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Istituzioni unite per ricordare gli anni dell'Olocausto. E della Resistenza

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Le istituzioni di Parma hanno celebrato la Giornata della Memoria, che ricorre domani, anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. La Giornata della Memoria è quindi ricordo dello sterminio del popolo ebraico e dei deportati politici e militari italiani nei campi di concentramento nazisti.
La celebrazione si è tenuta oggi in Prefettura, dove i Consigli comunale e provinciale si sono riuniti in seduta congiunta nel Salone di rappresentanza. La scelta dei presidenti dei due consigli Elvio Ubaldi e Mario De Blasi di celebrare la Giornata della Memoria a Palazzo Rangoni è stata condivisa dal prefetto Luigi Viana e ha voluto dare il segno concreto della partecipazione della cittadinanza a questa giornata, oltre che riconoscere la Resistenza come parte integrante dell’unità nazionale.

Nell'anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il Salone di rappresentanza di Palazzo Rangoni è apparso come il luogo ideale per celebrare la Giornata della Memoria, essendo la Prefettura la massima autorità statale sul territorio provinciale, oltre che per commemorare un funzionario dello Stato. Durante la cerimonia in Prefettura è stata infatti ricordata la figura di Emilio Cellurale, commissario di Pubblica sicurezza alla Questura di Parma negli anni Quaranta. Cellurale fu protagonista fra il 1943 e il 1945 del salvataggio di numerosi ebrei e familiari di partigiani, minacciati di essere arrestati e deportati nei campi di sterminio da parte delle autorità della Rsi e dai comandi militari tedeschi. All’interno della Questura e dell’Ufficio stranieri, Cellurale si adoperò per salvare dall’arresto e dalla deportazione il gruppo di ebrei stranieri internati a Tizzano Val Parma fin dal 1942.
Per decenni la sua attività in favore dei perseguitati è rimasta a conoscenza di pochi. Oggi grazie alla ricerca storica e alla documentazione conservata, in parte dalla famiglia e in parte dall’Archivio del Centro di documentazione contemporanea di Milano, è possibile conoscere la figura di Emilio Cellurale.

Nel corso della cerimonia sono intervenuti il prefetto Luigi Viana, i presidenti dei Consigli comunale e provinciale Elvio Ubaldi e Mario De Blasi, il vicesindaco Paolo Buzzi e il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli. Ha poi preso la parola il direttore dell’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Parma, Marco Minardi, che si è soffermato sulla figura di Cellurale. È stata poi la volta di due studenti parmigiani - Lorenzo Longinotti e Lucia Cellurale, pronipote del funzionario della Questura di Parma - che hanno raccontato la loro esperienza durante il “Viaggio della Memoria”, organizzato dall’Istituto storico della Resistenza.
«È un’esperienza he cambia profondamente - hanno raccontato gli studenti Lorenzo e Lucia -. Abbiamo provato vergogna per quello che uomini hanno fatto ad altri uomini. E ci siamo chiesti come sia stato possibile».
Hanno chiuso la cerimonia gli interventi del consigliere comunale Gianfranco Zannoni, che ha sottolineato l’importanza di ricordare, e del consigliere provinciale Meuccio Berselli, che ha rimarcato ancora una volta il coraggio dimostrato da Cellurale.

LE DICHIARAZIONI. «Ho accolto con favore la proposta di riunire i Consigli comunale e provinciale in Prefettura. Una scelta che vuole sottolineare l’alto significato istituzione di questo momento commemorativo - ha spiegato in apertura di cerimonia il prefetto Luigi Viana -. Celebrare la Giornata della Memoria è doveroso. Ricordare è necessario. E deve essere un momento non solo di ricostruzione storica, ma anche di coinvolgimento emotivo. Cellurale, pur rischiando la propria vita, ha posto in essere un’opera importantissima».

«Questo è un momento che guarda al passato e allo stesso tempo al presente e che chiede a tutti l’impegno ad esprimere il meglio, come ha fatto Cellurale che, seppur in un momento complicato, ha saputo essere libero», ha aggiunto Mario De Blasi, presidente del Consiglio provinciale.

Il presidente del Consiglio comunale Elvio Ubaldi ha voluto sottolineare l’alto valore «istituzionale, morale e civile di questa giornata che chiama tutti a una responsabilità, quella di trasmettere la memoria. Si tratta di un tema fondamentale. Memoria non come semplice e “liturgico” ricordo, ma come assunzione di consapevolezza. Solo attraverso la consapevolezza della nostra storia daremo un serio contributo al futuro».

