera straordinaria di architettura ospedaliera, ai tempi in cui fu costruita tra le più avanzate d' Europa , che anche gli stranieri venivano a vedere. Ma, purtroppo , non so quante prospettive ci siano. Temo poche. Sono già stati presi impegni per grosse somme di denaro con noti cementificatori.

    Rispondi

  • Andrea

    24 Gennaio @ 11.14

    Bisognava pensare alle aule prima di fare la facoltà! Oltre ad una sede sarebbe gradito anche un posto di lavoro quando si finisce...

    Rispondi

  • Angelo

    24 Gennaio @ 11.04

    L'Ospedale Vecchio è un bene della città. Se la Facoltà di Architettura ha bisogno di una sede si rivolga al Rettore dell'Università di Parma e lasci questo Bene a disposizione dei cittadini

    Rispondi

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