Il vicesindaco Paolo Buzzi ha ricordato la figura di Mirka Polizzi e ha detto: «Sarebbe assai grave se la società italiana perdesse progressivamente la consapevolezza della propria storia e il ricordo di tanti sacrifici, di tanta ingiustizia. È ancora poco conosciuto il grande e generoso contributo di solidarietà agli ebrei che venne da tanti semplici cittadini. L’esempio di Cellurale e del pretore a Fornovo Taro Pellegrino Riccardi ci porta a chiederci in quanti oggi avrebbero il loro stesso coraggio».

«Per progettare il futuro abbiamo bisogno di riferimenti certi - ha aggiunto il presidente della Provincia, Vincenzo Bernazzoli -. Abbiamo bisogno di ricordare quello che è avvenuto senza infingimenti. Abbiamo la responsabilità di trasmettere la memoria ai giovani, i quali hanno avuto meno occasioni di noi per conoscere le persone deportate. Lo possiamo fare prendendo ad esempio persone che, come Cellurale, si sono distinte per comportamenti etici e morali».

Marco Minardi (Istituto Storico della Resistenza) ha ricordato la figura di Cellurale leggendo alcune delle lettere che i salvati inviarono, a guerra conclusa, al funzionario della Questura di Parma. «Cellurale - ha sottolineato Minardi - è rimasto fedele ai suoi valori, indipendentemente da quello che le autorità gli impartivano di fare. È stato un resistente e un giusto».
 

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  • Giorgio Ossimprandi

    27 Gennaio @ 12.21

    E' giusto,e sacrosanto, ricordare le nefandezze del passato,ma atrettanto lo sarebbe l'impegno di evitare quelle del presente,che anche se sotto altre bandiere,sono altrettanto nefaste.

    Rispondi

  • Luca

    27 Gennaio @ 11.51

    Campi di concentramento Nazisti, Gulag, Foibe... Lo schifo dell'umanità... E quanti che ancora non conosciamo...

    Rispondi

  • maria

    27 Gennaio @ 10.12

    E' terribile pensare come la mente umana abbia potuto concepire una simile atrocità. Nel 1990 ho visitato la Germania dell'Est a pochi mesi dalla caduta del muro di Berlino e tra le nostre mete c'era il campo di concentramento di Buchenwald, a circa otto chilometri da Weimar nella regione della Turingia. In totale furono internati in questo campo di concentramento circa 250.000 uomini provenienti da tutti i paesi europei. Il numero totale delle vittime è stimato in circa 56.000, di cui 11.000 ebrei. Ricordo una stanza con un tavolaccio di marmo dove effettuano esperimenti medici utilizzando 729 detenuti, 154 dei quali morirono per la ricerca di pomate per la cura delle ustioni provocate dalle bombe incendiarie. La moglie del comandante del campo Karl Koch. Frau Koch aveva un desiderio feticista per i tatuaggi dei prigionieri, che avrebbe fatto scorticare dalle vittime e avrebbe tenuto da parte. La pelle dei prigionieri che avevano tatuaggi, dopo l'uccisione, veniva conciata e si diceva servisse per fare copertine di libri e paralumi per Ilse Koch. Come ho già ricordato il numero totale delle vittime è stato stimato in circa 56.000. Tra questi vi sono 15.000 sovietici, 7.000 polacchi, 6.000 ungheresi, 3.000 francesi e altre 26.000 persone da 26 paesi europei. Gli ebrei uccisi furono in complesso 11.000. Vi furono inoltre anche 9.000 vittime tedesche (prigionieri politici, religiosi, omosessuali e altro). Fu in questo campo che mori Mafalda di Savoia; era la secondogenita del re d'Italia Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro e sorella di Umberto II. E' qui mi fermo perchè è talmente orribile quello che ho visto che anche solo ricordare mi angoscia. Ho scritto questo post perchè spero che resti di monito a chiunque abbia voglia di leggerlo.

    Rispondi

  • Daniele Tanzi

    27 Gennaio @ 09.58

    Ho letto una intervista ad un sopravvissuto. Mi sono rimaste impresse alcune sue parole. Ha detto. "Non parlavo più. Non desideravo nulla. Non pensavo di ritornare".

    Rispondi

  • marco

    27 Gennaio @ 04.22

    Cercate di ricordarli anche voi gli anni dell'olocausto e come ci si arrivò quando permettete a certi commentatori di fare dei paralleli tra etnia e tendenze criminali.

    Rispondi

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